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	<title>duellanti - mensile di cinema e... &#187; I tagliaerbe</title>
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	<description>Rivista di cinema e...</description>
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		<title>Un film su &#8220;Half Life&#8221;?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 14:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[I tagliaerbe]]></category>
		<category><![CDATA[Redacted]]></category>

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		<description><![CDATA[Si vocifera che sia in cantiere un adattamento per il grande schermo di "Half Life", noto titolo videoludico di casa Valve con protagonista il fisico del "Black Mesa Resarch Facility" Gordon Freeman. Ma per il momento...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4588" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/08/gordonfreeman.jpg"><img class="size-full wp-image-4588" title="gordonfreeman" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/08/gordonfreeman.jpg" alt="" width="350" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, G. Freeman, il protagonista di &quot;Half Life&quot;</p></div>
<p>Conosciuto dagli appassionati di videogames come uno dei prodotti videoludici più rivoluzionari e interessanti &#8211; soprattutto da un punto di vista narrativo &#8211; <em>Half Life</em> potrebbe approdare sul grande schermo in un suo adattamento cinematografico. &#8220;Potrebbe&#8221; è il modo verbale più appropriato.</p>
<p>In realtà, l&#8217;idea di trasporre il videogioco al cinema è un progetto che si perde nella notte dei tempi quando &#8211; alla luce di un&#8217;evidente predisposizione della storia ad una versione cinematografica &#8211; diversi sceneggiatori si sono rivolti negli anni alla <em>Valve </em>(casa di sviluppo del titolo) per proporre le loro storie ispirate ad <em>Half Life</em>. A più di dieci anni dall&#8217;uscita del gioco, è lo stesso Gabe Newell &#8211; ideatore della serie &#8211; a raccontarlo: &#8220;Gli sceneggiatori ci proponevano delle storie. E le storie facevano proprio schifo. No, davvero: il peggio. Non capivano cosa rendesse il gioco un buon gioco, nè le basi dell&#8217;affetto del pubblico per il marchio&#8221;. Sembrerebbe, inoltre, che Newell abbia lasciato intendere un suo interesse per un&#8217;eventuale traduzione cinematografica del titolo, ma sicuramente coinvolgendo persone interne al loro staff, che sappiano coniugare perfettamente le due variabili fondamentali che hanno reso il gioco un vero e proprio successo di mercato: la storia e il marchio.</p>
<p>Attualmente gli appassionati di <em>Half Life</em> possono solo sperare che la Valve continui a valutare attentamente la scelta degli sceneggiatori (non cadendo dunque in trappole facili, ma siamo fiduciosi!), nel caso ci sia davvero questo interesse per una versione cinematografica, e che riesca al tempo stesso a venire incontro alle loro esigenze di giocatori, reduci da un&#8217;esperienza di gioco e di narrazione senza pari.</p>
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		<title>&#8220;Street Fighter&#8221;diventa un cortometraggio</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2010/05/street-fighterdiventa-un-cortometraggio/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 11:05:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[I tagliaerbe]]></category>
		<category><![CDATA[Redacted]]></category>

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		<description><![CDATA[E' in arrivo un nuovo film dedicato al leggendario videogioco di casa Capcom, Street Fighter, già reduce dal grande schermo con una deludente trasposizione cinematografica del 1994, con Jean Claude Van Damme e Raul Julia. Tuttavia a crederci fermamente in questo progetto è il regista-attore Joey Ansah. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3828" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/05/street_fighter_2_hd_kensong_01.jpeg"><img class="size-medium wp-image-3828" title="street_fighter_2_hd_kensong_01" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/05/street_fighter_2_hd_kensong_01-350x262.jpg" alt="" width="350" height="262" /></a><p class="wp-caption-text">Nell&#39;immagine, i protagonisti del gioco &quot;Street Fighter II&quot;</p></div>
<p>E&#8217; in arrivo un nuovo film dedicato al leggendario videogioco di casa Capcom<em>, Street Fighter,</em> già reduce dal grande schermo con una deludente trasposizione cinematografica del 1994, con Jean Claude Van Damme e Raul Julia.</p>
<p>Il regista-attore Joey Ansah (<em>The Bourne Ultimatum</em>) ha infatti realizzato un cortometraggio dal titolo <em>Street Fighter: Legacy</em>, dove, oltre ad aver scritto la sceneggiatura, l&#8217;ha diretto e interpretato (nel ruolo di Ryu) insieme a Christian Howard, nel ruolo di Ken. La sfida di fondo che ha spinto Ansah a compiere questo passo quasi azzardato, visto lo scarso successo ottenuto dal precedente film, è la speranza di riuscire comunque a ricreare alla perfezione le atmosfere che si respirano (e che hanno contribuito a determinare il successo del titolo sulle console) all&#8217;interno del gioco. Per tramutare questo sogno in realtà, Ansah si è avvalso della collaborazione del regista Owen Trevor (<em>Top Gear</em>), il  produttore esecutivo degli ultimi dieci  film di <em>James Bond</em> Anthony  Waye e la casa di post-produzione <em>Prime Focus</em>.</p>
