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	<title>duellanti - mensile di cinema e... &#187; Roma Film Fest 2009</title>
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	<description>Rivista di cinema e...</description>
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		<title>Speciale Roma Film Fest 2009: La vera storia di Hachiko</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 16:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Aya Shigefuji</dc:creator>
				<category><![CDATA[Roma Film Fest 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver commosso il pubblico del Festival di Roma, la nuova collaboratrice di duellanti.com - Aya Shigefuji - ci racconta direttamente dal Giappone di Hachiko. Quello vero, a cui è stata dedicata persino una statua nell'enorme piazza di Shibuya, aTokyo. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hachiko &#8211; A dog&#8217;s story<em> è stata una delle pellicole che ha maggiormente commosso il pubbico della quarta edizione del </em>Festival Internazionale del Film di Roma<em>. La storia &#8211; riadattata per il grande schermo occidentale da </em> <em>Lasse Hallström &#8211; affonda in realtà le sue radici nell&#8217;Estremo Oriente. Hachi è un cane di razza akita realmente vissuto nel Giappone degli anni Venti, cresciuto amorevolmente dal suo padrone, un noto professore di Tokyo. Alla scomparsa improvvisa dell&#8217;uomo, il cane ha atteso fedelmente il suo ritorno alla stazione di Shibuya per circa nove anni, finchè la morte non l&#8217;ha sopraggiunto. </em></p>
<p><em>Una storia toccante, ma che vogliamo raccontarvi attraverso gli scatti e le parole di </em>Aya Shigefuji<em>, la nuova collaboratrice di </em>duellanti.com<em> direttamente dal Giappone. Come vive il Paese la storia di Hachi, a cui ha dedicato una statua proprio lì, in quella piazza in cui ha atteso per nove anni il ritorno del suo padrone?<br />
</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Redazione</strong></p>
<p style="text-align: center;">Shibuya.<br />
Città in continuo movimento.<br />
Un movimento febbrile, quasi morboso.<br />
Ondate di persone innondano le sue strade<br />
e sfociano all’incorocio “Scrumble” di Shibuya.</p>
<div id="attachment_2810" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-2810" title="hachi4_s" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/10/hachi4_s-350x232.jpg" alt="Uno scatto di Shibuya" width="350" height="232" /><p class="wp-caption-text">Uno scatto di Shibuya</p></div>
<p style="text-align: center;">Qui, in questa città in continua corsa,<br />
c’è un angolo dove il tempo si ferma<br />
e un Akitainu di nome Hachi &#8211; denominato amorevolmente Hachiko &#8211; aspetta.<br />
Aspetta fedelmente il ritorno del suo padrone, il professor Ueno.</p>
<div id="attachment_2811" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-2811" title="hachi2_s" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/10/hachi2_s-350x232.jpg" alt="La statua del fedele Hachi a Shibuya" width="350" height="232" /><p class="wp-caption-text">La statua del fedele Hachi a Shibuya</p></div>
<p style="text-align: center;">La stora di Hachi è diventata notizia, leggenda, mito,<br />
e statua.<br />
La fedeltà e la passione di Hachi<br />
è riuscita a muovere i cuori delle persone<br />
ed ancora oggi risiede in un angolo dei cuori giapponesi.<br />
La sua storia viene tramandata,<br />
raccontata di generazione in generazione,<br />
e nei cuori di tutti gli abitanti del Giappone,<br />
rimane l’insegnamento dato da Hachi.</p>
<p style="text-align: center;">Anche oggi, Hachi aspetta lì,<br />
fedele ed immobile.</p>
<div id="attachment_2812" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-2812" title="hachi3_s" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/10/hachi3_s-350x232.jpg" alt="hachi3_s" width="350" height="232" /><p class="wp-caption-text">La statua di Hachi  dalle zampette consumate</p></div>
<p style="text-align: center;">Ma oggi, insieme a lui ,<br />
aspettano centinaia di persone.</p>
<p style="text-align: center;">Centinaia di ragazzini, ragazzi,<br />
signore si ritrovano da Hachiko<br />
per incontrarsi con la persona aspettata.</p>
<p style="text-align: center;">Passano davanti a Hachi,<br />
lo si guarda con la coda dell’occhio,<br />
