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	<title>duellanti - mensile di cinema e... &#187; Torino Film Festival 2009</title>
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	<description>Rivista di cinema e...</description>
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		<title>La bocca del lupo</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 19:21:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Gipponi</dc:creator>
				<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>
		<category><![CDATA[Torino Film Festival 2009]]></category>
		<category><![CDATA[la-bocca-del-lupo]]></category>

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		<description><![CDATA["La bocca del lupo" di Pietro Marcello è il vincitore della 27ma edizione del Torino Film Festival ed è stato presentato la scorsa settimana a Milano, in occasione della rassegna Filmmaker allo Spazio Oberdan.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia &#8211; Enzo e Mary sono una coppia di sessantenni innamorati, finalmente riunitisi dopo anni di attesa: lui è un bandito che ha dovuto scontare in tutto 27 anni di carcere, lei un transessuale con alle spalle problemi di tossicodipendenza. Il teatro della loro storia è Genova, o meglio la Genova città portuale del secolo scorso, ritratta nei filmati di cineamatori e i cui carruggi sono ancora percorsi dai derelitti cantati da De Andrè.</h4>
<p>Sebbene la trama del film possa far pensare a qualche nesso, anche tracciato a posteriori, con le vicende che hanno portato i transessuali alla ribalta della cronaca, non è così. Anzi, in realtà, per arrivare ad avere qualche “soddisfazione” dalla storia di vita di Enzo e Mary occorre avere pazienza e saper aspettare quasi un’ora, nel corso della quale incappiamo solo in indizi, reperti e ricostruzioni sommarie. Il quadretto familiare con cani che si ricompone verso la fine, però, oltre a ripagare un bisogno di storie e di personaggi, si salda con tutto quello che è venuto prima e gli conferisce una coerente unità: Enzo e Mary sono due volti dolenti tra i tanti che popolano le vie della città vecchia, ai margini non solo della società ma anche di questo tempo. Per questo, le immagini dei cineamatori genovesi che testimoniano i luoghi e la vita della città nel corso del ‘900 restituiscono una collocazione a questa storia privata. L’operazione è tra l’altro simile a quella di <em>Radio Singer</em> di Pietro Balla, presentato sempre al <em>Torino Film Festival</em> nella sezione <em>Italiana.doc</em>: in questo caso il commento sonoro alle immagini di repertorio è costruito (o ricostruito o addirittura riscritto, ma, come già per <em>Radio Singer</em>, non ha importanza) a partire dalle audiocassette che Enzo e Mary si scambiavano come corrispondenza dal carcere, e il fluido accostamento tra i due materiali conserva un margine di mistero fino allo scioglimento finale. È proprio alla fine che si manifesta il coraggioso rigore del regista, classe 1976: sembra che Pietro Marcello abbia resistito alla tentazione di abusare della prestanza incredibilmente cinematografica dei suoi due protagonisti, che abbia saputo rinunciare lucidamente al superfluo (seppur piacevole) per mantenere la rotta del suo film, a differenza, ad esempio, di <em>Come mio padre </em>di Stefano Mordini – sempre <em>TFF</em>, sezione <em>Festa mobile</em> – che un po’ sbanda sull’onda della fascinazione per le storie e i volti scovati negli archivi. <em>La bocca del lupo</em>, invece, lascia Enzo e Mary al loro sogno bucolico e punta a un epilogo letterario, che si riallaccia al prologo, tra la poesia di Franco Fortini e il romanzo verista di Remigio Zena che dà il titolo al film: con questo respiro più ampio comprende così la sorte di tutti i disperati della città, cui non resta che stringersi attorno a un fuoco o a un focolare.</p>
<p><em>Questo è un commento &#8220;a caldo&#8221;.</em></p>
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		<title>La bocca del lupo, vincitore del Torino Film Festival</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 10:04:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redacted]]></category>