<p>E&#8217; possibile guardare uno dei due teaser del corto su<em> youtube</em>, seguendo questo<a href="http://www.youtube.com/watch?v=LpvOfCLe3A0&amp;feature=related" target="_blank"> link</a>. Il film sarà disponibile online a partire da giovedì.</p>
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		<title>Le due cadute del Paese delle Meraviglie: Burton e McGee</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 11:04:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Mosna</dc:creator>
				<category><![CDATA[I tagliaerbe]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il grande successo al box office, "Alice in Wonderland" continua a far parlare di sè.  Osservando l'ambito videoludico, appare interessante un confronto tra la pellicola burtoniana e uno dei videogame più intriganti della scorsa decade, "American McGee's Alice", forse più burtoniano del film stesso. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em></em></p>
<p><em></em></p>
<div id="attachment_3548" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><em><em><img class="size-medium wp-image-3548" title="americanalice" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/03/americanalice-350x207.jpg" alt="Un'immagine tratta dall'opening di &quot;American McGee's Alice&quot;" width="350" height="207" /></em></em><p class="wp-caption-text">Un&#39;immagine tratta dall&#39;opening di &quot;American McGee&#39;s Alice&quot;</p></div>
<p><a href="http://www.duellanti.com/2010/03/alice-in-wonderland-2/" target="_self"><em>Alice in Wonderland</em> </a>è nelle sale, incassa un botto, i produttori sono felici e i bambini sanno già a memoria le battute (parola d&#8217;onore: domenica scorsa al cinema una marmocchia anticipava ogni dialogo). Eppure <em>Alice</em> di Tim Burton non è il genere di film che ci saremmo aspettati dal regista di <em>Edward mani di forbici</em>. Un mondo schizofrenico, autistico, lisergico come il Paese delle Meraviglie meccanizzato da Burton, dalla sua ossessione per la morte, per lo spavento, per la deformità, per la pazzia doveva o quantomeno poteva osare. Invece no: una festa di colori anestetizzati dai cupi occhiali in 3D, una storia che non si sbilancia, una povertà di tematiche nere e un lieto fine tremendamente atteso. Alice all&#8217;acqua di rose.</p>
<p>Il problema, però, è più grave del previsto. Da Burton non ci saremmo aspettati &#8220;qualcosa di diverso&#8221; ma &#8220;qualcosa di già visto&#8221;. Ci riferiamo a quello che dieci anni fa fece American McGee, un nome misconosciuto dai cinefili, mitizzato dai videoludofili. Questo signore all&#8217;epoca dei fatti aveva poco più di venticinque anni e di mestiere disegnava livelli per la id Software. Nel 1998 entrò in <em>Electronic Arts </em>e prese le redini di un progetto dedicato all&#8217;Alice di Lewis Carrol e due anni dopo uscì <em>American McGee&#8217;s Alice</em>. La trama del videogame è sorprendentemente simile a quella del film di Burton: Alice è richiamata nel Paese delle Meraviglie, la Regina Rossa ha soggiogato il regno portando un&#8217;era di terrore e decadenza. La differenza con Burton è però abissale. Alice non è infatti una nobile inglese, bensì una ragazza catatonica e autolesionista, impazzita dopo avere assistito impotente al rogo dei propri genitori in un incidente domestico. Il regno delle meraviglie è una landa corrotta, contorta, deformata. I personaggi parlano un linguaggio criptico, si esprimono in rima dando luogo a poesie intraducibili. I buoni si fanno cattivi, i cattivi si fanno spietati. La corsa del Bianconiglio si conclude senza preavviso in un bagno di sangue. Il Cappellaio Matto, ossessionato dal tempo, diventa un maniaco che si autoinnesta elementi a orologeria.</p>
<div id="attachment_3547" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-3547" title="alice1wb21" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/03/alice1wb21-350x219.jpg" alt="Un'immagine tratta da &quot;American McGee's Alice&quot;" width="350" height="219" /><p class="wp-caption-text">Un&#39;immagine tratta da &quot;American McGee&#39;s Alice&quot;</p></div>
<p>L&#8217;intero videogame è la costruzione di un incubo di Alice, con elementi che si compongono lentamente materializzando le più grandi angosce della ragazza. Il Ciciarampa, ad esempio, è costituito da pezzi della casa bruciata dove Alice ha visto morire i suoi genitori. Il castello della Regina Rossa, infine, è un viaggio all&#8217;interno delle viscere della stessa Alice, il momento in cui la fanciulla deve affrontare la sua più grande paura: se stessa. Al contrario il mondo del film burtoniano, come ammette la stessa Alice nel film, è un sogno. Il suo sogno. La dimostrazione che Tim Burton ─ ogni tanto e nostro malgrado ─ dorme tranquillo.</p>
