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	<title>duellanti - mensile di cinema e... &#187; Indignatoio</title>
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	<description>Rivista di cinema e...</description>
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		<title>Esordio deludente per &#8220;Un altro mondo&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 10:14:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indignatoio]]></category>
		<category><![CDATA[Redacted]]></category>

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		<description><![CDATA[Delude la nuova pellicola di Silvio Muccino, con un esordio particolarmente insoddisfacente. Tuttavia cogliamo l'occasione per parlare della deriva della nostra cinematografia, anche a seguito del "Milleproroghe"...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5219" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/12/un_altro_mondo_new_03-596x396.jpg"><img class="size-medium wp-image-5219" title="un_altro_mondo_new_03-596x396" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/12/un_altro_mondo_new_03-596x396-350x232.jpg" alt="" width="350" height="232" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, un&#39;immagine tratta da &quot;Un altro mondo&quot; di S. Muccino</p></div>
<p>Deludente esordio per <a href="http://www.duellanti.com/2010/12/un-altro-mondo/" target="_self"><em>Un altro mondo</em></a> di Silvio Muccino, opera seconda dell&#8217;attore-regista-sceneggiatore che ieri sera è riuscito a incassare meno di 40.000 euro. Risultato alquanto insoddisfacente se si pensa che la pellicola &#8211; secondo quanto si è appreso in conferenza stampa &#8211; è stata distribuita in circa 300 sale italiane.</p>
<p>Situazione di stallo e di incassi inferiori anche per altri film, come il cinepanettone <em>Natale in Sudafrica</em>, accolto tiepidamente al box office e con risultati nettamente inferiori rispetto al precedente <em>Natale a Beverly Hills</em>. Di poco distante anche <em>La banda dei babbi Natale</em> di Aldo, Giovanni e Giacomo a quota 411.000 euro dal week-end a ieri, anche se, tuttavia, per tirare le somme complessive di questo natale cinematografico bisognerà attendere ancora una settimana. Cogliamo l&#8217;occasione di questo &#8220;bollettino cinematografico&#8221;, per riflettere sulle sorti della settima arte, e più in generale della cultura, a seguito di quanto discusso ieri con il Milleproroghe. Per citare il Muccino di <em>Un altro mondo</em> (e per creare un minimo di continuità), il settore dell&#8217;intrattenimento &#8220;sta annaspando&#8221;. Annaspa sofferente senza alcuna speranza di reintegro del tanto chiacchierato Fus, rimasto inchiodato alla cifra di 258 milioni di euro. E stiamo parlando dell&#8217;intero settore intrattenimento/cultura, non solo di quello cinematografico. La morte. Nessun credito d&#8217;imposta per il cinema a tre anni, ma solo per sei mesi. Ah, e si parlava di tassare di un euro il biglietto al cinema. Soluzione furbissima, visto che gli spettatori sono già in calo (sbaglio o il box office conferma?) non solo per il &#8220;parco pellicole&#8221; (che richiederebbe un capitolo di discussione a parte, che rimandiamo di qualche giorno&#8230;perchè anche di questo occorre discutere!) presente in sala, ma anche (e soprattutto!) perchè si è enormemente scoraggiati dal prezzo del biglietto. Oggi andare al cinema è diventato un lusso e, a parità di condizioni, non sembra che la qualità sia aumentata. Anzi. Le pellicole di minimo interesse culturale (e senza fare eccessivamente gli spocchiosi) si distillano con il contagocce.</p>
<p>Se il cinema annaspa, annaspano anche e soprattutto gli spettatori. E&#8217; una reazione a catena. E&#8217; una questione secolare, soprattutto se si guarda al cinema italiano degli ultimi 30 anni. Voi, come spettatori e amanti del cinema, cosa vi sentite in diritto di dire? La vostra voce è fondamentale perchè parte integrante di questo processo artistico prima (perchè per noi vige ancora questa idea) e produttivo poi.</p>
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		<title>Le sale milanesi odiano &#8220;Porco Rosso&#8221;</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2010/11/le-sale-milanesi-odiano-porco-rosso/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 15:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indignatoio]]></category>