e si ritorna a correre di nuovo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Speciale Roma Film Fest 2009: I premi</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 20:22:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Roma Film Fest 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo otto intensi giorni si è conclusa la quarta edizione del Festival Internazionale del Cinema di Roma. Di seguito, i vincitori di questa edizione 2009.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2806" class="wp-caption alignright" style="width: 336px"><img class="size-full wp-image-2806 " title="brotherhood" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/10/brotherhood.jpg" alt="brotherhood" width="326" height="300" /><p class="wp-caption-text">Nella foto, il cast di &quot;Brotherhood&quot;</p></div>
<p>Dopo otto intensi giorni si è conclusa la quarta edizione del <em>Festival Internazionale del Cinema di Roma, </em>una <em>kermesse</em> non particolarmente brillante per quanto riguarda l&#8217;originalità dei film in concorso, ma che non ha mancato di sorprendere al momento dell&#8217;assegnazione dell&#8217;ambito Marc&#8217;Aurelio d&#8217;Oro.</p>
<p>Di seguito i vincitori:</p>
<p>- Marc&#8217;Aurelio d&#8217;Oro: <em><a href="http://www.duellanti.com/2009/10/speciale-roma-film-fest-2009-brotherhood/" target="_self">Brotherhood </a></em>di Nicolo Donato<br />
- Gran premio della Giuria e Marc&#8217;Aurelio d&#8217;oro del pubblico: <em><a href="http://www.duellanti.com/2009/10/speciale-roma-film-fest-2009-luomo-che-verra/" target="_self">L&#8217;uomo che verrà</a></em> di Giorgio Diritti<br />
- Marc&#8217;Aurelio d&#8217;Argento della Giuria<em> </em>- miglior attore: Sergio Castellitto (<em><a href="http://www.duellanti.com/2009/10/speciale-roma-film-fest-2009-alza-la-testa/" target="_self">Alza la testa</a></em>)<br />
- Marc&#8217;Aurelio d&#8217;Argento della Giuria &#8211; migliore attrice: Helen Mirren (<em><a href="http://www.duellanti.com/2009/10/speciale-roma-film-fest-2009-the-last-station/" target="_self">The Last Station</a></em>)</p>
<p>Dopo aver condiviso insieme questo festival, <em>duellanti.com</em> ringrazia i lettori che hanno seguito numerosi questi intensi &#8211; e faticosissimi! &#8211; giorni, sperando di essere stati una valida finestra su una delle rassegne cinematografiche più amate dal pubblico.</p>
<p>Non ci resta che aspettare il prossimo festival da seguire insieme.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Brotherhood</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 08:59:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Film Fest 2009]]></category>
		<category><![CDATA[brotherhood]]></category>

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		<description><![CDATA[Un soldato – congedato dall’esercito per supposizioni legate alla sua omosessualità – inizia a frequentare un gruppo di skinhead ed è proprio tra quelle teste calde che trova l’amore. Di un uomo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia – Un soldato – congedato dall’esercito per supposizioni legate alla sua omosessualità – inizia a frequentare un gruppo di <em>skinhead</em> ed è proprio tra quelle teste calde che trova l’amore. Di un uomo.</h4>
<p>Mettete insieme dei <em>flippati</em> anacronistici che inseguono il sogno della razza ariana &#8211; vivere secondo le leggi naturali è la regola  -   e l’amore puro – quello senza sesso, religione e credo politico. Ecco a voi <em>Brotherhood</em> di Nicolo Donato, un’utopica visione danese che vuole portare l’omosessualità laddove sarebbe impensabile: tra le fila di teste rasate votate al ricordo del Terzo Reich.</p>
<p>In realtà la mossa di <em>Brotherhood</em> rappresenta un po’ il sunto di questo Festival, che ha declinato la tematica dell’amore omosessuale in tutte le salse. <em>Abbasta</em>, è il grido liberatorio di chi vede perdere efficacia e scadere nel grottesco un tema così importante perché (stra)parlarne di questi tempi <em>fa figo</em> e <em>politically correct</em>. Non si mettono certamente in dubbio le buone intenzioni di Donato – la cui regia è d’effetto, l’uso della camera a mano è sublime. Ottima anche la performance degli attori, i quali – seppur guidati dal <em>cliché</em> imperante sul tema – si sono mossi in modo naturale nel loro ruolo.</p>