		<category><![CDATA[Torino Film Festival 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Vincitore della ventisettesima edizione del Torino Film Festival - diretto da Gianni Amelio - è "La bocca del lupo", piccola grande pellicola documentaria diretta da Pietro Marcello.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3047" class="wp-caption alignleft" style="width: 314px"><img class="size-full wp-image-3047" title="boccalupo" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/11/boccalupo.jpg" alt="Nella foto, una scena tratta da &quot;La bocca del lupo&quot; di P. Marcello" width="304" height="228" /><p class="wp-caption-text">Nella foto, una scena tratta da &quot;La bocca del lupo&quot; di P. Marcello</p></div>
<p>Ad aggiudicarsi l&#8217;ambita vittoria della ventisettesima edizione del <em>Torino Film Festival</em> è <em>La bocca del lupo</em>, primo lungometraggio di Pietro Marcello. Il film narra la vera storia d&#8217;amore tra un uomo, Enzo, che dopo trent&#8217;anni esce dal carcere, e Mary, un&#8217;attempata transessuale. Sullo sfondo di una Genova impercettibile, i due si conoscono in prigione dove Enzo ha conseguito un diploma da elettrotecnico e Mary ha scontato una pena leggera. Mary aspetta Enzo per 7 anni e ora vivono insieme, sempre nella vecchia Genova.</p>
<p>Il film è stato commissionato dalla <em>Fondazione Marcellino </em>dei Gesuiti di Genova, la quale &#8211; colpita dal precedente lavoro di Marcello, <em>Il Passaggio della Linea</em>, premiato alla 64sima edizione della <em>Mostra Internazionale del Cinema di Venezia</em>, ha deciso di affidare la regia di <em>La bocca del lupo</em> a Marcello.</p>
<p>&#8220;La vera notizia &#8211; ha detto uno dei produttori del film, Dario Zonta &#8211; non è tanto che questo film abbia vinto, quanto che sia stato messo in concorso da Gianni Amelio. Non è una fiction, come gli altri in concorso, né un documentario, è <em>altro cinema</em>. Ai quali, dopo oggi, è stata aperta la porta nei festival. Ecco forse perché è il primo film italiano che ha vinto il Tff. Perché ha spaesato&#8221;.</p>
<p><em>La bocca del lupo</em>, in effetti, ha spaesato per una lunga lista di motivi: oltre ad essere innovativo nei modi e nella tecnica (dietro c&#8217;è un notevole lavoro d&#8217;archivio che ha permesso di raccontare la vecchia Genova con pezzi di repertorio), è un film a basso costo, costato intorno ai 100.000 euro. Ad occuparsi della distribuzione della pellicola saranno la<em> Bim </em>e <em>Rai Cinema</em>, che lo &#8220;faranno girare&#8221; sia in sala sia sul piccolo schermo.</p>
<p>Una piccola grande vittoria che ci dà molto da sperare per il futuro del nostro cinema.</p>
<p>Al prossimo festival!</p>
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		<title>Speciale Torino Film Festival 2009: Get Low</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 15:59:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Gipponi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Torino Film Festival 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Torino Film Festival, il primo lungometraggio del Premio Oscar A. Schneider, "Get Low"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>USA 2009</strong> (Aaron Schneider, 35mm, 100’, col.)</p>
<p><em></em></p>
<div id="attachment_3045" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><em><em><img class="size-medium wp-image-3045" title="getlow" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/11/getlow-350x187.jpg" alt="Una scena tratta dal film &quot;Get Low&quot; di A. Schneider" width="350" height="187" /></em></em><p class="wp-caption-text">Una scena tratta dal film &quot;Get Low&quot; di A. Schneider</p></div>
<p><em>Tennessee, anni Trenta. Il vecchio (decrepito) Felix Bush (Robert Duvall) vive da 40 anni isolato come un eremita. In paese le ragioni del suo isolamento sono ormai divenute leggenda e tutti lo temono e lo schivano. Un giorno Felix si presenta all’impresario di pompe funebri Quinn (Bill Murray), determinato a comprarsi un “live funeral party”, ad assistere da vivo al proprio funerale, al quale inviterà chiunque conosca una storia sul suo conto. </em></p>
<p><em>Get Low</em> è il primo lungometraggio del premio Oscar (per il cortometraggio <em>Two soldiers</em>) Aaron Schneider ed è stato presentato in concorso al <em>Torino Film Festival</em>. Lo smalto iniziale del film ricorda quello coriaceo dell’Eastwood di <em>Gran Torino</em> o del Tommy Lee Jones de <em>Le tre sepolture</em>, e il “grande vecchio” Robert Duvall si muove ostinato e mortifero come i protagonisti di quei film, trascinandosi il suo carico di scheletri nell’armadio. Anche lo <em>humour</em> delle prime scene con il prezzolato Bill Murray è nerissimo e ben serrato.</p>
