<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>duellanti - mensile di cinema e... &#187; Galizia dentro</title>
	<atom:link href="http://www.duellanti.com/sezione/blog/galizia-dentro/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.duellanti.com</link>
	<description>Rivista di cinema e...</description>
	<lastBuildDate>Fri, 03 Feb 2012 10:05:12 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Il paesaggio nello specchio</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2012/01/il-paesaggio-nello-specchio/</link>
		<comments>http://www.duellanti.com/2012/01/il-paesaggio-nello-specchio/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 09:18:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Saibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galizia dentro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.duellanti.com/?p=6676</guid>
		<description><![CDATA[Si inizia il nuovo anno con un nuovo post di "Galizia dentro", sulle bellezze naturali che questa meravigliosa terra nasconde...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6677" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-6677" title="Imagen862" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2012/01/Imagen862-350x262.jpg" alt="" width="350" height="262" /><p class="wp-caption-text">Lo specchio della natura</p></div>
<p>Un  elemento distintivo dell’identità galiziana è rappresentato senza  dubbio dal paesaggio: visibile, ma non perfettamente trasparente, non  eccessivamente chiuso ma nemmeno completamente aperto. È il paesaggio  semiaperto, che alcune ricerche psicologiche hanno evidenziato essere il  preferito dall’uomo. Gli elementi del paesaggio galiziano, anche quando  sono naturali, sono sempre variabili, le montagne vengono accarezzate  da foschie o nebbie, le spiagge cambiano forma sotto l’influsso delle  maree. Certamente non è un paesaggio noioso, anzi, conserva sempre una  dose di mistero.<br />
Lontano  dall’essere una riserva naturale, come potrebbe apparire a prima vista,  il paesaggio galiziano è antropico: l’uomo è sempre presente, anche  laddove non si vede. L’esempio più classico è rappresentato dai suoi  innumerevoli tesori archeologici, testimonianze di antiche civiltà,  ancora sepolti ai piedi dei boschi di eucalipto, pino, castagno e  quercia.</p>
<div id="attachment_6678" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-6678" title="Imagen753" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2012/01/Imagen753-350x262.jpg" alt="" width="350" height="262" /><p class="wp-caption-text">Un altro scorcio mozzafiato galiziano</p></div>
<p>È  il paese dei diecimila fiumi e delle diecimila fonti, come lo definiva  lo scrittore Alvaro Cunqueiro, ma anche segnato da autostrade che  preferiscono girare attorno alle montagne piuttosto che attraversarle, e  da una rete stradale complessa accompagnata da indicazioni confuse e  spesso fuorvianti, che collega tra loro tutti i paesi, anche i più  piccoli. È un paesaggio che si lascia contemplare soprattutto a piedi,  sulla via nova,  o lungo i divesi rami del celebre cammino che conduce a Compostela, e  ancora in quelli meno frequentati che proseguono fino a Fisterra, Muxía o  San Andrés de Teixido. La  Galizia è delimitata da bordi più che da frontiere. Queste ultime sono  politiche mentre i bordi sono sempre geografici e hanno un valore  diverso. Curiosamente, le barriere naturali galiziane, a differenza di  altri finisterrae  sparsi per il mondo, non sono così nette, definite, e rappresentano al  meglio l’identità di questo paesaggio misterioso, dove il mare  s’intrufola nella terra. Le rías  sono come fiordi, ma più dolci, meno netti rispetto a quelli norvegesi.  Le montagne che le circondano sono come le schiene di vecchi dinosauri  che si sono trascinati fino alla riva del mare per stendersi e poter  riposare in pace, contempando il tramonto. I bordi galiziani stimolano l’immaginazione, sono limiti che evocano l’Infinito leopardiano, mettendo costantemente di fronte le possibilità e le soglie della nostra esistenza.</p>
<p>Il  paesaggio galiziano è quest’armonia, un po’ confusa, di contrasti, e  rappresenta bene l’identità culturale del paese: riflette la sua lingua,  forte e dolce, il sincretismo delle sue tradizioni, il carattere aperto  e chiuso dei suoi abitanti. L’identità galiziana non è escludente. Qui  tutto è ambivalente, il mondo è sfocato, misterioso, impreciso, e la sua  descrizione anche.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.duellanti.com/2012/01/il-paesaggio-nello-specchio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Aki Kaurismaki in Galizia!</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2011/10/aki-kaurismaki-in-galizia/</link>
		<comments>http://www.duellanti.com/2011/10/aki-kaurismaki-in-galizia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 18:01:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Saibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galizia dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Redacted]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.duellanti.com/?p=6444</guid>
		<description><![CDATA[Il regista finlandese girerà il secondo capitolo della sua trilogia dedicato alle città portuarie a Vigo, in Galizia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6445" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/10/Kaurismaki.jpg"><img class="size-medium wp-image-6445" title="Kaurismaki" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/10/Kaurismaki-350x196.jpg" alt="" width="350" height="196" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, il regista A. Kaurismaki</p></div>
<p>Vigo, in Galizia, accoglierà le riprese del prossimo film di Aki Kaurismäki. Sarà il secondo capitolo di una trilogia sulle città portuarie iniziata con <em>Le Havr</em>e e che si concluderà ad Amburgo.</p>
<p>Durante una conferenza stampa tenutasi al Festival di San Sebastián, il regista finlandese ha dichiarato che entrambe le città erano già nella lista delle possibili candidate ad ospitare il dramma ironico-poetico sull’immigrazione di <em>Le Havre</em>, poi girato in Francia. L’idea di realizzare una trilogia è invece sorta posteriormente. Kaurismäki non è il primo regista a restare affascinato dalla città più atipica e industrializzata della Galizia.</p>
<div id="attachment_6446" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/10/lehavre.jpg"><img class="size-medium wp-image-6446" title="lehavre" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/10/lehavre-350x232.jpg" alt="" width="350" height="232" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, un&#39;immagine tratta da &quot;Le havre&quot; di A. Kaurismaki</p></div>
<p>Nel 1998, un altro regista nordico, Bent Hamer, aveva scelto come location il porto di Vigo e i suoi dintorni per il film <em>En dag til i solen</em>, mentre Fernando León de Aranoa, nel 2002, aveva ambientato nella città galiziana le vicende dei disoccupati di<em> I lunedì al sole</em>. Curiosamente, tutti e tre i cineasti condividono il medesimo affetto nei confronti degli emarginati, un’ironia sottile e disincantata nei confronti della vita e un certo spirito neorealista.</p>
<p>Anche da questo nuovo film di Kaurismäki sarà lecito aspettarsi un lieto fine visto che, sempre in conferenza stampa, il regista ha dichiarato che dopo aver girato Le luci della sera, il suo film più cupo, con<em> Le Havre</em> è entrato in una nuova tappa. Infine, sfoggiando il suo consueto humor nordico, ne ha già svelato il titolo. Si chiamerà<em> Il barbiere di Vigo</em>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.duellanti.com/2011/10/aki-kaurismaki-in-galizia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;identità che abito</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2011/09/lidentita-che-abito/</link>
		<comments>http://www.duellanti.com/2011/09/lidentita-che-abito/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 17:47:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Saibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galizia dentro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.duellanti.com/?p=6367</guid>
		<description><![CDATA["Come si definisce una nazione, un’identità culturale?". Scopriamolo in una nuova pagina di "Galizia dentro".