<p>Tuttavia le perplessità permangono e la volontà di vedere un film che faccia un salto di qualità senza doversi portare la croce di <em>Brokeback Mountain</em> è alta, altissima. Possibile candidato al Marc’Aurelio. Si vedrà.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Speciale Roma Film Fest 2009: L&#8217;Aquila Bella Mè</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 09:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Film Fest 2009]]></category>
		<category><![CDATA[laquila-bella-me]]></category>

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		<description><![CDATA[Un piccolo grande progetto documentario in itinere per raccontare la vita che riprende nelle tendopoli abruzzesi, a seguito del disastroso sisma del 6 aprile 2009. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia &#8211; Un piccolo grande progetto documentario <em>in itinere</em> per raccontare la vita che riprende nelle tendopoli abruzzesi, a seguito del disastroso sisma del 6 aprile 2009.</h4>
<p>Chi ha detto che in Italia il genere documentario è morto? La dimostrazione lampante che progetti di qualità esistono e danno lustro alla categoria a cui appartengono è proprio <em>L&#8217;Aquila Bella Mè</em> . Presentato al Festival nella giornata di ieri nella sezione <em>L&#8217;altro cinema</em>, l&#8217;ambizioso progetto documentario dei giovani esordienti Pietro Pelliccione e Mauro Rubeo &#8211; di cui è stata presentata solo una prima parte &#8211; mostra lo svolgersi quotidiano nelle tendopoli abruzzesi a seguito del catastrofico terremoto del 6 aprile 2009.</p>
<p>Una quotidianità che si sta costruendo passo dopo passo, una nuova vita che pulsa come linfa per dare speranza alle persone che hanno perso tutto. <em>L&#8217;Aquila Bella Mè</em> vuole essere un prodotto propositivo, cercare stimoli &#8211; soprattutto dai giovani &#8211; affinchè la vita riprenda daccapo. Significativa è la frase che un ragazzo pronuncia durante un incontro: <em>Noi qui è come se fossimo tutti morti. Da qui dobbiamo iniziare per una nuova vita!</em></p>
<p>Accompagnato dalle musiche del gruppo abruzzese <em>Vega&#8217;s</em> &#8211; atmosfere oniriche che ricordano a tratti le note dei <em>Mogwai</em> &#8211; l&#8217;opera prima di Pelliccione e Rubeo vuole far conoscere l&#8217;altra faccia del post-sisma, senza inseguire la strada facile del dolore e della lacrima. Un progetto interessante, supportato in primis dal regista Daniele Vicari e dall&#8217;attore Valerio Mastandrea, che da subito hanno creduto nell&#8217;idea.</p>
<p><em>L&#8217;Aquila Bella Mè</em> è stato inoltre introdotto da un interessante corto documentario dal titolo <em>Immota manet</em>, realizzato dal regista Gianfranco Pannone in collaborazione con gli studenti dell&#8217;Accademia dell&#8217;Immagine dell&#8217;Aquila. Il progetto &#8211; ideato poco prima che il terremoto si abbattesse sulla regione &#8211; alterna le immagini devastanti del sisma con brani tratti da <em>Uscita di sicurezza</em> dello scrittore Ignazio Silone, narrati dalla voce di Filippo Timi. <em>Uscita di sicurezza</em> è un&#8217;opera che narra di un devastante terremoto che nel 1915 colpì l&#8217;Abruzzo, provocando un gran numero di vittime e ingenti danni ai paesi. Silone, con la sua opera, denunciò coloro i quali si approfittarono della situazione per rimediare affari con i fondi economici destinati alla ricostruzione. Un monito che, tuttavia, ci riporta al timore dei giorni nostri.</p>
<p>Speranza e rinascita sono le parole chiave che si percepiscono in queste due piccole grandi opere. Un modo per non dimenticare ciò che i media, dopo averne abusato, stanno lentamente accantonando. Perchè, <em>dura legge dei mass media</em>, tutto questo non fa notizia. Ci auguriamo che l&#8217;impegno che i due registi stanno portando avanti sia un esempio su come si narrano le storie e su come l&#8217;attenzione non deve calare anche dopo che la notizia non è più <em>hot</em>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Speciale Roma Film Fest 2009: Vision</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 12:56:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Mosna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Roma Film Fest 2009]]></category>
		<category><![CDATA[vision]]></category>