<p>La coscienza dell’approssimarsi della morte diventa per Felix Bush l’improrogabile occasione per una resa dei conti (<em>get low</em>, in inglese) che metta sul piatto la colpa e la sua espiazione. Ristabilendo finalmente la verità dei fatti sui pettegolezzi (che per i devoti della comunità sono la «radio del demonio»), si fissa una volta per tutte la corretta mitologia da tramandare ai posteri. Mitologia che purtroppo si scioglie in un’unanime assoluzione in toni edulcorati da <em>Signora del West</em>, come un po’ a tradire le allettanti premesse del film.</p>
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		<title>Speciale Torino Film Festival 2009: Le Refuge</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 12:44:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Gipponi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Torino Film Festival 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Torino Film Festival 2009, "Le Refuge" di F. Ozon nella ategoria "Festa Mobile".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>FRANCIA 2009</strong> (François Ozon, 35mm, 88’, col.)</p>
<div id="attachment_3023" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-3023 " title="refuge" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/11/refuge-350x233.jpg" alt="Una scena tratta da &quot;Le Refuge&quot; di F. Ozon" width="350" height="233" /><p class="wp-caption-text">Una scena tratta da &quot;Le Refuge&quot; di F. Ozon</p></div>
<p>Sempre nella sezione <em>Festa mobile</em> del <em>TFF</em>, la stessa di <em>Come mio padre</em> di Stefano Mordini, un altro film si misura con le condizioni di possibilità della procreazione. In particolare, a dire il vero, il nuovo film di Ozon, <em>Le refuge</em>, come già il suo precedente<em> Ricky – Una storia d’amore e libertà</em>, si accosta al soggetto dell’essere genitori a partire dal versante femminile, dalla maternità e dal periodo della gravidanza.</p>
<p>La protagonista, la tossicodipendente Mousse (Isabelle Carré, davvero incinta), inspiegabilmente sopravvissuta a un’iniezione di eroina tagliata male, al risveglio dal coma apprende simultaneamente che il fidanzato Louis è morto per overdose e che è incinta del loro bambino. Nonostante le pressioni della famiglia di lui affinché abortisca, Mousse si rifugia in un paese di mare per portare a termine la gravidanza e per elaborare la morte e la nascita insieme, per imparare dapprima la solitudine e l’indipendenza, così da potersi poi aprire al rapporto tutto nuovo col nascituro. Il rifugio, però, diventa ben presto una culla, dal momento in cui sopraggiunge Paul, fratello omosessuale di Louis, a prendersi cura di lei, a fornirle una dimostrazione concreta e naturalissima di vitale dedizione.</p>
<p>Dopo un inizio crudo e drammatico (come per certi versi era crudo l’inizio di <em>Ricky</em>), nello sviluppo successivo il film respira e si distende nel ritmo blando e regolare dell’attesa: di fatto non ci sono tempi morti o vuoti, e ogni scena, per quanto minimalista, è un tassello necessario verso la presa di coscienza finale, rinuncia e rilancio insieme.</p>
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		<title>Speciale Torino Film Festival 2009: Come mio padre</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 16:37:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Gipponi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Torino Film Festival 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Torino Film Festival, "Come mio padre" di S. Mordini nella sezione Festa Mobile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ITALIA</strong> <strong>2009</strong> (Stefano Mordini, DigiBeta, 75’, col.)</p>
<p><em></em></p>
<div id="attachment_3016" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><em><em><img class="size-medium wp-image-3016" title="una-scena-del-doc-come-mio-padre-137555" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/11/una-scena-del-doc-come-mio-padre-137555-350x216.jpg" alt="Una scena tratta da &quot;Come mio padre&quot; di S. Mordini" width="350" height="216" /></em></em><p class="wp-caption-text">Una scena tratta da &quot;Come mio padre&quot; di S. Mordini</p></div>