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6380" class="wp-caption alignleft" style="width: 320px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/09/Seconda-edizione-del-libro.jpg"><img class="size-medium wp-image-6380" title="Seconda edizione del libro" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/09/Seconda-edizione-del-libro-310x450.jpg" alt="" width="310" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, la seconda edizione di &quot;Siempre en Galiza&quot;</p></div>
<p>In accordo con il principio pasoliniano di varietà e non omologazione, lontano da qualsiasi equivoco “secessionista” o “indipendentista”, mi sono sempre schierato a favore delle specificità e delle differenze culturali, delle lingue minoritarie e dei dialetti, difendendo le identità marginali e periferiche. Anche nel cinema, mi sono sempre sentito più a mio agio nei settori indipendenti o geograficamente meno frequentati. Dove la globalizzazione fornisce sintesi, approssimazioni, proposte generiche e omologazioni di modelli, la regione entra in gioco con la propria specificità per arricchire lo sguardo, non per sezionarlo in visioni politiche univoche. La ragione autonoma della Galizia rappresenta tutt’ora, non solo nel cinema, un’alternativa, un territorio caratterizzato da confini e aperture. Nella sua forma più alta e non politicizzata, riflette uno sguardo lontano dall’essere museale, autarchico e auto-celebrativo.</p>
<p>Da qualche mese ho iniziato una nuova avventura cinematografica, riposizionando al centro delle mie riflessioni il tema dell’identità culturale galiziana. Ciò a cui sto lavorando è frutto di molte letture, specialmente di Ugo Fabietti, Francesco Remotti, Luigi Anolli, Marco Aime, Marc Augé, Amartya Sen, Giorgio Fontana… Ma è anche il risultato di ricerche, interviste, viaggi e incontri. Nello specifico ho attraversato le dogane abbandonate lungo il confine galego-portoghese, ho sostato con un amico nella ex repubblica del Couto Mixto, ho rischiato di perdere la memoria attraversando a piedi le acque del fiume Limia e ho salutato l’alba, l’ultimo fine settimana di agosto, a La Lanzada.<br />
Come si definisce una nazione, un’identità culturale?</p>
<p>È un fenomeno fisso, immutabile, oppure è il risultato di atteggiamenti cambianti e scelte differenti? Come si colloca la Galizia in questa riflessione sull’identità? Negli anni ’40, Castelao, in <em>Sempre en Galiza</em>, definisce la regione a nord-ovest della Spagna “un’unità nazionale perfetta” in quanto posseditrice di una lingua e un territorio proprio, ma anche di una vita economica e di una cultura che la rendono unica. Castelao è stato un grande intellettuale, scrittore e artista, e i suoi scritti sono tutt’oggi un punto di riferimento. Se è vero che geografia e lingua continuano a essere discriminanti nella definizione d’identità, non si può più dire lo stesso per un’economia sempre più priva di frontiere. Inoltre definire i parametri di una cultura identitaria galiziana analizzando presunti “tratti psicologici”, come li definiva Castelao, che renderebbero i galiziani diversi dal resto del mondo, risulta praticamente impossibile. Se partiamo dal presupposto che l’identità non è un fenomeno fisso ma mutevole, è corretto affrontare il tema senza dimenticare gli ultimi sessant’anni di storia.</p>
<div id="attachment_6381" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/09/Almodovar-a-Santiago-de-Compostela-sul-set-di.jpg"><img class="size-medium wp-image-6381" title="Almodovar a Santiago de Compostela sul set di" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/09/Almodovar-a-Santiago-de-Compostela-sul-set-di-350x237.jpg" alt="" width="350" height="237" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, il regista P. Almodovar sul set di &quot;La pelle che abito&quot;</p></div>
<p>Durante questi mesi, partendo da un punto di vista diametralmente opposto rispetto alle ricerche per la mia tesi di laurea di quindici anni fa, mi sono trovato ad abbracciare conclusioni che non escludono le precedenti, anzi le arricchiscono.<br />
La Galizia sempre acquisisce i caratteri importati e li fonde con i propri. Mantiene e ri/crea continuamente una propria identità all’interno di tendenze omologanti, generiche e diffuse. L’essere un territorio aperto e chiuso allo stesso tempo, fa della Galizia un luogo dove principium terrae e finisterrae coincidono. La Galizia, nel corso della sua storia, ha saputo coniugare linguaggi e tradurre modelli provenienti dall’esterno, facendoli propri, fondendoli creativamente con la propria specificità. Anche nel cinema*.<br />
È infatti un cineasta manchego/madrileño ad aver fornito, forse involontariamente,<a href="http://www.duellanti.com/2010/07/almodovar-in-galizia-il-suo-nuovo-film/" target="_self"> una delle più belle parabole sulla Galizia</a>. Il film era <em>Tutto su mia madre</em>, del 1999. In <em>La pelle che abito</em>, appena uscito nelle sale, ce ne regala una nuova versione. L’identità del galiziano Vicente non cambia diventando Vera Cruz, nonostante sia morto simbolicamente (non a caso a finisterrae) e rinato sotto altre sembianze (lontano dalla sua terra). Le sua nuova forma è altrettanto Vera, nonostante sia sofferta, Cruz, e non esclude la precedente. L’identità galiziana, in fondo, è come quella di Vicente. Riflette sempre, anche in forme cambianti e mutevoli, ciò che autenticamente è.</p>
<p><em>*Per una riflessione più in profondità sull’identità cinematografica galiziana vi invito a leggermi sul prossimo numero di duellanti.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.duellanti.com/2011/09/lidentita-che-abito/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Spanishgrass: Syd Barrett in Galizia</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2011/08/spanishgrass-syd-barrett-in-galizia/</link>
		<comments>http://www.duellanti.com/2011/08/spanishgrass-syd-barrett-in-galizia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 16:45:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Saibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galizia dentro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.duellanti.com/?p=6193</guid>
		<description><![CDATA[Un nuovo appuntamento con il diario "Galizia dentro". Questa volta si parla dell'intramontabile Syd Barrett e del suo insolito rapporto con la Galizia....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa, un amico di Carballiño mi descrisse nei dettagli quella che, secondo lui, non era una leggenda metropolitana come poteva sembrare a un primo ascolto. Sorpreso quanto perplesso, ma soprattutto incuriosito oltre misura, decido, dopo un paio di mesi, di intraprendere un percorso per valutare l’effettiva veridicità delle sue parole. Parto così alla ricerca delle tracce lasciate in Galizia dall’artista più inclassificabile e autenticamente folle della storia della musica moderna: <strong>Syd Barrett</strong>.</p>
<p>Innanzitutto il racconto sul passaggio del folle diamante in terra galega, può essere ritrovato su un paio di forum dedicati ai Pink Floyd. Ed è sostanzialmente questo. Syd Barrett pare aver trascorso due soggiorni nel monastero cistercense di Oseira (Ourense), il primo tra settembre e dicembre del 1976 e il secondo tra aprile e giugno dell’anno seguente. Lasciandosi ispirare dalla bellezza arcaica del luogo, Barrett compose “venti canzoni sullo spazio e la siesta” –questa era la frase che ripeteva ai monaci quando gli chiedevano spiegazioni sul senso delle sue composizioni. I brani, tutt’ora inediti, registrati in maniera rudimentale, sono poi stati racchiusi in un album intitolato Spanishgrass, editato per l’etichetta Nonsense Music di La Coruña, e pubblicati in venti copie. La proprietaria della casa di produzione, dopo aver regalato le copie ad alcuni amici si ritirò in una comunità buddista nei pressi di Pokhara in Nepal. Prima di partire bruciò il nastro originale spargendone le ceneri sulla spiaggia di Carnota, sulla costa della morte, esattamente sotto il Monte Pindo, quello che viene considerato l’Olimpo Celta per i galiziani.</p>
<div id="attachment_6194" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/08/syd-barrett-7fjd.jpg"><img class="size-medium wp-image-6194" title="syd-barrett-7fjd" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/08/syd-barrett-7fjd-350x338.jpg" alt="" width="350" height="338" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, S. Barrett</p></div>
<p style="text-align: left;">In questo stesso racconto si afferma che 3 canzoni di S<em>panishgrass</em> siano state messe in onda al principio degli anni Ottanta da un’emittente radiofonica coruñese all’interno della trasmissione “El lado salvaje”. Chi era in ascolto quel giorno dichiarò che i brani, privi di arrangiamenti, si muovevano principalmente su un solo accordo e non risultavano particolarmente brillanti.</p>
<div id="attachment_6195" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/08/La_prima_formazione_dei_Pink_Floyd_con_Syd_Barrett_al_centro_.jpg"><img class="size-medium wp-image-6195" title="La_prima_formazione_dei_Pink_Floyd_con_Syd_Barrett_al_centro_" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/08/La_prima_formazione_dei_Pink_Floyd_con_Syd_Barrett_al_centro_-350x267.jpg" alt="" width="350" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">Prima formazione dei Pink Floyd, con S. Barrett al centro</p></div>