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		<description><![CDATA[La vita di Ildegarda di Bingen, una suora tedesca vissuta nel XII secolo, fondatrice di un monastero e venerata dalla Chiesa Cattolica come santa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia &#8211; La vita di Ildegarda di Bingen, una suora tedesca vissuta nel XII secolo, fondatrice di un monastero e venerata dalla Chiesa Cattolica come santa.</h4>
<p>Ildegarda di Bingen è una madre badessa tedesca che riceve visioni dall’Onnipotente. Ben presto tutti la venerano e il monastero promiscuo nel quale vive diventa meta di pellegrinaggio. Dopo il suicidio di una consorella incinta di un monaco, decide di mettersi contro i membri di una Chiesa completamente patriarcale e di fondare il suo convento, inventandosi una visione mistica a fin di bene.</p>
<p>Margarethe Von Trotta, quasi 50 anni di carriera alle spalle, presenta una storia tedesca. Una vicenda certamente non nuova al pubblico italiano che, popolo di santi, ne ha visti tanti passare sotto i ponti catodici. Ed è così che con una profusione di papi, beati e venerabili televisivi, <em>Vision </em>sembra una storia fra le tante, l’ennesima fiction <em>made in Lux Vide</em> che qui in Italia semplicemente non può colpire. Perlomeno non sul grande schermo.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tra le nuvole</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 14:33:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Mosna</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Roma Film Fest 2009]]></category>
		<category><![CDATA[tra-le-nuvole]]></category>

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		<description><![CDATA[Ryan ha uno strano lavoro che ama alla follia: girare per gli Stati Uniti e licenziare dei perfetti sconosciuti per conto di pavidi direttori. Ma le innovazioni tecnologiche turbano il suo inconsueto equilibro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia &#8211; Ryan ha uno strano lavoro che ama alla follia: girare per gli Stati Uniti e licenziare dei perfetti sconosciuti per conto di pavidi direttori. Ma le innovazioni tecnologiche turbano il suo inconsueto equilibro.</h4>
<p>Reitman è il regista dei figli di puttana. Dopo il Nick di<em> Thank you for smoking</em> ecco un nuovo personaggio <em>sui generis</em>, questa volta interpretato da un Clooney enormemente a suo agio. Ryan Bingham è un “licenziatore”, un mercenario che fa il lavoro sporco al posto degli altri. Un uomo perennemente in viaggio e rigorosamente con un solo bagaglio a mano. Licenziare non lo eccita, lui ama ciò che circonda lo scopo finale per il quale è stato chiamato. Quando il suo lavoro rischia di perdere la componente del viaggio a causa di Internet, Ryan va in crisi, cerca stabilità, cerca di tornare con i piedi per terra dall’<em>up in the air</em> dove ha vissuto fino a quel momento. Ma, sotto sotto, è ancora lo stronzo di prima.</p>
<p><em>Tra le nuvole </em>è una commedia scorretta, acida, pungente. Un film di cui l’America della Crisi ha viscerale bisogno. E, se non fosse chiaro, l’ennesima conferma di quanto Reitman sia capace di trasformare una figura odiosa in un vero figo.</p>
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		<title>Speciale Roma Film Fest 2009: Everyday is a holiday</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 14:19:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Roma Film Fest 2009]]></category>
		<category><![CDATA[everyday-is-a-holiday]]></category>

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		<description><![CDATA[Una Beirut devastata dalla guerriglia e dalle manifestazioni fa da sfondo al viaggio di tre donne che - per motivi diversi - devono raggiungere i loro mariti al carcere di Mermel. A causa di un incidente, sono costrette a vagare nel deserto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia &#8211; Una Beirut devastata dalla guerriglia e dalle manifestazioni fa da sfondo al viaggio di tre donne che &#8211; per motivi diversi &#8211; devono raggiungere i rispettivi mariti al carcere di Mermel. A causa di un incidente, sono costrette a vagare nel deserto.</h4>