<p><em>Come mio padre</em> è una ricognizione sulla paternità dal ’50 a oggi, assemblata con materiali d’archivio delle Teche Rai, per maneggiare i quali il regista Stefano Mordini si è avvalso della collaborazione di Michele Astori, e con interviste agli alunni di una decina di scuole elementari, dalle Alpi alle Egadi, a mo’ di tema da svolgere (traccia alla lavagna: «Raccontami tuo padre»). Il materiale di repertorio smembra reportage, estrapola frammenti e isola testimonianze, buttando sul piatto argomenti che inevitabilmente sono solo le bolle affioranti di una materia magmatica come quella trattata dal film. Le domande sono una catena: qual è il ruolo del padre? Quali i suoi doveri? Se per provvedere al sostentamento della famiglia gli si rende necessario stare tanto lontano dai figli da sentirsi, al ritorno, chiamare “zio”, egli può comunque considerare assolto il suo compito? È possibile un equilibrio tra autorità e affetto? Mentre nelle interviste ai protagonisti di ieri si sentono sia le voci dei figli (bambini già uomini quelli del dopoguerra, giovani in cerca di liberazione quelli della contestazione) che quelle dei padri (emigranti, operai nevrotici, single divorziati), nella documentazione del contemporaneo manca il controcanto e si sceglie di far parlare solo i figli bambini, cui sono rivolte le stesse domande appena passate in rassegna. Forse per questo, e forse anche perché gli stessi autori del film si dichiarano figli ancora lontani dall’orizzonte della paternità, nonostante molte risposte lucide e dirette, le domande restano aperte e le sagome dei padri sembrano oggi sfuggire più che mai, come se i padri moderni, presenti-assenti, fossero tanto lontani dai figli quanto gli emigranti di ieri.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Speciale Torino Film Festival 2009: Giallo a Milano</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 16:29:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimmo Gianneri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Torino Film Festival 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Torino Film Festival, "Giallo a Milano - Made in Chinatown" di S. Basso nella sezione "Italiana.doc"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>ITALIA</strong> (Sergio Basso, HD, 75&#8242;, col.)</p>
<div id="attachment_3014" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-3014" title="una-scena-di-giallo-a-milano-di-sergio-basso-italia-2009-138276" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/11/una-scena-di-giallo-a-milano-di-sergio-basso-italia-2009-138276-350x195.jpg" alt="Una scena tratta da &quot;Giallo a Milano - Made in Chinatown&quot; di S. Basso" width="350" height="195" /><p class="wp-caption-text">Una scena tratta da &quot;Giallo a Milano - Made in Chinatown&quot; di S. Basso</p></div>
<p>Ogni dubbio è vangato: nel territorio del documentario italiano si trovano esigenze di racconto e ricchezze creative che altrove appaiono più  raramente. <em>Giallo a Milano</em>, un&#8217;inchiesta sui cinesi residenti nel capoluogo lombardo firmata da Sergio Basso, è uno dei più interessanti lavori visti negli ultimi mesi. Un film che, raramente accade nel cinema italiano, traduce la curiosità intellettuale in ricerca formale. L&#8217;idea del documentario nasce dal senso di saturazione per la scarse e depistanti notizie sulla comunità cinese residente a Milano.</p>
<p>Sergio Basso ha tutto per rendere la disinformazione attenta riflessione. Necessità  personale: Basso è laureato in Lingue e letterature orientali e ha vissuto un periodo in Cina, oltre ad insegnare nella sede di Palermo del Centro sperimentale di cinematografia. Afflato politico: a differenza dell&#8217;imperante ipocrisia di griffe “italiane” con prodotti realizzati in Cina, è un documentario<em> made in Italy</em> con “lavoratori” cinesi. Tensione etica e sguardo trasversale: si scopre, per esempio, che i cinesi ci guardano come dei fannulloni e ai proclami dei nostri “fantuttoni” rispondono silenziosamente lavorando, lavorando, lavorando&#8230; svelando, anzi, il sostrato vanesio e poco pragmatico della Milano “che produce”.</p>
<p><em>Giallo a Milano</em> è immediato come un reportage giornalistico (sarà <em>utile</em> anche tra 10 anni, ma è fondamentale vederlo <em>oggi</em>), è autoironico (usa accelerazioni, rallenti, un pregevole video d&#8217;animazione, Basso ha la capacità di cogliere l&#8217;attimo nelle interviste e di non cadere mai nel patetico), trasversale (le diversità cinesi, viste da vicino, si mostrano molto simili alle nostre stramberie, tanto quanto distanti dalla nostra abitudine a banalizzare lo straniero), puntuale e sistematico (i quindici capitoli che dividono il racconto danno un ritmo da poliziottesco anni &#8216;70 rivisitato alla Tarantino, ma si collegano tra loro in una prospettiva completa e esaustiva). Infine, è