<p style="text-align: left;">Al contrario, i testi erano più interessanti, spaziavano dallo humor surrealista al misticismo. Questo è quanto si può trovare in rete ed è la trascrizione del racconto che circolava nei pub di Carballiño e Ourense negli anni Ottanta. Parrebbe una leggenda metropolitana, o meglio rurale, trattandosi della provincia ourensana, ma nel corso degli ultimi vent’anni un paio di giornalisti de La Voz de Galicia si sono occupati seriamente del caso senza pubblicare conferme o smentite. Così ho deciso anch’io di andare a caccia di informazioni direttamente a Oseira.</p>
<div id="attachment_6196" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/08/Il_monastero_di_Oseira_1_foto_di_Carlos_Montero.jpg"><img class="size-medium wp-image-6196" title="Il_monastero_di_Oseira_1_(foto_di_Carlos_Montero)" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/08/Il_monastero_di_Oseira_1_foto_di_Carlos_Montero-350x233.jpg" alt="" width="350" height="233" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, il monastero di Oseira (foto di C. Montero)</p></div>
<p style="text-align: left;">Il monastero di Oseira si trova in una valle isolata, distante circa tre quarti d’ora da Ourense. Il centro abitato più popolato nelle vicinanze è San Cristobal de Cea, da dove proviene il <a href="http://www.duellanti.com/2010/05/il-pane-quotidiano/" target="_self">celebre pane</a>, un paese che conta poco più di 2000 abitanti. In un’atmosfera che invita al raccoglimento e alla meditazione, incontro un monaco cistercense intento a bagnare dei cespugli con una canna dell’acqua. Mi presento e, con la scusa di una foto, gli faccio qualche domanda. Gli chiedo notizie su personaggi celebri che hanno frequentato Oseira in passato. Mi parla dello scrittore Graham Greene. Padre Leopoldo Durán, autore di una tesi di laurea su Il potere e la gloria, soleva trascorrere brevi soggiorni nel monastero insieme allo scrittore (sul passaggio di Green in Galizia esistono immagini e pubblicazioni attendibili). Un altro artista ospite dei monaci fu Eduardo Pérez Maseda, compositore e saggista spagnolo conosciuto soprattutto entro i confini spagnoli. Alla mia domanda diretta riguardo a Syd Barrett il monaco sorride: “Mi ricordo di lui. Era un giovane inglese, non cattolico, che aveva sempre un chitarra con sé”. Gli chiedo altri dettagli. “Quando ho conosciuto Barrett”, racconta, “ero entrato da poco nella comunità dei monaci di Oseira. L’ho visto per la prima volta passando davanti alla cella dove era ospite. Aveva lasciato la porta aperta. Mentre passavo per il corridoio, sbirciai dentro.</p>
<div id="attachment_6197" class="wp-caption aligncenter" style="width: 359px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/08/Il_monastero_di_Oseira_foto_di_Carlos_Montero.jpg"><img class="size-medium wp-image-6197" title="Il_monastero_di_Oseira_(foto_di_Carlos_Montero)" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/08/Il_monastero_di_Oseira_foto_di_Carlos_Montero-349x233.jpg" alt="" width="349" height="233" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, il monastero di Oseira 2 (foto di Carlos Montero)</p></div>
<p style="text-align: left;">Syd Barrett sedeva davanti alla sua scrivania, stava scrivendo, c’erano dei fogli sparsi dappertutto… Al mio saluto non si voltò. Immagino che in quel momento stesse componendo. Invece, qualche giorno dopo, si presentò e mi disse di essere inglese e musicista”. Chiedo al monaco se Barrett avesse registrato delle canzoni in quei giorni. Mi risponde di non averlo mai visto incidere nulla, facendomi notare inoltre che lui in quel periodo non sapeva assolutamente chi fosse Barrett: “Qualche anno dopo sì, quando cominciarono ad arrivare al monastero alcuni giovani chiedendomi di lui… fu allora che mi resi conto che era un personaggio famoso…”. Poi prosegue: “Nessuno dei suoi fan era cattolico, si drogavano convinti che il monastero fosse un luogo di festa, una discoteca per fumare marijuana, ma non è così che ci si comporta… Tu sei cattolico?”</p>
<p>Prima che la conversazione prenda un’altra piega, gli chiedo il permesso di riportare il suo nome in un eventuale articolo. “Assolutamente no! Non dovrei nemmeno stare qui a parlare con te di queste cose! Dovrebbe darmi il permesso l’abate superiore, ma oggi non c’è…”</p>
<p>Ci salutiamo cordialmente. Proseguo la mia visita insieme alla guida che tutti i giorni accompagna i turisti –non molti, a dir la verità- all’interno del monastero. È un monaco che avrà più o meno la mia età. Al termine del percorso, gli chiedo notizie su Barrett. Mi risponde che “sì, esiste una documentazione che testimonia il suo passaggio”, ma che “i monaci hanno messo tutto a tacere”. Sono stati costretti a smentire le notizie che circolavano sull’ex Pink Floyd per via dei fan che avevano cominciato ad assediare il monastero tra gli anni Ottanta e Novanta. Inoltre, secondo dati certi, Barrett non avrebbe frequentato Oseira negli anni Settanta, ma all’inizio degli anni Ottanta. Conferma poi che “nel monastero non esistono registrazioni inedite di Barrett”. Ringrazio il giovane monaco e, con le informazioni in mio possesso, ritorno a Ourense.</p>
<p>A distanza di giorni, anche se i testimoni che mi sono trovato davanti mi sono parsi convincenti. resto con il dubbio che si tratti di una leggenda &#8211; considerando soprattutto le tragiche condizioni di salute di Syd Barrett di quegli anni. Al di là della veridicità, la storia è incredibile quasi quanto un brano di Barrett. Per questo vale la pena di essere riportata. Inoltre è rappresentativa della prima generazione di galiziani cresciuta libera. Negli anni Ottanta i giovani spagnoli non si sentivano più isolati a causa della dittatura franchista, ma, per la prima volta, partecipi dei fatti del mondo. A contatto con altre realtà, anche la fantasia, trovando spazio per esprimersi, assunse nuove forme. Con la stessa immaginazione, a distanza di anni, nella coda di questo post, potremmo suggerire Octopus -celebre canzone di Barrett- come inno ufficiale della prossima fiesta del pulpo di Carballiño in programma ad agosto. Infatti fu proprio grazie ai monaci di Oseira che il polipo arrivò dalla costa fino a Ourense, diventando uno dei piatti tipici della provincia -quello ourensano è considerato, ancora oggi, il miglior pulpo a la gallega di tutta la Spagna… Che sia stata proprio la parola polipo a legare Barrett alla Galizia?</p>
<p>Elenco dei presunti titoli (alcuni in galiziano) delle canzoni contenute nell’album fantasma Spanishgrass di Syd Barrett</p>
<p>1 – Manantial. 2 &#8211; Reverential mourners. 3 &#8211; Black maid. 4 &#8211; Plastic gunpowder. 5 &#8211; Mouse after a fête. 6 &#8211; Breakwater and tea. 7 &#8211; Grey tress. 8 &#8211; Two bangers + mash. 9 &#8211; Whining at the moon. 10 – Greenland. 11 &#8211; Eu son Dhaga. 12 &#8211; Na outra banda. 13 &#8211; Un poeta esquece os días de chuvia. 14 – Saturnalia. 15 &#8211; William Phips. 16 &#8211; Stede Bonnet. 17 &#8211; Gabriel Spenser. 18 -Gospel at noon. 19 &#8211; Waste deep. 20 – Frog.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.duellanti.com/2011/08/spanishgrass-syd-barrett-in-galizia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>(R)esistenze</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2011/07/resistenze/</link>
		<comments>http://www.duellanti.com/2011/07/resistenze/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 21:38:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Saibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galizia dentro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.duellanti.com/?p=6092</guid>
		<description><![CDATA[Torna un nuovo appuntamento con "Galizia dentro", questa volta alle prese con le manifestazioni in Spagna e un'interessante mostra sul "cinema primitivo"...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Resistere è esistere. Un’affermazione che ha risuonato come un tamburo nella primavera spagnola<em>. </em>È una<em> nuova Via della seta</em>, come l’ha definita Eduard Punset. Una nuova forma di pensare che non si forma più attraverso i secoli, ma, grazie a internet, prende vita in un centinaio di giorni.</p>
<p>Ho letto e ascoltato le cose più disparate sul movimento 15M, sugli <em>indignados</em> e le piazze di <em>¡Democracia Real Ya!</em>. Ma, certo, tradurre le manifestazioni come un attacco frontale al governo Zapatero o considerarle un revival romantico degli hippies degli anni ’60, è una semplificazione lontana anni luce dal vero. Per esperienza diretta posso dire che vivere la piazza di Ourense è stato davvero stimolante. La <em>re-evolución</em> ourensana ha avuto un impatto meno spettacolare ma, proprio per questo, più interessante rispetto alle manifestazioni di Puerta del Sol o di Barcellona, dove i riflettori erano puntati costantemente. In questa piccola piazza i resistenti hanno dovuto vincere la diffidenza generale, esponendosi a una cittadinanza tutt’altro che anonima e indifferenziata.</p>
<p>Il giorno prima delle elezioni municipali, ricordo un curioso scenario. Seduti nella piazza c’erano quasi 300 giovani tra i 15 e 25 anni. Praticavano resistenza passiva e silenziosa. Solo un paio di norme autoregolavano il clima già pacifico della manifestazione: l’assenza di bandiere di partito e il divieto assoluto di consumo di alcool e droghe. In piedi, intorno ai giovani manifestanti, alcuni anziani osservavano immobili, con curiosità, come aspettando l’arrivo di qualcosa. Senza fermarsi, passava invece tra loro l’umanità più disparata, commentando ad alta voce i pro e i contro. E infine un’altra generazione, tra i 25 e i 35, coppie, gruppi di amici, colleghi di lavoro, occupando i tavolini dei bar, ai lati della piazza, con gli aperitivi davanti, gettando ogni tanto uno sguardo alla manifestazione con il sorriso ironico di chi sa come vanno le cose.</p>