<p>L&#8217;annuncio di T<em>im Burton&#8217;s Alice in Wonderland</em> porta inevitabilmente alla mente McGee. Ovvero, da Burton ci si aspettava la cinematografizzazione dell&#8217;incubo di American McGee&#8217;s Alice. Quello che troviamo è invece un film Disney, squisitamente curato ma spaventosamente poco ispirato. Nasce così un paradosso: l&#8217;incubo di Alice trasformato in sogno da Burton, diventa a sua volta un incubo per chi ama il cinema e i videogame. L&#8217;attesa di un momento di terrore si fa vana, rendendo la ricerca spasmodica di una scarica di adrenalina in un lungo viaggio nella propria mente, alla riscoperta di quei bei momenti che dieci anni fa ci avevano incantato davanti al computer e che oggi, sul grande schermo tridimensionale, non siamo riusciti a ritrovare.</p>
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		<title>Modern Warfare 2: cinesperimento fallito</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2009/11/modern-warfare-2-cinesperimento-fallito/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 11:14:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Mosna</dc:creator>
				<category><![CDATA[I tagliaerbe]]></category>

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		<description><![CDATA[Il videogame Modern Warfare 2 nasce come "action movie giocabile", fallisce e diventa altro. Storia di una scoperta casuale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3098" class="wp-caption alignright" style="width: 470px"><img class="size-full wp-image-3098" title="codmodern2" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2009/11/codmodern2.jpg" alt="Un'immagine tratta da &quot;Call of Duty: Modern War 2&quot;" width="460" height="288" /><p class="wp-caption-text">Un&#39;immagine tratta da &quot;Call of Duty: Modern War 2&quot;</p></div>
<p>&#8220;Il nostro intento è di sviluppare un action-movie giocabile&#8221;. Così gigioneggiava Robert Bowling qualche settimana fa alla presentazione di <em>Modern Warfare 2</em>. Mi trovavo al Bulgari di Milano e morivo di invidia nel vedere questo ragazzo di 23 o 24 anni che di professione gira il mondo in Hotel a 5 stelle parlando di videogames. Con aria baldanzosa mi spiegava quanto fosse importante la sceneggiatura in un videogioco come questo, di come avessero messo in piedi un copione di mille e rotti pagine, di come si fossero avvalsi della collaborazione di sceneggiatori di Hollywood. Sia chiaro: gli <em>action movie</em> mi piacciono. Mi piacciono le armi, la gente che spara, le esplosioni. Insomma, amo quelle allucinazioni tamarre incarnate nei vari Cameron, Emmerich, Donner.</p>
<p>La settimana scorsa ricevo in ufficio il videogioco. Mi piazzo davanti all&#8217;Xbox, dichiaro alla console che non mi spaventano le sequenze &#8220;offensive&#8221; e inizio a falciare un gruppo di afghani. &#8220;La storia è scritta dai vincitori. Per cambiare il mondo, bastano solo una bella bugia e un mucchio di sangue&#8221;. Profondo e vero. Perle di saggezza da un videogame blockbuster.</p>
<p>Passano le ore, accoppo dei brasiliani e poi me la prendo coi russi. E a un certo punto mi chiedo: ma che cosa ci faccio qui? Da dove vengo, come ci sono arrivato? E sopratutto: chi sono? Non mi avevano ammazzato nella terza o quarta missione? Il mio personaggio non parla e il gioco è rigorosamente in soggettiva: non conosco il suo volto, non conosco la sua storia. So solo di essere un soldato e di dover eseguire gli ordini di qualche generale. Nel gioco vengo tradito almeno 2 volte, cosicché non mi è più chiaro chi sia il nemico. Eppure sono sempre circondato da commilitoni che mi dicono di sparare, di nascondermi, di fare attenzione a una granata. E così, dopo 7 ore, arrivo alla fine del gioco pieno di dubbi e di domande.</p>
<p>Giungo però a una conclusione: il tentativo di fondere videogame e cinema perpetuato dagli sviluppatori di <em>Modern Warfare 2</em> è fallito. Volevo l&#8217;<em>action-movie</em>, mi trovo uno sparatutto in prima persona recitato benissimo ma con voragini nella trama. Il tanto agognato film d&#8217;azione si trasforma in <em>Una donna nel lago</em> di Robert Montgomery, il film del 1947 girato interamente in soggettiva. Così, ci ritroviamo di fronte al paradosso della soggettiva totale: la tecnica cinematografica che annulla la distanza tra protagonista ed enunciatario amplifica la distanza empatica tra le parti.</p>
<p>Eppure <em>Una donna nel lago </em>fu un insuccesso commerciale, <em>Modern Warfare 2</em> il videogioco che ha venduto più copie nel minor tempo possibile. Tutte le mie speranze e gli ultimi 2 anni a parlare di cross e intermedialità, di metalinguaggio, di autoreferenzalità ricevono un colpo di mortaio alla fine del videogame. Qual è il rapporto tra i due media? Perché ciò che non funziona nel cinema nel videogioco diventa &#8220;capolavoro&#8221;? Perché coloro i quali volevano l&#8217;<em>action-movie</em>, ottengono un&#8217;altra cosa ed hanno successo? Sembra la scoperta dell&#8217;America: gli sviluppatori cercavano l&#8217;India e hanno trovato un nuovo continente. Ed è così che mi rendo conto di una cosa: questo continente, a 40 anni dall&#8217;invenzione del videogioco, è ancora completamente inesplorato.</p>
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