anche un po&#8217; romantico, quando ricostruisce le affettuosità di una giovane coppia che si scambia effusioni e sogni nel proprio letto. Ah, fornisce tante utili informazioni: sapete perchè i cinesi vengono/rimangono in Italia? Tra le altre motivazioni: <em>perchè ormai la Cina si è troppo sviluppata, fare fortuna in Italia è più facile (neomamma)&#8230; perchè la cultura italiana mi è più vicina di quella cinese (anziana emigrata da adulta)&#8230; perchè voglio avere una vita normale, non voglio essere famosa (giovane talentuosa cantante lirica)&#8230; perchè non voglio che l&#8217;essere cinese mi perseguiti come un&#8217;ombra (artista emergente)&#8230;. perchè abbiamo il surplus di due culture (bauscia cinesi nati in Italia)&#8230; </em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Speciale Torino Film Festival 2009: Radio Singer/Famille</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 16:15:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Gipponi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Torino Film Festival 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Torino Film Festival 2009, Radio Singer (Pietro balla) e Famille (François Farellacci) nella Sezione "Italiana.doc"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Radio Singer </strong></p>
<p>ITALIA 2009 (Pietro Balla, DV, 52’, col.)</p>
<p><em></em></p>
<p><em></em></p>
<div id="attachment_3012" class="wp-caption alignleft" style="width: 332px"><em><em><img class="size-medium wp-image-3012" title="singer" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/11/singer-322x450.jpg" alt="Un'immagine tratta da uno sciopero della Singer di Leinì" width="322" height="450" /></em></em><p class="wp-caption-text">Un&#39;immagine tratta da uno sciopero della Singer di Leinì</p></div>
<p><em>Radio Singer</em>, presentato nella sezione riservata al cinema documentario Italiana.doc, secondo le parole del regista Pietro Balla, già autore nel 2008 di <em>Thyssenkrupp Blues</em>, è «un tentativo di fare memoria attraverso l’invenzione». Balla prova così a “terremotare” il piano d’appoggio del film e i confini tra la storia pubblica e l’immaginario privato, ricostruendo/allestendo con buon ingegno retorico l’ultimo giorno di trasmissioni dell’emittente libera <em>Radio Singer</em>. <em>Radio Singer</em>, perciò, è orchestrato come un coro di voci over senza volto (alcune riconoscibili, come quelle di Piero Fassino, Dario Fo e Franca Rame); è un’unica fluida colonna sonora in cui gli interventi degli ospiti e i brani musicali sono mixati da una doppia conduzione: quella del regista, che si assume la responsabilità di parlare in prima persona e “trasmette” dall’«agosto di merda del 2009», e quella di Maddalena, personaggio (se non storico, verosimile ed esemplare) che condensa più ruoli e identità (studentessa, operaia, militante nella radio libera… e fidanzata del regista), la quale invece trasmette dal 1° ottobre 1977. Quel giorno, a sua volta, oltre ai più svariati drammi privati, condensa diversi eventi politici pubblici, come la chiusura della fabbrica Singer di Leinì, nel torinese, e l’incursione al bar <em>L’Angelo Azzurro</em>, con il ferimento mortale del giovane Roberto Crescenzio. Se il film, di fatto, suona come una diretta radiofonica e una staffetta di voci, le immagini di repertorio “in sottofondo”, come per contrappunto, sono invece affollate di volti muti che sfilano senza sosta, un vero e proprio mare di gente che inonda le strade in ogni stagione. Riprese nell’agosto 2009, quelle stesse strade – ulteriore elemento di contrasto – sono deserte e disertate, nonostante le fabbriche continuino a chiudere. L’originale lavoro di scrittura che sorregge il film si fa dunque strumento di elaborazione romanzesca della storia e chiave di lettura di un oggi che, al confronto, figura stinto e sordo.</p>
<p><strong>Famille </strong></p>
<p>ITALIA-FRANCIA 2009 (François Farellacci, DigiBeta, 60’, col.)</p>
<div id="attachment_3010" class="wp-caption alignright" style="width: 182px"><img class="size-full wp-image-3010" title="show_imgphp" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/11/show_imgphp.jpeg" alt="La Locandina di &quot;Famille&quot; di F. Farellacci" width="172" height="243" /><p class="wp-caption-text">La Locandina di &quot;Famille&quot; di F. Farellacci</p></div>