<div id="attachment_6093" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/07/ourensemanifestazioni.jpeg"><img class="size-medium wp-image-6093" title="ourense,manifestazioni" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/07/ourensemanifestazioni-350x233.jpg" alt="" width="350" height="233" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, le manifestazioni a Ourense</p></div>
<p>Con la mia vecchia Panasonic e un cavalletto, ho fatto qualche ripresa. Mentre guardavo fisso nell’obiettivo ad un certo punto mi sono accorto che qualcosa non funzionava. Così ho provato a liberare la camera e ho iniziato a fare tutto a mano. Nell’amatorialità e nell’imperfezione, pian piano le immagini cominciavano a lasciarsi comprendere. Parevano più vive, rivelavano un’innocenza, magari anche puerile, ma che il cavalletto, rigido, distante e spietato, aveva ucciso sul nascere. Dopo qualche giorno ho accumulato qualche ora di girato. Non so se ne verrà mai fuori qualcosa. Non ho rivisto ancora nulla. Posso solo affermare che quest’esperienza mi ha lasciato un’energia speciale. Lasciando perdere per un momento lo sguardo critico e disilluso, aprendomi alle circostanze, ho avuto la possibilità di abbracciare una prospettiva forse ingenua ma altrettanto concreta. Sicuramente una nuova opportunità. Tutta da verificare, sì, ma capace di azzerare il <em>timecode</em>.</p>
<p>Resistono all’usura del tempo, grazie al prezioso restauro della Filmoteca Española, alcune opere di “cinema primitivo” che ho avuto il piacere di vedere all’interno della<a href="http://www.s8cinema.com/portal/en/" target="_blank"> IIª Mostra de Cinema Periférico de La Coruña</a>. Un ciclo di opere realizzate tra il 1896 e il 1897 con il sistema Joly-Normandin. Considerato uno dei primi avanzi tecnologici del cinema, il sistema inventato da Henry Joly, prevedeva un fotogramma di 60mm con cinque perforazioni, un formato quadrato e una velocità di 18 fotogrammi per secondo. Per la proiezione di questa sessione, per il successivo commento interessantissimo di Alfonso del Amo, e per altre r/esistenze di cinema periferico della mostra, va riconosciuto il merito ad Ángel Rueda e Ana Domínguez. Nonostante le molteplici insensibilità istituzionali e le conseguenti difficoltà con le quali devono scontrarsi quotidianamente, continuano a portare avanti la loro idea con tenacia e convinzione. Quest’anno la sede dell’antico carcere di La Coruña, non poteva avere, nel bene e nel male, una cornice migliore.</p>
<div id="attachment_6094" class="wp-caption aligncenter" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/07/FormatoJolyNormandin-Edison-528x281.jpg"><img class="size-medium wp-image-6094" title="FormatoJolyNormandin-Edison-528x281" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/07/FormatoJolyNormandin-Edison-528x281-350x186.jpg" alt="" width="350" height="186" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto,un fotogramma con il sistema Joly-Normandin.</p></div>
<p>Sempre a La Coruña, nonostante le ordinanze delle istituzioni e lo sgombero, si manifesta in altra forma l’esperienza della Casa das Atochas. Il centro sociale autogestito, sede di importanti concerti, di attività legate al cinema e in generale alla vita culturale della città negli ultimi due anni, è stato chiuso recentemente per <em>riqualificazione</em> –parola che nel 99% dei casi, e in questo soprattutto, fa rima con <em>speculazione</em>. Privo di una sede fisica, ora il laboratorio della Casa resiste in un film collettivo. Cineasti e intellettuali come Miguel Castelo, Marcos Nine, Alberte Pagán, Iago Martínez, Xurxo Chirro, Xosé Bocixa e José Manuel Sande, tra gli altri, partecipano a un’opera frutto di più sguardi e sensibilità. Il film sulla Casa das Atochas al momento conta di una distribuzione pressoché clandestina &#8211; <a href="http://vimeo.com/24605541">qui</a> potete vederne un estratto. Però resta un film necessario che dimostra, nonostante la rabbia e l’amarezza, che se spazi e luoghi sono unici e speciali, è soprattutto per le persone che vi abitano.</p>
<p>Sulla nuova Via della seta si situa anche il progetto editoriale di Elcercano presentato due settimane fa nel centro culturale omonimo, a Ourense. <em>El disfraz</em> dello scrittore José María Pérez Álvarez, è un romanzo che è stato pubblicato prima a puntate sulla pagina web di <a href="http://www.duellanti.com/2011/03/un-luogo-non-comune/" target="_self">Elcercano</a>, e poi in forma cartacea, grazie a una strategia interessante. Convertendosi in editori, i lettori hanno comprato anticipatamente il volume al prezzo di 10 euro finanziandone l’edizione. Nell’ultima pagina di <em>El disfraz</em> figurano infatti i nomi degli oltre cinquanta temerari che hanno assecondato questa curiosa operazione editoriale. All’autore, è bene sottolinearlo, andranno tutti i compensi delle vendite. Merito, ancora una volta, di Moncho Conde-Corbal, che ha saputo rendere esistente un’idea resistente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.duellanti.com/2011/07/resistenze/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The way</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2011/05/the-way/</link>
		<comments>http://www.duellanti.com/2011/05/the-way/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 May 2011 18:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Saibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>
		<category><![CDATA[Galizia dentro]]></category>
		<category><![CDATA[the-way]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.duellanti.com/?p=5942</guid>
		<description><![CDATA[Questa volta la rubrica dalla Galizia si concentra su un film ancora inedito in Italia, che ha come sfondo proprio la misteriosa regione spagnola...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia &#8211; Il dramma di Tom Avery, medico californiano, che alla notizia della morte del figlio sui Pirenei si reca in Francia per farlo cremare. Poi ripone l’urna con le ceneri nello zaino del ragazzo e si mette in viaggio lungo il Cammino di Santiago, portando a termine il pellegrinaggio intrapreso dal figlio.</h4>
<p>Un ritorno alle origini, un viaggio alla riscoperta delle proprie radici, una riappacificazione con il proprio passato. <em>The Way</em>, per la famiglia Estévez, è un film tanto personale quanto necessario. Il padre dell’attore Martin Sheen nel 1914 emigrò da Salceda de Caselas, in Galizia, in direzione di Cuba. Da lì riuscì poi a entrare negli Stati Uniti e fu durante un corso per ottenere i documenti di cittadinanza che conobbe la madre del protagonista di<em> Apocalypse Now</em>.</p>
<p>Dopo una lunga carriera alle spalle, ormai vicino alla settantina, Martin Sheen ripercorre a ritroso il viaggio intrapreso dal padre. Si avvicina ai luoghi delle sue origini mettendosi in cammino verso Santiago con il nipote, figlio del regista Emilio. Da lì alla realizzazione di<em> The Way</em> trascorrono pochi anni. Questo è ciò che sta dietro il film, nel fuori campo, nelle ragioni segrete che hanno riportato la famiglia Estévez in Galizia. Ma anche nella storia che ci viene mostrata sullo schermo risultano imprescindibili i legami familiari. Il protagonista, interpretato dallo stesso Sheen, è un padre che compie il Cammino di Santiago al posto del figlio &#8211; quest’ultimo muore in circostanze non comuni sul Cammino Francese, a pochi passi da Roncisvalle. La storia si dipana quindi lungo le tappe principali della Ruta Xacobea in un viaggio spirituale quanto fisico. Un percorso fatto di ostelli -con i suoi bizzarri proprietari- di vino, di orujo, di tapas e di pinchos. Ma anche di imprevisti, di incontri casuali e di un improbabile quanto inverosimile scontro/incontro con i gitani di Burgos.</p>
<p>A parte il legame familiare, il film ha un altro padre letterario e cinematografico evidente: <em>Il Mago di Oz</em>. La struttura di questo grande classico è manifesto nella sceneggiatura e il film potrebbe anche essere letto anche come una versione contemporanea, con meno forza immaginativa, dello stesso. Ci sono anche momenti in cui<em> The Way </em>si concede più libertà, lasciando la porta aperta all’improvvisazione. Ecco allora che riappare il cinema: nei volti incontrati casualmente, negli splendidi paesaggi, in tutto ciò che solitamente dona anima e corpo a un <em>road movie</em>. Giunti a Santiago, i pellegrini proseguiranno verso Muxía, un luogo apparso in un altro film che richiama il tema del viaggio,<em> En dag til i solen </em>di Bent Hamer. A questo proposito vale la pena fare una considerazione. Rispetto a<em> The Way</em>, il regista norvegese era stato capace, in poche immagini, di far emergere il significato simbolico del Santuario di Muxía, quello della fertilità, all’interno di un film che non aveva pretese documentaristiche. <em>En dag til i solen</em> si svolgeva infatti in un luogo imprecisato della costa del nord della Spagna. In <em>The Way</em>, dove invece si pretende raccontare una storia di finzione su geografie e realtà storiche autentiche, non si comprende questa scelta. Il racconto avrebbe potuto terminare più coerentemente in altri luoghi, come ad esempio Fisterra o San Andrés de Teixido. A livello puramente visivo, oltretutto, siamo di fronte a immagini che restituiscono poco la bellezza crudele del luogo e non soddisfano le aspettative create nel corso del film. Concludo con una nota che tiene conto della distribuzione e dei dati al botteghino. In Spagna il film è stato accolto discretamente, in Galizia meno. Nelle prime due settimane di programmazione ha incassato quasi quanto 18 comidas di Jorge Coira. Ma quest’ultimo, sempre girato a Santiago de Compostela, ha avuto, rispetto a <em>The Way</em>, una promozione basata principalmente sul passa parola.</p>