<p>Un viaggio nella terra di <em>nessuno</em>, devastata dalla guerra incessante e dalla paura. Tre donne &#8211; con intenti diversi &#8211; sono costrette ad attraversare l&#8217;arido deserto libanese affrontando a viso aperto l&#8217;orrore di una battaglia che si consuma sottovoce. Una metafora, un viaggio introspettivo che vede toccare le loro ossessioni e le loro angosce. Lenta, lentissima la discesa in quell&#8217;antro infernale, che porta le protagoniste a prendere coscienza delle proprie debolezze e di quel silenzio surreale che le circonda. La macchina da presa incespica tra le dune con la stessa lentezza dei loro passi, quasi ad esasperare questo viaggio in un purgatorio reale.</p>
<p><em>Everyday is a holiday</em> &#8211; terza opera della regista Dima El-Horr &#8211; è un&#8217;esperienza tutt&#8217;altro che facile. Le lunghe inquadrature contemplative sulle arse spianate libanesi sembrano quasi stonare con la ferocia ritmata della guerra che si consuma di lì a pochi passi. Un film che fa della riflessione introspettiva e dei silenzi il punto di forza, ma che al tempo stesso rappresentano il suo amaro difetto. Peccato perchè da una pellicola tutta-al-femminile come quella offerta dalla El-Horr &#8211; in cui emerge una forte componente di emancipazione &#8211; ci si poteva aspettare qualcosa di più.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Speciale Roma Film Fest 2009: Youth</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 09:31:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Film Fest 2009]]></category>
		<category><![CDATA[youth]]></category>

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		<description><![CDATA[Racconti di giovani di periferia con l'ambizione di emanciparsi e scappare dalla grande povertà che li circonda. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia &#8211; Racconti di giovani di periferia con l&#8217;ambizione di emanciparsi e scappare dalla grande povertà che li circonda.</h4>
<p><em>Youth</em> è il ritratto di una gioventù non tanto lontana da quella occidentale: beve birra, frequenta chat-line, paga i trans, elemosina spiccioli dagli amici e dai genitori per la ricarica del cellulare. È una giovinezza che vive di precariato, che nel momento in cui cerca riscatto sociale trova ostacoli insormontabili, a volte pagati con la stessa vita. Ambiziosa e speranzosa, la <em>youth</em> di Jun Geng rimane tuttavia apatica di fronte alle difficoltà, vegeta in appartamenti fatiscenti divorando cibo e illudendosi che qualche opportunità cada dal cielo. <em>Chissà, si vedrà, forse</em>.</p>
<p>Geng narra di una gioventù bruciata attraverso il linguaggio visivo che le è più congeniale: quello digitale. La camera &#8211; imprecisa &#8211; indaga i dubbi e le angosce di  giovani ragazzi di una periferia degradata, prendendo talvolta l&#8217;aspetto di una webcam o di una videocamerina da cellulare. La pellicola ha però un grave difetto: i momenti di massima drammaturgia coincidono con quelli più divertenti e grotteschi per il pubblico, una comicità non voluta che, tuttavia, non manca di alleggerire il peso di una generazione alla deriva.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Speciale Roma Film Fest 2009: Plan B</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 16:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Mosna</dc:creator>
				<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Film Fest 2009]]></category>
		<category><![CDATA[plan-b]]></category>

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		<description><![CDATA[Bruno viene lasciato dalla sua ragazza. Non ci sta e architetta un piano per riconquistarla. Il piano consiste nello sbarazzarsi del nuovo ragazzo della sua ex facendolo innamorare di lui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia &#8211; Bruno viene lasciato dalla sua ragazza. Non ci sta e architetta un piano per riconquistarla. Il piano consiste nello sbarazzarsi del nuovo ragazzo della sua ex facendolo innamorare di lui.</h4>
<p>Sovraumani silenzi, profondissima quiete. E culi. Marco Berger costruisce una commedia fatta di equivoci, cattiverie, rovesciamenti. La imbastisce di lunghi momenti introspettivi. Irrompe con primi piani dei fondoschiena o dei genitali dei due protagonisti in mutande. Si sofferma su dialoghi <em>a la Royal con fromage</em> in cui si spiega perché quell’<em>hijo de puta</em> di Peter Pan non esiste. Geniale. Una commediola diventa così un film che va ben al di là del materiale a sua disposizione.</p>