<p>Nel tentativo di esplorare con gli arnesi del documentario l’instabilità ereditaria che lo perseguita, François Farellacci registra come la storia della sua famiglia sia scandita da continui fallimenti e ripartenze: dopo aver traslocato per una ventina di volte, anche in modo repentino e rocambolesco, e sempre con doloroso smarrimento, il regista sembra arrivare a concludere che l’identità è inalienabile, ci segue ovunque andiamo, e che è inevitabile per tutti fare i conti con la propria storia familiare. Ancora la storia e la memoria, quindi, in questo documentario abbinato, nel programma di Italiana.doc, a <em>Radio Singer</em> di Pietro Balla. Quello che però sembrava un percorso di pacificazione, di riconciliazione con se stesso e di elaborazione dei propri fallimenti per mezzo della rielaborazione dei fallimenti del padre, del nonno e degli antenati, tutti invariabilmente solerti a cominciare una nuova impresa, ma inetti a portarla a termine, pare fatalmente votato allo stesso destino: fallimento (della pacificazione) e nuova partenza figlia di un azzeramento, del rifiuto di quell’eredità umana che tutto il film, ondivago e incostante anche strutturalmente (rivolto ora sul regista in prima persona, ora sui suoi familiari intervistati direttamente, ora sempre su di loro ma in forma di occhio nascosto e distante, raccontato parte in italiano e parte in francese…), ha cercato di ricomporre e digerire. Che sia questo il suo modo di collocarsi nel solco familiare di rifiuti e ripartenze?</p>
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		<title>Speciale Torino Film Festival 2009: Oil city confidential/Neil Young Trunk Show</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 10:24:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimmo Gianneri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Torino Film Festival 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Torino Film Festival Neil Young Trunk Show (J. Demme) e Oil city confidential (J. Temple)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il programma del Torino Film Festival ha offerto le due nuove pellicole di Jonathan Demme e Julien Temple, rispettivamente<em> Neil Young Trunk Show</em> e <em>Oil city confidential</em>. I due film ci danno l&#8217;occasione per riflettere su due diversi (eccellenti) modi di visualizzare e narrare la musica.</p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">OIL CITY CONFIDENTIAL</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">UK 2009 (Julien Temple, HD,  106&#8242;, col.)</span></p>
<p>Julien Temple è autore di grandi capolavori del genere come <em>Sex Pistols – Oscenità e furore</em> e <em>Il futuro non è scritto &#8211; Joe Strummer</em>.</p>
<p><em></em></p>
<div id="attachment_3008" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><em><em><img class="size-medium wp-image-3008" title="oil_city_confidential_20091" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/11/oil_city_confidential_20091-350x195.jpg" alt="Nell'immagine, il gruppo dei Dr. in &quot;Oil City Confidential&quot;" width="350" height="195" /></em></em><p class="wp-caption-text">Nell&#39;immagine, il gruppo dei Dr. in &quot;Oil City Confidential&quot;</p></div>
<p><em>Oil city confidential</em> racconta la breve stordente carriera dei Dr. Feelgood, verace &#8220;pub rock&#8221; band che dal brullo industriale paesaggio dell&#8217;Essex portò una ventata di aria malsana nel rock pieno di lustrini degli anni &#8216;70, influenzando poi lo stesso punk raccontato dal regista nei film sui Sex Pistols e su Joe Strummer, di cui costituisce una sorta di prequel. Temple, come di consueto, incastona il fenomeno musicale nel contesto storico, culturale e, soprattutto, fisico del periodo. Il luogo da cui si genera tutto è Canvey Island, un&#8217;isola, che &#8220;forse non è un&#8217;isola&#8221;, sull&#8217;estuario del Tamigi dove quattro sporchi, beceri ragazzi figli delle raffinerie cominciano a suonare portando con sè i propri vestiti da lavoro (da avvocato, meccanico, disoccupato&#8230;) fottendosene dello stile, quindi creandolo. &#8220;Se chiudevi gli occhi, sembrava di stare nel Mississippi&#8221;, racconta Wilko Johnson, il chitarrista e co-leader della band. Riadattando le radici del blues, i Dr. Feelgood creano nuove musicalità da comunicare, con un procedimento artistico che accomuna la band all&#8217;opera del regista. Temple, infatti, mostra le industrie petrolifere, l&#8217;Essex inquinato, non indugia nel compiacimento, sa chiudere gli occhi e vagheggiare sulle rive del Mississippi, dar vita cioè a immagini dove a volte ci sono solo brandelli personali di memoria. Il cinema