<p>Considerando questi risultati si può affermare che la famiglia Estévez, nonostante i nobili sforzi e il tentativo di andare al di là degli stereotipi, non sia riuscita a fare breccia nel cuore dei suoi antenati. La principale ragione  -che poi è un po’ il limite di questo film – credo stia nella decisione di restituire una visione del Cammino di Santiago con i piedi che scivolano sulla superficie terra. Senza riuscire a trasmettere fino in fondo il sapore della polvere, l’odore della pioggia, le carezze del sole. Il rumore del battito, interno ed esterno, che colora ogni passo avvicinando il pellegrino alla propria intima, e allo stesso tempo comune, rivelazione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.duellanti.com/2011/05/the-way/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Carnaval, Carnaval</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2011/03/carnival-carnival/</link>
		<comments>http://www.duellanti.com/2011/03/carnival-carnival/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 12:55:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Saibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galizia dentro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.duellanti.com/?p=5699</guid>
		<description><![CDATA[Torna il diario galiziano di Simone Saibene, che questa volta racconta l'esperienza del lungo Carnevale galiziano donandoci colore e sperenza a fronte della difficile situazione giapponese..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Galizia, specialmente nel “triangolo magico” –Xinzo, Verín, Laza- si celebra una tradizione che, rispettando alla lettera antiche usanze, irrompe nel quotidiano sconvolgendone completamente l’ordine: il carnevale. A Xinzo de Limia il carnevale dura addirittura un mese ed è ufficialmente più lungo della penisola iberica.</p>
<div id="attachment_5701" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/03/carnevale_code1.jpg"><img class="size-medium wp-image-5701" title="carnevale_code" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/03/carnevale_code1-350x262.jpg" alt="" width="350" height="262" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, code fuori dai negozi di abbigliamento di Carnevale</p></div>
<p>Questo cambio radicale nella società ourensana non ha equivalenti in qualsiasi altro periodo dell’anno. Esplode la creatività inespressa, ci si libera dalle rigide convenzioni sociali e si può essere, anche solo per gioco, ciò che forse, anche solo inconsciamente, si vorrebbe essere.Una certa atmosfera comincia a percorrere le strade di Ourense, già qualche settimana prima. È una sorta di calma elettrica prima dell’arrivo di un tornado. Quando cominciano a vedersi lunghe code all’entrata dei magazzini specializzati nella vendita di costumi… o ancora cartelli bizzarri scritti a mano, incollati alle vetrine di negozi d’abbigliamento femminile: <em>si vendono collant da uomini</em>… allora si può dire che, ai festeggiamenti, manca davvero poco.</p>
<div id="attachment_5703" class="wp-caption alignright" style="width: 347px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/03/ourense_carnaval1.jpg"><img class="size-medium wp-image-5703" title="ourense,_carnaval" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/03/ourense_carnaval1-337x450.jpg" alt="" width="337" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Uno scorcio di Ourense nei festeggiamenti del Carnevale</p></div>
<p>Molti si sono impegnati nella preparazione della propria maschera senza dire nulla a familiari e conoscenti, cercando di mantenere il segreto. Per quanto creativi siano i travestimenti e le capacità attoriali di chi li indossa, è richiesto uno sforzo da parte dell’osservatore. Infatti quest’ultimo dovrà essere in grado di smascherare il conoscente, quando lo vedrà sfilare per le strade, soltanto attraverso alcuni dettagli: le mani, un certo sguardo, un modo di camminare&#8230;</p>
<div id="attachment_5704" class="wp-caption alignleft" style="width: 347px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/03/cigarron-verin.jpg"><img class="size-medium wp-image-5704" title="cigarron---verin" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/03/cigarron-verin-337x450.jpg" alt="" width="337" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, il caratteristico costume da Cigarròn Verìn</p></div>
<p>L’anno scorso, a parte la classica cena di benvenuto a base di <em>cachucha</em> (orecchia, naso e bocca del maiale cucinati in umido) e <em>grelos</em> (cime di rapa) a cui ho partecipato anche in quest’occasione, mi sono diretto a Xinzo de Limia. Quest’anno, nella giornata di sabato, ho invece scelto Verín. Infatti non c’è forma migliore di vivere il carnevale che prendere un autobus e attraversare la provincia di Ourense, nel pomeriggio, insieme ad altri gruppi di maschere. Fermarsi poi in uno dei paesi del triangolo magico &#8211; nel mio caso Verín- e scontrarsi con i <em>cigarróns</em>, maschere relazionate con la parte più istintiva, animalesca della natura umana. Come le <em>pantallas</em> di Xinzo e i peliqueiros di Laza, i <em>cigarróns</em> sublimano ancora fedelmente i <a href="http://www.duellanti.com/2010/02/lasciateli-entrare/" target="_self">concetti di violenza e carnalità propri di queste festività pagane</a>.<br />
Infine vivere la notte, mescolarsi con la folle immensa, colorata e pazza. Tutti in strada. Non importa se il freddo scende sotto zero. Le <em>charangas </em>accompagnano con percussioni e fiati il ritmo viscerale dell’euforia e un canto rimbomba ossessivo nelle vie strette gravide di persone: “Carnaval, carnaval, carnaval te quiero…”. Lasciarsi andare, a questo punto, è la cosa migliore. Personalmente non so bene con quanti ho parlato, con quanti ho riso, con quanti ho condiviso <em>cubatas</em> e<em> licor café</em>. Difficile fare un elenco. Ricordo con certezza che verso le 3 stavo dietro il bancone del disco-pub Revolver all’apogeo della baldoria. Insieme al sosia di Torrente, scegliendo <em>rancheras</em> messicane e brani di Tonino Carotone da diffondere in sala.<br />
Poi il rientro a Ourense, sempre in autobus. E a questo proposito è bene sottolineare che il servizio di trasporti mette intelligentemente a disposizione una linea notturna, a basso costo, per permettere a tutti di bere e divertirsi lasciando l’auto in garage.</p>
<div id="attachment_5705" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/03/funerale_della_sardina_2.jpeg"><img class="size-medium wp-image-5705" title="funerale_della_sardina_2" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/03/funerale_della_sardina_2-350x233.jpg" alt="" width="350" height="233" /></a><p class="wp-caption-text">Il tipico &quot;funerale&quot; della sardina</p></div>
<p>E ancora altri giorni di festeggiamenti ininterrotti… Fino all<em>’entierro</em> della sardina, il mercoledì. Per la chiusura del carnevale viene messo in scena un corteo funebre. Tutti, simulando pianti e grida, seguono un carro che trasporta la sagoma di una sardina gigante. Come sempre le<em> charangas</em> accompagnano il corteo, alternando musiche autenticamente funebri a ritmi più allegri. Si termina nella piazza principale, con il grande falò della sardina e gli ultimi fuochi d’artificio. Con un fumo nerissimo che ammanta una notte già particolarmente scura.</p>
<p>Il giorno dopo si prova a tornare alla normalità. Al lavoro si parla poco per via della gola irritata e sono ancora pesanti i postumi della sbronza. Per un paio di giorni la città sembra quasi addormentata, sonnambula. La notte, i locali hanno le serrande abbassate, si avverte un silenzio pesante.<br />
Durerà lo spazio di un paio di giorni. Poi la parentesi del carnevale comincerà ad apparire lontana. La primavera è alle porte, e si sente. L’allegria misurata ma anche la melanconia e i problemi di tutti i giorni, hanno già preso il posto dell’euforia e della risacca. Come sempre. Qui, in Galizia, pronti ad abbracciare una nuova stagione, in sintonia con l’ordine naturale delle cose.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.duellanti.com/2011/03/carnival-carnival/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un luogo (non) comune</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2011/03/un-luogo-non-comune/</link>
		<comments>http://www.duellanti.com/2011/03/un-luogo-non-comune/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 08:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Saibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galizia dentro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.duellanti.com/?p=5599</guid>
		<description><![CDATA[Una nuova pagina dal diario galiziano di Simone Saibene, che questa volta ci racconto dell'insolito spazio culturale Elcercano. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5600" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/03/01_salon_1.jpg"><img class="size-medium wp-image-5600" title="01_salon_1" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/03/01_salon_1-350x154.jpg" alt="" width="350" height="154" /></a><p class="wp-caption-text">Uno scorcio di Elcercano</p></div>