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		<description><![CDATA[Una riflessione sul (difficile) trattamento del cinema d'animazione in Italia, a seguito dell'uscita di "Porco Rosso" di Hayao Miyazaki, amato più dagli appassionati di cinema che dalle sale cinematografiche stesse. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5069" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/11/miyazaki7.jpg"><img class="size-medium wp-image-5069" title="miyazaki7" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/11/miyazaki7-350x208.jpg" alt="" width="350" height="208" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, un&#39;immagine tratta da &quot;Porco Rosso&quot; di H. Myiazaki</p></div>
<p>Cinque sale. Saranno solo cinque sale ad ospitare a Milano e provincia <em>Porco Rosso </em>di Hayao Miyazaki. Indignazione, rabbia, frustrazione: sono le tre parole che meglio riescono a spiegare il mio <em>mood</em> mattutino, quando speranzosa mi accingevo a programmarmi il venerdì cinematografico, pregustandomi l&#8217;idea di vedere sul grande schermo l&#8217;opera del maestro (sì, scomodiamolo pure questo termine, anche se fa critica stantìa) a 18 anni dalla sua prima giapponese. E poi. E poi sì, questa scoperta fastidiosa. Una pellicola intrisa d&#8217;italianità (dal nome dell&#8217;asso dell&#8217;aviazione protagonista del film, Marco Pagot, inconfondibile omaggio ai fratelli più famosi dell&#8217;animazione italiana), che racconta il nostro Paese attraverso splendide vedute aeree, e anche di pagine, come quelle del fascismo, che vogliono essere cancellate . Non voglio scadere nella retorica di basso profilo e nel dibattito politico da bar perchè non è il mio campo, il mio mestiere il mio il. E&#8217; un istinto puramente incazzato a parlare. E&#8217; stata un&#8217;amara, amarissima scoperta scoprire che <em>Porco Rosso</em>, a Milano e provincia, verrà proiettato solo in cinque sale. E sì, ve le elenco:</p>
<p>Apollo (Milano)<br />
Eliseo (Milano)<br />
Uci Cinemas Bicocca (Milano)<br />
Le Giraffe (Paderno Dugnano)<br />
Uci Cinemas (Pioltello)</p>
<p>Ad alimentare ulteriormente il fuoco che ribolliva dentro è stata la scoperta degli orari di programmazione. Gli ultimi due spettacoli ad ora &#8220;più tarda&#8221; (se così possiamo definirli) ce l&#8217;hanno l&#8217;Apollo e l&#8217;Uci Cinema di Pioltello: alle 20.30. Il primo è alle 15, giusto per dovere di cronaca. Il vulcano era pronto ad eruttare. Riflettiamo sui passaggi intermedi: <em>Porco Rosso</em> è di Hayao Miyazaki= regista di cinema d&#8217;animazione = prodotto per bambini. Sì, in Italia &#8211; e mi costa sacrificio ammetterlo &#8211; siamo ancora influenzati da un&#8217;idea retrograda dell&#8217;animazione, pensiero inculcatoci da lustri e lustri di dominio disneyano nei nostri cinema, distorsioni attuati dalle televisioni private sui cosiddetti <em>anime </em>giapponesi spalmati come formaggino <em>Mio</em> nei palinsesti dell&#8217;infanzia, e si potrebbe continuare all&#8217;infinito. Eppure molti sono gli artisti italiani che hanno offerto negli anni un importante contributo nella rivalutazione dell&#8217;animazione, &#8220;usandola&#8221; più come luogo di grande sperimentazione linguistica, visiva, culturale, politica, e via discorrendo, che come diletto &#8220;per creature&#8221;. Vi potrei parlare di Gianluigi Toccafondo, che ha giocato con forme fluide e sinuose per anni (avete nella testa quel meraviglioso logo animato della casa di distribuzione Fandango, ricco di colori e linee che ballano un tango? Sì, è sua..), potrei parlarvi di Mario Verger, grande autore di satira animata e costume animato come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=jO_hjGqIRks" target="_blank">Berluscomic</a> e Moanaland, o ancora, di Guido Manuli (grande amico e collaboratore di Maurizio Nichetti) che tra i suoi corti più interessanti c&#8217;è <a href="http://www.youtube.com/watch?v=ViCyI6dGYKk" target="_blank"><em>Incubus</em></a> (una riflessione sull&#8217;uomo moderno) e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=_sxRpBnb-aI" target="_blank"><em>Trailer</em> </a>(una riflessione sul difficile periodo attraversato dall&#8217;animazione italiana prima del Piano Media dedicato ai cartoons), e così via. Ma lascio che siano le immagini a raccontarvi il potenziale dei nostri autori.</p>
<p>Un potenziale d&#8217;animazione d&#8217;autore sfruttato al minimo, perchè ancora convinti che l&#8217;associazione più semplice sia proprio quella: una fastidiosa uguaglianza tra infanzia e animazione.E si torn al punto di partenza del discorso. Italia, esci dal letargo. E voi tutti, fateci sapere in quante sale della vostra città <em>Porco Rosso</em> sarà distribuito. E anche se l&#8217;uscita in sala è accompagnata dall&#8217;uscita del dvd, non ci sentiamo appagati. Io, almeno, mi sento presa in giro. Perchè non capiterà di avere a portata di sala un capolavoro di tale portata. O almeno, per ora.</p>