di Temple, in questo e in altri esempi, è un <em>riff</em> prolungato su documenti rielaborati, risonorizzati; è il tentativo di capire perché, a un certo punto e in un certo posto, si sente il bisogno di fare musica (cinema) e vi si riesce. E il racconto che si snoda in <em>Oil city confidential</em> è inevitabilmente rivolto ad un passato riletto creativamente con ogni mezzo illecito di oggi: il passato come memoria personale del chitarrista, ormai adulto, che serenamente si apre alla narrazione; il passato, essenzialmente, come memoria artistica, debito della storia della musica per chi si è perso &#8220;nelle raffinerie della storia&#8221;, lasciando comunque il proprio segno (come debito artistico era anche, di altra natura, quello di Scorsese per i Rolling Stones in <em>Shine a Light</em>). Alla fine della pellicola il regista sceglie di mostrarci Wilko, solo, nella sua oleosa Canvey Island, steso sul proprio letto di fronte a pianeti e stelle elettroniche prodotte da un apposito software sullo schermo di un televisore al plasma. Dopo tour in tutto il mondo, successi e infine cadute, Wilko e Temple ci rimembrano quanto siano la coscienza della propria provenienza, del proprio letto di casa e del fango delle fabbriche con cui si giocava da bambini ad essere il luogo di elezione di ogni spettatore, regista, musicista che punta a rimirar le stelle.</p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">NEIL YOUNG TRUNK SHOW</span></strong></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">USA 2009 (Jonathan Demme, HD,  83&#8242;, col.)</span></p>
<p>Jonathan Demme ha realizzato vari film-concerto durante la sua eclettica carriera, tra cui <em>Stop making sense</em>, su un concerto dei <em>Talking Heads</em>, considerato da molti il più riuscito tentativo di ideare le riprese di un concerto live come un&#8217;opera complessiva che trascenda la mera riproposizione accurata dell’evento.</p>
<p><em></em></p>
<div id="attachment_3007" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><em><em><img class="size-medium wp-image-3007" title="neil_young1" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/11/neil_young1-350x181.jpg" alt="Nella foto, N. Young in &quot;Neil Young Trunk Show&quot; di J. Demme" width="350" height="181" /></em></em><p class="wp-caption-text">Nella foto, N. Young in &quot;Neil Young Trunk Show&quot; di J. Demme</p></div>
<p><em>Neil Young Trunk Show: Scenes From a Concert</em> è il suo secondo film sull&#8217;amico Neil Young dopo <em>Neil Young: Heart of Gold</em>. Gli ultimi lavori di Demme racchiudono, a nostro parere, tra le più esatte e interessanti idee di cinema del panorama odierno. Demme si trova a proprio agio con il digitale, come se esso permettesse di rendere meglio il senso della vita vissuta, della concretezza delle cose. Lo si è visto con <em>Rachel getting married</em>, uno dei più bei film della passata stagione, in cui dalla potenziale convenzionalità del soggetto Demme riusciva a far deflagrare squarci di tangibile verità. Da qui, probabilmente, emerge la sua passione per il <em>rockumentary</em>, esplorato in diverse fasi della sua carriera, in cui la sfida è proprio quella di mantenere, nella riproduzione cinematografica, il più possibile intatta la componente live, di emozioni e traspirazioni, dei grandi concerti. Si comprende, insomma, la sua esigenza artistica e affettiva di raccontare le emozioni di un concerto e di un amico, scevre, a differenza dell’opera di Temple, di un contesto che si erga a personaggio. Per quanto riguarda quest&#8217;ultimo lavoro, rimane solamente il dubbio, nonostante l&#8217;indubitabile forza creativa e filologica del prodotto finale, che corpo e voce non si riescano del tutto ad imprimere nella grana del digitale (o della pellicola), dove invece nel citato film di finzione <em>Rachel getting married</em> era proprio il pulviscolo dei pixel e l&#8217;immediatezza del mezzo a far intendere un surplus irriducibile, eppure vivo, presente, cinematografico.</p>