<p>Peccato che il ritmo assunto dal film sia una continua altalena, un viaggio alla cieca che non ci lascia il tempo (o, forse, ci lascia troppo tempo) per capire la direzione presa. Gli stessi silenzi che rendono il film un’opera brillante lo inabissano in momenti di noia compromettente. È così che la confusione dei due personaggi viene eclissata da un’eccessiva contemplazione: vedere un culo per 15 secondi può fare ridere, vederlo 15 secondi per 15 volte è massacrante.</p>
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		<title>Speciale Roma Film Fest 2009: Regrets</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 10:46:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Film Fest 2009]]></category>
		<category><![CDATA[regrets]]></category>

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		<description><![CDATA[Felicemente sposato, Mathieu torna nella cittadina natale per stare accanto alla madre gravemente ammalata. Solo e scosso dalla situazione, l'uomo rivede Maya, il suo primo amore, per cui prova ancora grande attrazione. I due cominciano a frequentarsi, finchè...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><img class="alignleft size-full wp-image-2785" style="display:none" title="les-regrets-de-cedric-khan_reference" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/10/les-regrets-de-cedric-khan_reference.jpg" alt="les-regrets-de-cedric-khan_reference" width="600" height="300" />La storia &#8211; Felicemente sposato, Mathieu torna nella cittadina natale per stare accanto alla madre gravemente ammalata. Solo e scosso dalla situazione, l&#8217;uomo rivede Maya, il suo primo amore, per cui prova ancora grande attrazione. I due cominciano a frequentarsi, finchè&#8230;</h4>
<p>Questo Festival di Roma verrà sicuramente ricordato per l&#8217;abbondanza di sesso e &#8220;corna&#8221; che fiocca nella maggior parte delle pellicole presenti in concorso. Non sembra bastare il freddo polare che sta accompagnando i giorni della <em>kermesse</em> per cancellare immagini sessuali ostentate e raccontate come la stessa naturalezza con cui si narra la fiaba di <em>Cenerentola</em>.</p>
<p>A questa categoria non fa eccezione neanche <em>Regrets</em> di Cedric Khan. La pellicola, infatti, si consuma in una sceneggiatura trita e ritrita: uomo medio-borghese di quarant&#8217;anni che si perde nel ricordo di un amore di gioventù fino ad arrivare sul punto di impazzire. Mathieu racconta palle clamorose alla devota moglie-collega, si riduce ad uno squallido esempio di essere umano che va nei motel a consumare le sue scopate, si massacra le dita a furia di scrivere sms paranoici alla sua fiamma adolescenziale. Il ritratto disgustoso che viene fatto dell&#8217;uomo moderno attraverso la sua figura è tutt&#8217;altro che incoraggiante. E non si prova alcuna empatia nei suoi confronti, anzi.</p>
<p>L&#8217;unico vero rimpianto (l&#8217;italiano di <em>regret, </em>dal titolo) è quello di aver fatto la coda al gelo per vederlo.</p>
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		<title>Speciale Roma Film Fest 2009: Astro Boy</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 09:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>
		<category><![CDATA[Roma Film Fest 2009]]></category>
		<category><![CDATA[astro-boy]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo la morte del figlio Tobio, il dr. Tenma - Ministro delle Scienze della futuristica Metro City - crea un bambino robot dai sentimenti umani con le sembianze del bambino scomparso. Ma il bambino-robot non è ciò che il dottore si aspettava...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2778" style="display:none" title="astroboy" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/10/astroboy.jpg" alt="astroboy" width="800" height="340" /></p>
<h4>La storia &#8211; Dopo la morte del figlio Tobio, il dr. Tenma &#8211; Ministro delle Scienze della futuristica Metro City &#8211; crea un bambino robot dai sentimenti umani con le sembianze del bambino scomparso. Ma il bambino-robot non è ciò che il dottore si aspettava&#8230;</h4>
<p>Dopo aver abbandonato le pagine ormai ingiallite del manga che gli ha dato i natali e la notorietà, il robot umanoide <em>Astro Boy</em> si tira a lucido e si mette al passo coi tempi trasformandosi in un modello poligonale pienamente coerente con l’originale di Osamu Tezuka.</p>