<p>Qualche mese fa, ho avuto il piacere di entrare in contatto con Elcercano, nella centralissima Avenida de La Habana di Ourense. È uno spazio culturale atipico non solo in Galizia, perché si colloca fuori da logiche partitiche e dal sistema delle sovvenzioni statali. E propone, anche attraverso un’emittente radiofonica libera che trasmette qualche ora la settimana, un progetto di condivisione. Le attività di questo appartamento di oltre 100mq, spaziano nel campo delle arti e delle scienze –si va dalle mostre di fotografia, ai dibattiti di filosofia, alle proiezioni cinematografiche e altro ancora. Sono organizzate per tempo e comunicate attraverso una pagina web e una di facebook. Ma sono anche improvvisate al momento, a seconda dell’entusiasmo e dalle competenze di chi si presenta davanti al suo fondatore, Moncho Conde-Corbal.</p>
<div id="attachment_5601" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/03/02_salon2_1.jpg"><img class="size-medium wp-image-5601" title="02_salon2_1" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/03/02_salon2_1-350x129.jpg" alt="" width="350" height="129" /></a><p class="wp-caption-text">Un altro scorcio di Elcercano</p></div>
<p>Questa ricchezza, agli occhi di molti, potrebbe essere sfruttata in termini economici. Ma Moncho, sognatore instancabile e impenitente, continua a investire filantropicamente i suoi risparmi senza nemmeno cercare visibilità sui quotidiani o sui media locali. Ne avrebbe tutte le possibilità visto che è uno dei giornalisti storici del quotidiano locale La Región e in passato presentava un celebre programma di interviste in una televisione locale. Spesso sono i giornalisti a cercarlo ma Moncho continua a negarsi… Grazie a internet, al potere del passaparola -nel quale Moncho crede fermamente- e naturalmente all’eccezionalità delle proposte culturali, in pochi mesi più di 150 persone hanno aderito spontaneamente a sottoscrizioni libere e volontarie. Quote che prese singolarmente sono più che altro simboliche, ma che quantitativamente cominciano ad acquistare un certo peso. Perché vengono rinvestite nel sostenere gli artisti. E non solo. Tutti quelli che, oltre a trovare finalmente uno spazio gratuito per potersi esprimere, si sentono in un luogo vicino ai loro desideri.“Reading, concerti, proiezioni di film, intercambio di libri, manuali di viaggio, letture. Prestito di oggetti, studi, conoscenze, prestazioni di servizi o di qualsiasi altra attività che possa essere interessante&#8230; E tutto quello che l’immaginazione e lo star bene possano creare nel futuro.” Questa è la filosofia di Elcercano riassunta da Moncho sulla sua pagina web.</p>
<div id="attachment_5603" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/03/07_patio_1.jpg"><img class="size-medium wp-image-5603" title="07_patio_1" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2011/03/07_patio_1-350x308.jpg" alt="" width="350" height="308" /></a><p class="wp-caption-text">Il patio di Elcercano</p></div>
<p>Non è un caso che l’eclettico fondatore –in passato, oltre ad aver esercitato la professione di assicuratore è stato il primo modello dello stilista Adolfo Dominguez- abbia partecipato, nel 2000, al lungometraggio Bellas durmientes di Eloy Lozano nel ruolo di choffeur. All’interno del film Moncho conduce silenziosamente il protagonista fino alla casa delle “belle dormienti”, un luogo misterioso dove alcune ragazze sono capaci di stimolare l’immaginazione e il ricordo di chi  dorme accanto a loro… È bello pensare che Lozano, da buon regista, avesse intravisto in Moncho qualcosa del suo personaggio e che in qualche modo avesse profetizzato la sua attuale attività. Quella di qualcuno che, senza troppe parole, ci accompagna in un’altra dimensione del reale. Una terra di mezzo, utopica e concreta al tempo stesso, aperta tutti e a nessuno.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.duellanti.com/2011/03/un-luogo-non-comune/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il senso del viaggio</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2010/12/il-senso-del-viaggio/</link>
		<comments>http://www.duellanti.com/2010/12/il-senso-del-viaggio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 17:34:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Saibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galizia dentro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.duellanti.com/?p=5221</guid>
		<description><![CDATA[Il 2010 sta per concludersi e il nostro "galiziano" Simone Saibene fa un bilancio di questo anno appena trascorso, ma anche un bilancio sul senso del suo peregrinare in questo meraviglioso angolo di Spagna... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5222" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/12/mapa-galicia-01.jpg"><img class="size-medium wp-image-5222" title="mapa-galicia-01" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/12/mapa-galicia-01-350x259.jpg" alt="" width="350" height="259" /></a><p class="wp-caption-text">Antica mappa della Galizia</p></div>
<p>Amo i viaggi che spostano il nostro asse, che ci sintonizzano su un altro ritmo. Non quelli che congelano il tempo. Meglio un’improvvisata escursione a piedi nel parco fuori casa che un pianificato soggiorno in un villaggio turistico in Messico. Non disprezzo nemmeno i viaggi intrapresi senza alzare le chiappe dal divano di casa o, nel migliore dei casi, in una sala cinematografica. Le grandi e rischiose escursioni dell’immaginazione. Ciò che rende speciali i viaggi che modificano il nostro quotidiano è che, una volta tornati ad Itaca, ritroviamo ciò che abbiamo lasciato. Ma sotto una luce nuova: il tempo e l’esperienza del viaggio hanno cambiato la nostra visione sulle cose e sul mondo. Dietro ogni viaggio c’è sempre una scoperta e il più delle volte è interiore.</p>
<div id="attachment_5223" class="wp-caption alignright" style="width: 347px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/12/strada-vigo-ourense1.jpg"><img class="size-medium wp-image-5223" title="strada vigo-ourense1" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/12/strada-vigo-ourense1-337x450.jpg" alt="" width="337" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Uno scatto in treno Vigo-Ourense</p></div>
<p>Un anno fa sono partito per la Galizia portandomi appresso la mia ombra e pochi oggetti concreti. La mia discreta esperienza come viaggiatore mi ha insegnato a non partire con bagagli pesanti. A distanza di un anno ho scoperto che i miei propositi si sono rivelati corretti. Col tempo la mia valigia si è riempita talmente tanto che ho dovuto comprarne una nuova: la lascerò aperta per accogliere l’anno che viene.</p>
<p>In questo dialogo costante con i sentieri della Galizia, la sensazione più forte è proprio quella di essere ritornato a un linguaggio più autentico, non solo con me stesso, ma anche con gli altri. <em>Galizia dentro</em> è parte di questo dialogo, nel macroviaggio che ne contiene mille altri. Un’esplorazione che ho sempre concepito come interiore e allo stesso tempo esteriore. Un’esperienza fatta di grandi distanze e altrettante vicinanze. <em>Galizia dentro</em>, diario intimo e pubblico insieme, è la prima cosa che metterò in valigia per l’anno che viene. Intravedo nuovi orizzonti. Altre porte attendono di essere aperte. Magari ci sarà spazio per accorciare le distanze geografiche con qualcuno di voi lettori –come suggeriva un commento nel post precedente, un autoinvito che raccolgo con piacere. Intanto, fermo su nuove soglie, in attesa, vi lascio un libro, un cd, e un paio di film. Appartengono all’anno che è appena trascorso. Sono piccoli itinerari di viaggio. Mappe per esplorazioni galiziane da intraprendere stando fermi. A vostro rischio e pericolo.</p>
<div id="attachment_5225" class="wp-caption alignleft" style="width: 347px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/12/strada-vigo-ourense.jpg"><img class="size-medium wp-image-5225" title="strada vigo-ourense" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/12/strada-vigo-ourense-337x450.jpg" alt="" width="337" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Ancora uno scatto in treno Vigo-Ourense</p></div>
<p><strong>-	<em>A esmorga</em> di Eduardo Blanco Amor.</strong><br />
Scritto nel 1959, può essere considerato uno dei capolavori sottovalutati della letteratura del Novecento. L’edizione italiana, curata da Manuele Masini, s’intitola La baldoria, ed è pubblicata da Società Editrice Fiorentina.<br />
Ambientato interamente alla fine dell’Ottocento, A esmorga racconta il viaggio intrapreso da tre amici nello spazio di una notte ourensana fredda e piovosa. Realizzato in forma di monologo –la versione originale è un saggio sulle potenzialità offerte dal galiziano orale- è il crudo affresco di una società sull’orlo della Guerra Civile. Consigliato a chi avesse voglia di intraprendere un cammino tragico e selvaggio per taverne e bordelli. Senza pensare al domani.</p>
<p><strong>-	<em>Alborada do Brasil</em> di Carlos Nuñez.</strong><br />
L’album è stato distribuito nella seconda metà del 2009, ma per essere assimilato richiede più di un ascolto. Per questo è un cd che ho tenuto in valigia più tempo e che vi consiglio caldamente. Durante il corso di alcuni anni, in Brasile, il gaiteiro Carlos Nuñez ha scavato nelle tracce lasciate dal suo bisnonno, anch’egli musicista, emigrato dalla Galizia al principio del secolo scorso. Il risultato è un incontro tra melodie galiziane, portoghesi, Cantigas medioevali, samba e musica elettronica. Un viaggio originale quanto rischioso: una delle avventure musicali più interessanti degli ultimi anni.</p>