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		<title>Al via al Torino Film Festival</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 08:45:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Torino Film Festival 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Al via alla ventisettesima edizione del Torino Film Festival, per la prima volta diretta dal regista Gianni Amelio. 254 le pellicole presentate, numerosi gli ospiti attesi (Francis Ford Coppola, Emir Kusturica e Mario Monicelli).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2982" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-2982" title="emir-kusturica-6-no-smoking-orchestra1" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/11/emir-kusturica-6-no-smoking-orchestra1-350x216.jpg" alt="Nella foto. E. Kusturica e la No Smocking Orchestra. Il regista sarà ospite al 27simo TFF" width="350" height="216" /><p class="wp-caption-text">Nella foto. E. Kusturica e la No Smocking Orchestra. Il regista sarà ospite al 27simo TFF</p></div>
<p>Da oggi parte la ventisettesima edizione del <em>Torino Film Festival</em>, per la prima volta diretta dal regista Gianni Amelio.</p>
<p>Ad inaugurare la <em>kermesse </em>torinese è <em>Nowhere Boy</em>, film della regista inglese Sam Taylor Wood incentrato sulla figura del giovane John Lennon, ex leader dei <em>fab four The Beatles</em>. Il <em>Torino Film Festival</em> regala al suo pubblico circa 254 film tra anteprime internazionali, europee e italiane. Tra gli ospiti di questa edizione, ricordiamo: Francis Ford Coppola, Emir Kusturica e Mario  Monicelli.</p>
<p>Il Festival &#8211; che si concluderà il prossimo 21 novembre &#8211; concentra la sua attenzione sulle nuove tendenze del cinema italiano e internazionale, risultando un&#8217;importante finestra sulle giovani ed esordienti realtà registiche.</p>
<p>Accanto alla selezione ufficiale di <a href="http://www.torinofilmfest.org/?action=article&amp;id=148&amp;menu=1" target="_blank"><em>Torino27</em></a>, la rassegna torinese offre al pubblico una serie di eventi e di sezioni collaterali che permettono al pubblico del festival di avvicinarsi a panorami registici italiani e internazionali che passano sottovoce. Tra gli eventi di spicco, ricordiamo la sezione <em>Figli e amanti</em>, in cui nomi noti del panorama cinematografico italiano racconteranno al pubblico il film che ha segnato l’inizio della loro passione per la settima arte.</p>
<p>Ricordiamo ai nostri utenti che <em>duellanti.com</em> seguirà il Festival in <em>formula</em> <em>week-end</em>, partecipando alle prime giornate di rassegna.</p>
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		<title>Un week-end al Torino Film Festival</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Torino Film Festival 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il diario dalla quarta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, duellanti.com accompagna la 27sima edizione del Torino Film Festival con una formula un po' particolare: un week-end al TFF. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2964" title="torino_film_festival" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/11/torino_film_festival-350x233.jpg" alt="torino_film_festival" width="350" height="233" />Dopo aver seguito appassionatamente la quarta edizione del <em>Festival Internazionale del Film di Roma</em>, <em>duellanti.com</em> accompagnerà con lo stesso entusiasmo anche la 27ma edizione del <em>Torino Film Festival</em>, ma con una formula un po&#8217; particolare. Il sito, infatti, dedicherà al festival una <em>formula week-end</em>, partecipando alle prime giornate della rassegna segnalando le pellicole e gli eventi che accompagneranno questo fine settimana.</p>
<p><em> </em>La <em>kermesse</em> &#8211; che avrà luogo nel capoluogo piemontese dal 13 al 21 novembre &#8211; concentra la sua attenzione sulle nuove tendenze del cinema italiano e internazionale, fungendo da importante vetrina per giovani registi esordienti.</p>
<p>Accanto alla selezione ufficiale di <a href="http://www.torinofilmfest.org/?action=article&amp;id=148&amp;menu=1" target="_blank"><em>Torino27</em></a>, la rassegna torinese offre al pubblico una serie di eventi e di sezioni collaterali che si concentrano sia sul cinema italiano (<em>Italiana.doc</em>, <em>Italiana.corti</em>) sia su quello internazionale (una retrospettiva dedicata al regista giapponese Nagisa Oshima e al regista americano Nicholas Ray). Inoltre segnaliamo la sezione <em>Figli e amanti</em>, in cui noti registi del panorama italiano (Gianni Zanasi, Marco Bellocchio, Davide Ferrario, Mario Martone e Paolo Sorrentino) racconteranno al pubblico come è avvenuto il loro <em>innamoramento</em> per il cinema, il film che ha segnato l&#8217;inizio della loro passione.</p>
<p>Per maggiori informazioni:<a href="http://www.torinofilmfest.org/?action=home" target="_blank"> www.torinofilmfest.org</a></p>
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