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		<title>La labilità dell&#8217;immagine: Studio Aperto e il caso tsunami</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 10:27:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indignatoio]]></category>
		<category><![CDATA[Redacted]]></category>

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		<description><![CDATA[Un caso interessante ieri a "Studio Aperto": un video esclusivo tratto dall'Isola di Samoa che ritrae la furia devastante dello tsunami. Peccato che...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2662" class="wp-caption alignleft" style="width: 329px"><img class="size-medium wp-image-2662" title="kuleshov1" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/10/kuleshov1-319x450.jpg" alt="Nella foto, L. Kulešov" width="319" height="450" /><p class="wp-caption-text">Nella foto, L. Kulešov</p></div>
<p>Conoscete il cosiddetto esperimento di Kulešov? Nel 1918 il regista russo Lev Vladimirovič Kulešov &#8211; per dimostrare la grande importanza che il montaggio ha all&#8217;interno del film &#8211; effettuò un importante esperimento. Da un vecchio film dell&#8217;epoca zarista catturò un primo piano inespressivo dell&#8217;attore principale, che affiancò a tre inquadrature diverse: una scodella di zuppa, un cadavere disteso e infine una donna nuda. Gli spettatori &#8211; partecipanti all&#8217;esperimento &#8211; interpretarono ogni accostamento viso-oggetto come un diverso stato d&#8217;animo dell&#8217;attore: accostato alla scodella di minestra, il viso esprimeva &#8220;fame&#8221;, accostato al cadavere, il viso esprimeva grande tristezza, accostato, infine, alla donna nuda, il viso esprimeva eccitazione. Con questa esperienza, Kulešov dimostrò che un piano isolato non ha nessun senso, ma assume significato da ciò che lo segue o lo precede. Lo spettatore prova, infatti, sempre a stabilire un legame logico tra due inquadrature che si succedono e che non hanno necessariamente un legame diretto.</p>
<p>Ma qual è il legame tra Kulešov &#8211; dei lontani anni Venti &#8211; e il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=pmjSagzPMqs&amp;hl=it3" target="_blank">servizio</a> dedicato allo <em>tsunami</em> di <em>Studio Aperto</em> di ieri? A seguito della notizia del disastroso cataclisma che ha devastato l&#8217;Isola di Samoa, la redazione del tg di <em>Italia Uno</em> ha offerto al suo pubblico un video amatoriale che &#8211; a loro detta &#8211; ritraeva gli attimi di panico e distruzione che hanno caratterizzato Samoa in quei fatali momenti. Immagini di devasto, vento, acqua, gente che fugge, che si ripara sotto tendoni di plastica. La giornalista commenta il video affermando che le persone ritratte in quelle immagini erano turisti in cerca di riparo, terrorizzati dalla furia distruttiva dell&#8217;acqua e del vento. Una situazione da apocalisse, come lecito aspettarsi in un contesto del genere. E poi, la quiete dopo la tempesta. Si contano i danni, si osserva ciò che la forza della natura è stata capace di generare.</p>
<p>&#8230;peccato però che il video utilizzato da <em>Studio Aperto</em> non fossero altro che delle riprese effettuate a Mestre, durante il nubifragio che sconvolse l&#8217;<em>Heineiken Jammin&#8217; Festival</em> di qualche anno fa e non un video proveniente da Samoa. Ma cosa c&#8217;entra questo discorso con Kulešov? Pensateci, il procedimento è proprio lo stesso: seppur non ci sia esclusivamente un accostamento visivo, la voce di commento che accompagna le immagini &#8220;fa credere&#8221; allo spettatore che quello che sta vedendo sono le immagini dell&#8217;Isola di Samoa. Ma non solo: il video incriminato viene collocato prima delle immagini <em>reali</em> (anche se su questa terminologia avrei qualche legittimo dubbio) che mostrano i danni provocati dallo <em>tsunami</em> a Samoa. Un montaggio, un semplice accostamento tra due inquadrature e tra audio e video per sconvolgere e trasformare il senso delle immagini.</p>
<p>Sono questi tristi esempi propinati dalla televisione a farci comprendere la grande labilità dell&#8217;immagine, oggetto che può essere modificato, deturpato, riscostruito, desemantizzato e risemantizzato. Sul motivo dell&#8217;operazione lasciamo il beneficio del dubbio, ma questo è un&#8217;ulteriore dimostrazione del fatto che le immagini possono ingannare più di quanto si crede. A partire dai servizi giornalistici che dovrebbero rappresentare la <em>verità</em>.</p>
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