<div id="attachment_5224" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/12/Ritorno-a-San-Andrés.jpg"><img class="size-medium wp-image-5224" title="Ritorno a San Andrés" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/12/Ritorno-a-San-Andrés-350x209.jpg" alt="" width="350" height="209" /></a><p class="wp-caption-text">Un&#39;immagine tratta da &quot;Ritorno a San Andrés&quot;, mediometraggio di S. Saibene</p></div>
<p><strong>-	<em>Cella 211</em> di Daniel Monzón e <em>18 comidas </em>di Jorge Coira. </strong>Sulle qualità tecnico-artistiche del film di Monzón mi sono già espresso. In questo caso ve lo consiglio nuovamente perché dimostra quanto una realtà produttiva locale possa essere in grado di uscire dai propri confini geografici senza perdere la propria specificità. <em>18 comidas</em> invece perché mostra come, senza uscire dalle proprie frontiere, è possibile realizzare un film che parli un linguaggio universale. <em>18 comidas</em> attualmente non ha distributore italiano. Quindi è più difficile da recuperare… Nel caso non riusciate a reperirlo, più che in valigia, lascerei uno spazio vuoto nella lista dei film da vedere nel 2011. Magari questa tragicommedia galiziana ambientata a Santiago de Compostela riuscirà a raggiungere gli schermi italiani. Per qualche sentiero non collaudato o per un canale sensibile della distribuzione.</p>
<p><em>Moita merda e boa viaxe!</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.duellanti.com/2010/12/il-senso-del-viaggio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La vita del festivalero</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2010/11/la-vita-del-festivalero/</link>
		<comments>http://www.duellanti.com/2010/11/la-vita-del-festivalero/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 08:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Saibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galizia dentro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.duellanti.com/?p=5044</guid>
		<description><![CDATA[Un nuovo appuntamento con il diario galiziano di Simone Saibene, questa volta impegnato nell'arduo compito di selezionatore e giurato nel corso della 15ma edizione del "Festival internazionale del Cinema Indipendente di Ourense"...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5045" class="wp-caption alignleft" style="width: 326px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/11/Enrique-Nicanor-a-sinistra-presenta-Jorge-Viroga-e-i-suoi-allievi.jpg"><img class="size-full wp-image-5045" title="Enrique Nicanor (a sinistra) presenta Jorge Viroga e i suoi allievi" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/11/Enrique-Nicanor-a-sinistra-presenta-Jorge-Viroga-e-i-suoi-allievi.jpg" alt="" width="316" height="263" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, Enrique Nicanor (a sinistra) presenta Jorge Viroga e i suoi allievi</p></div>
<p>Grazie a Ezio Alberione e <em>duellanti</em>, tra il 2003 e il 2006, ho conosciuto l’Italia. In treno soprattutto, viaggiando per i festival cosiddetti minori come invitato, ho avuto la splendida opportunità di accorciare le distanze tra la mia immaginazione e la realtà del Paese. Tutto questo senza passare da Venezia, ma nemmeno, uscendo dai confini italiani, senza mettere mai piede a Cannes o a Berlino. Il mio territorio d’azione era quello dell’<em>Infinity Festival </em>di Alba (l’era Barisone e Chatrian rientra tra i più bei ricordi legati al mio passato da festivaliero), il <em>Linea d’Ombra</em> di Salerno, il <em>Bellaria Film Festival</em>, il <em>Festival dei Popol</em>i di Firenze, il <em>Gender Bender </em>di Bologna, il <em>TTV</em> di Riccione… In un festival minore il clima è più disteso, c’è sempre spazio per un cinema slegato da obblighi feroci di distribuzione o promozione, e al contempo, essendoci meno pressione mediatica, si eliminano più facilmente le barriere tra pubblico e addetti ai lavori. In quegli anni ho potuto scoprire, tra l’altro, i primi lavori di Anders Thomas Jensen e quelli di José Luis Guerin; ho avuto il piacere di attraversare le langhe in Panda con il regista brasiliano Cao Guimarães ma anche la simpatica coincidenza di bere una birra con John Sinclair e di chiacchierare amabilmente con Mercedes Alvarez. Con molti di loro ho mantenuto un contatto, con alcuni ci si è persi di vista e con altri ancora ho girato un film. A distanza di anni dal mio primo treno regionale Milano-Pesaro, ho accettato con entusiasmo l’invito di Enrique Nicanor, direttore del Festival Internazionale del Cinema Indipendente di Ourense, di collaborare come selezionatore e poi come giurato alla 15ma edizione. Perché adoro questo tipo di realtà. Così, anche questa volta, tra la frenesia delle tavole rotonde e il susseguirsi delle proiezioni, ho avuto il privilegio di trascorrere giornate intense e stimolanti. Alcune scoperte desidero condividerle con voi, in questo spazio.</p>
<p>Portare il cinema nelle scuole. O ancora, fare del cinema una scuola. Un’avventura, quest’ultima, intrapresa nel 2000 da Jorge Viroga, fondatore di <a href="http://www.orsonthekid.com/" target="_blank">Orson The Kid</a>: una vera e propria scuola di cinema per bambini e adolescenti. Jorge non è regista dei suoi film. Lo sono i ragazzi. Lui sceglie le location, ci mette l’esperienza e le risorse tecniche. Ai sogni, alle idee e alla realizzazione pratica, ci pensano loro. A Ourense i giovani autori hanno presentato <em>This is me</em>. Ora, Jorge, sta già pensando alla location del prossimo film: la costa galiziana. Visto che le<em> rías gallegas</em> le conosco meglio dei luoghi in cui sono nato, in primavera, appena darà il via alla ricerca, mi farà una chiamata. Jorge, ti aspetto, e mi raccomando, lascia a casa la mappa.</p>
<div id="attachment_5046" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/11/Il-viaggio-di-Seth-a-Otranto-di-Michele-Fasano.jpg"><img class="size-medium wp-image-5046 " title="Il viaggio di Seth a Otranto di Michele Fasano" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/11/Il-viaggio-di-Seth-a-Otranto-di-Michele-Fasano-350x231.jpg" alt="" width="350" height="231" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, &quot;Il viaggio di Seth a Otranto&quot; di M. Fasano</p></div>
<p>“Nel mio lavoro cerco di segnare una strada, però senza mostrarla, dando l’impressione che non ci sia nessun percorso da seguire. La libertà e l’esperienza dello spettatore devono essere originali. Lo spettatore è invitato ad adagiarsi e ad abbandonarsi come se ascoltasse una melodia…”. Michele Fasano mi parla di <a href="http://www.sattvafilms.it/it/content/il-viaggio-di-seth-otranto" target="_blank">Il viaggio di Seth a Otranto</a>, al Café Latino. Il regista ha presentato il suo ultimo film nella sezione “Perlas de documentales”. E devo confermare che il suo documentario è un’autentica esperienza, brilla davvero di luce propria, come una perla. È un viaggio poetico che prende le mosse dallo splendido mosaico della Cattedrale di Otranto. Attraversa cinque Paesi (Albania, Grecia, Turchia, Siria e Israele), altrettanti culti religiosi, per poi tornare al punto di partenza, all’Uomo, alla sua essenza originaria, priva di barriere e dogmi ma allo stesso tempo capace di comprenderli tutti. Il viaggio di Seth a Otranto è un inno all’amore nel suo significato più universale e, naturalmente, alla libertà. Ma senza essere Manifesto, senza proclami, né spiegazioni. È un’esperienza che parte prima di tutto dai sensi.</p>
<p>“La vita è una ricerca dove si sceglie il modo di sviluppare la libertà che ci appartiene. La politica, le arti, le scienze, le poetiche, devono essere quelle che indicano la strada per fare meglio questa ricerca liberamente e non segnalare il punto d’arrivo. L’uomo sa vivere la propria natura che è la libertà. Per questo nel mio film non do delle coordinate di orientamento. Il senso del viaggio è quello di comprendere alcuni concetti, ma non in modo didattico. I concetti sono disseminati in un viaggio, per così dire, non troppo preparato. Lo spettatore deve essere lasciato libero di poter fare quest’esperienza”. Michele termina il suo discorso, paghiamo i caffè e c’incamminiamo. Mentre passeggiamo per le vie di Ourense, mi piace ritrovare in lui quello spettatore curioso e aperto alla vita al quale si rivolge con il suo lavoro: un individuo sorpreso dalla temperatura dell’acqua delle As Burgas che “scotta davvero”, contento nel costatare attraverso i cruceiros il sincretismo religioso presente il Galizia, ma anche appagato dalla bontà del pulpo a la feira e gaudente per i chupitos di licor de hierbas. Qualcuno che, anche se per poco tempo, ha saputo accogliere la bellezza galiziana nelle sue piccole e grandi manifestazioni. Senza giudizi morali, politici, senza paragoni fuori luogo con il “bel” paese… A proposito, se non avete visto il suo lavoro precedente, <em>Filo di Luce</em>, girato nelle campagne tra Cremona e Reggio Emilia, ve lo consiglio. È del 2004, ed è una delle riflessioni più lucide e poetiche fatte negli ultimi anni in Italia su temi come l’immigrazione, il sincretismo religioso, le radici e la memoria.</p>
<div id="attachment_5047" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/11/Prediker-di-Daan-Van-Baelen.jpg"><img class="size-medium wp-image-5047" title="Prediker di Daan Van Baelen" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/11/Prediker-di-Daan-Van-Baelen-350x231.jpg" alt="" width="350" height="231" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, &quot;Prediker&quot; di D. Van Baelen</p></div>