<p>Fiaba di un Pinocchio fatto di microchip, <em>Astro Boy </em>è una pellicola onesta, che non cerca in alcun modo di ammiccare ad un nostalgico pubblico adulto. Anzi, vuole farsi conoscere dai figli di chi <em>Astro Boy</em> l’ha sfogliato e l’ha divorato negli anni Ottanta.</p>
<p>Ottima la performance di Muccino Junior (sia lodata la categoria dei logopedisti), che dà carattere all’ex eroe nipponico; altrettanto entusiasmante è la carismatica interpretazione del Trio Medusa che connota in modo divertente i tre robot militanti nel movimento “Viva la Robo-luzione”.</p>
<p>Sconsigliato caldamente a chi spera di rivivere con la pellicola di Bowers (<em>Giù per il tubo</em>) la propria adolescenza: il mito di <em>Astro Boy</em> è pronto a conoscere un nuovo pubblico.</p>
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		<title>Acqua alta a Roma</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 17:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Mosna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Roma Film Fest 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[Roma 2009: cambia il sistema di ingresso in sala per gli accreditati, aumentano i prezzi e i disservizi. E a Roma c'è odore di sarde in saor.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2773" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-2773" title="piazza-venezia" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/10/piazza-venezia-350x262.jpg" alt="Roma - Piazza Venezia" width="350" height="262" /><p class="wp-caption-text">Roma - Piazza Venezia</p></div>
<p>Il famigerato sistema degli accrediti che da anni attanaglia la Mostra di Venezia sembrava avere trovato un equilibrio al Festival Internazionale del Film di Roma. La formula era semplice: le persone in possesso di un accredito – una sorta di abbonamento venduto a prezzo conveniente a chi studia o lavora nel campo del cinema – facevano una sola (lunga) fila, si accaparravano gratuitamente i biglietti alle proiezioni di loro interesse e si presentavano comodamente in sala all’orario di inizio del film. Così con 30-40 minuti di coda quotidiana avevi accesso a tutti i film del giorno, senza la preoccupazione di restare fuori. A Venezia la coda di 30-40 minuti è invece sostenuta ad ogni singola proiezione e, spesso, il posto in sala non è garantito.</p>
<p>I vantaggi enormi del sistema romano, però, si sono deteriorati proprio per la romanità del pubblico (non romani inclusi) che facevano incetta di biglietti senza poi presentarsi alle proiezioni. Morale della favola, tutte le sale andavano esaurite in poche ore ma poi in sala restavano decine di posti vuoti, lasciati da coloro i quali non si presentavano pur essendo muniti di biglietto.</p>
<p>Quest’anno Roma si è venezizzata sia per quanto concerne i prezzi (8 euro per porzione formato Biafra di arrosto con patate) sia per quanto concerne il sistema degli accrediti. Lunghe file, posto non garantito. Il culmine alla seconda proiezione di<em> Up in the Air</em>, il film con George Clooney su cui aleggia aria di vittoria e del quale, nostro malgrado, non abbiamo ancora visto una singola inquadratura. Motivo? 300 posti divisi in tre proiezioni per gli accreditati. Gli accreditati sono cinquemila. Un’ora di fila e cancelli chiusi in faccia a 10 minuti dall’inizio del film. Biglietti a pagamento esauriti da giorni. Gente col biglietto lasciata fuori per un esubero di vendite. E al Box office la risposta laconica: “<em>dovevate venì prima</em>”. Grazie ar cazzo, come dicono da queste parti.</p>
<p>A Venezia situazioni del genere, seppure all’ordine del giorno, sono state risolte in modo politico con proiezioni aggiuntive. Qui – letteralmente – ci hanno riso in faccia al solo sentire parlare di una possibile proiezione extra. “<em>Tanto er film va ar cinema tra du giorni</em>”. Rigrazie ar cazzo.</p>
<p>Insomma: un festival nato con lo stendardo del nazionalpopolare pare oggi avere sciolto il drappo ed averne fatto un perizoma. Un festival che si è infighettato, un festival meno romano e più veneziano. Viene da dire che Cacciari aveva ragione: questi stanno copiando Venezia. Speriamo che almeno qui non ci sia l’acqua alta.</p>
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