<p>Il belga Daan Van Baelen ha vinto il premio come miglior regista con il cortometraggio Prediker. A dispetto dell’età -23 anni- e della sua poca esperienza dietro la macchina da presa, il suo cinema esibisce già un’impronta autoriale. Con solo tre cortometraggi all’attivo, Daan, per farsi le ossa, realizza videoclip. Personalmente mi auguro riuscirà a trovare presto – e non troppo tardi! &#8211; qualcuno disposto a produrre il suo primo lungometraggio. <em>Mucha suerte </em>Daan, hai una grande responsabilità da difendere, ti teniamo d’occhio. A volte saper parlare una lingua non conta, perché ci si capisce ugualmente mischiandone quattro. Durante la festa di conclusione del festival, Eugène Green ed io, conversando, abbiamo raggiunto livelli di surrealtà linguistica decisamente alti. Siamo stati capaci di barcollare su cinque lingue diverse continuando a esibire un certo stile, un equilibrio bizzarro e avventato in una logica tutta nostra. “I born nel Regno dei Barbari”, ha ammesso ad un certo punto il regista newyorkese, “viví moitos anos em Francia, pero Je parle italien e mi sento a casa em Portugal”.</p>
<p>Dopo aver concordato, sempre nel nostro linguaggio speciale, che la terra che ti appartiene è quella che ti scegli, sulla scia della condivisione il regista di<em> A religiosa portuguesa</em> –premiato come miglior film- mi ha detto che il suo prossimo lungometraggio sarà girato tra il nord Italia e la Svizzera. Siccome il destino non rispetta i confini, al termine della conversazione abbiamo deciso di non scambiarci i contatti. Non è dato sapere se ci rincontreremo di nuovo. E se sarà nel Regno dei Barbari, in Galizia o in Portogallo, o nella terra straniera dove sono nato. A volte è meglio abbandonarsi al linguaggio chiaro dell’imprevedibilità.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.duellanti.com/2010/11/la-vita-del-festivalero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>In difesa del talento, Sempre e Dovunque</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2010/10/in-difesa-del-talento-sempre-e-dovunque/</link>
		<comments>http://www.duellanti.com/2010/10/in-difesa-del-talento-sempre-e-dovunque/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 07:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Saibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galizia dentro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.duellanti.com/?p=4999</guid>
		<description><![CDATA[Si torna a parlare di cinema nel diario galiziano di Simone Saibene, che torna questa settimana raccontandoci di un progetto finanziato dal fondi galiziani e che ha ottenuto il premio FIPRESCI nella Quinzaine de Réalizateurs a Cannes...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_5000" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/10/oliver_laxe.jpg"><img class="size-medium wp-image-5000" title="oliver_laxe" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/10/oliver_laxe-350x233.jpg" alt="" width="350" height="233" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, il regista O. Laxe</p></div>
<p>30.000 euro è il budget che Oliver Laxe ha speso per <em>Todos vós sodes capitáns</em>, film girato in Marocco con fondi galiziani che ha ottenuto il premio FIPRESCI nella <em>Quinzaine de Réalizateurs a Cannes.</em> Cifre inferiori sono state investite per la realizzazione di cortometraggi, documentari, opere di videoarte, per tutti quei film che, per tematiche o scelte estetiche, non hanno trovato aperte le porte della grande industria cinematografica.</p>
<p>In Galizia queste opere hanno preso forma e spazio proprio grazie ai fondi pubblici che supportano il talento. Non parliamo di grosse cifre ma di numeri necessari. Ebbene, a quanto pare, visto che c’è la crisi, rischiano di scomparire. I critici José Manuel Sande, Martin Pawley e Xurxo González hanno scritto un manifesto in difesa di questi fondi (lo trovate <a href="http://actodeprimavera.blogaliza.org/" target="_self">qui </a>e tradotto in italiano in basso). Abbraccio pienamente la loro iniziativa che, a partire da questo momento, diventa internazionale. Esorto quindi critici, registi, operatori culturali, attori, tecnici del cinema… a sottoscrivere questo documento. Perché non è solo un fatto galiziano. Il talento non ha confini. E quando si manifesta in buon film è sotto gli occhi di tutti.</p>
<p>&#8212;</p>
<p><strong>In difesa degli aiuti al talento</strong></p>
<p>Data la complessa situazione economica e i conseguenti tagli di bilancio dell’amministrazione pubblica, esortiamo le autorità a mantenere il bando annuale per la &#8220;creazione e sviluppo del talento audiovisivo in Galizia&#8221; gestito dalla Axencia Galega das Industrias Culturais.</p>
<p>Queste sovvenzioni hanno fatto emergere l’importanza di un mondo parallelo che stava nell’ombra dell&#8217;industria audiovisiva, evidenziando la figura dei “creatori individuali” come motori di produzione libera e indipendente. Di questi aiuti hanno beneficiato un buon numero di autori che, grazie a questo sostegno finanziario, hanno potuto trasformare in realtà i loro progetti. Per merito di essi sono nate opere che sono già un punto di riferimento artistico a livello mondiale, per esempio il film Todos vós sodes capitáns di Oliver Laxe, che ha partecipato alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes 2010, un evento storico per il cinema galiziano. Ma al di là dei nomi specifici, vogliamo ribadire lo straordinario valore che questi aiuti hanno avuto al momento di promuovere sinergie e collaborazioni tra autori in un contesto di creazione autogestita. Anche da questo si definisce la loro importanza, al punto da convertirsi, per altre amministrazioni, in un modello da imitare.</p>
<p>Le sovvenzioni al talento hanno un budget ridotto, quest&#8217;anno di 300.000 euro, un importo equivalente a quanto normalmente riceve un solo lungometraggio realizzato secondo gli standard convenzionali. Con più di 250 progetti presentati nell’ultimo bando, appena 1/9 ha ricevuto l’aiuto dell’AGADIC, un rapporto di gran lunga inferiore rispetto a qualsiasi altra categoria. Consapevoli delle attuali difficoltà economiche, i firmatari chiedono all&#8217;amministrazione galiziana uno sforzo affinché si pratichi la minore riduzione possibile dei fondi e in nessun caso venga proposta la loro cancellazione, con la certezza che l&#8217;eliminazione di tali aiuti sarebbe un passo indietro drammatico considerando le conquiste fatte della nostra industria in questi ultimi anni.</p>
<p><strong>Galizia, 19 ottobre 2010</strong></p>
<p>Per sottoscrivere il manifesto è sufficente inviare una mail a: actodeprimavera@gamail.com<br />
Scrivi “Autorizo que mi nombre aparezca entre los los firmantes de esta petición”. Nome, cognome e professione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.duellanti.com/2010/10/in-difesa-del-talento-sempre-e-dovunque/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dio è suave</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2010/09/dio-e-suave/</link>
		<comments>http://www.duellanti.com/2010/09/dio-e-suave/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 21:36:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Saibene</dc:creator>
				<category><![CDATA[Galizia dentro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.duellanti.com/?p=4843</guid>
		<description><![CDATA[Il diario galiziano di Simone Saibene si tinge questa settimana dei colori del rock'n'roll, con il gruppo storico ourensiano di Los Suaves, che nel 1981 hanno avuto l'occasione imperdibile di aprire un concerto dei Ramones...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4844" class="wp-caption alignleft" style="width: 263px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/09/los-suaves-253x280.jpg"><img class="size-full wp-image-4844" title="los-suaves--253x280" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/09/los-suaves-253x280.jpg" alt="" width="253" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, Los Suaves</p></div>
<p>Spelacchiata, a prima vista. Quasi simpatica. Per i suoi movimenti in bilico tra il buffo e il sinuoso. Ma, quando ci si avvicina, graffia. Come una gatta. È la musica dei <em>Los Suaves</em>. Il gruppo ourensano nasce alla fine degli anni Settanta sotto la guida dei fratelli Domínguez. La prima occasione d’oro arriva nel 1981, quando aprono ai <em>Ramones</em>, a La Coruña. Da allora 11 dischi in studio, 4 dal vivo, 3 raccolte. Concerti e riconoscimenti un po’ ovunque. <em>29 anni, 9 mesi e un giorno</em> è il titolo che hanno dato al loro concerto di sabato a Ourense. La data del 18 settembre corrisponde esattamente al giorno in cui, quasi trent’anni prima, i fratelli scattarono una foto con la chitarra, senza saperla ancora suonare. Il sogno, quindi, innanzitutto. E poi la vita, nel mezzo. “Com’è possibile che nessuno ti racconti e ti dica che sono i sogni che sopportano la vita”, canta Yosi con la saggezza dei suoi 62 anni randagi, “e che non si può continuare vivendo senza di essi?”</p>
<p>Un concerto, quello ourensano, durato oltre due ore, davanti a più di 10.000 persone, che ha visto proporre tutti i classici e alcuni brani del nuovo album, il roccioso Adiós adiós. Un disco che segna, forse, la fine ma anche l’inizio di un&#8217;epoca –“è un addio che sa di benvenuto”, come canta Yosi nella title track.</p>
<div id="attachment_4845" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/09/Il-leder-del-gruppo-Yosi.jpg"><img class="size-medium wp-image-4845" title="Il leder del gruppo, Yosi" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/09/Il-leder-del-gruppo-Yosi-350x233.jpg" alt="" width="350" height="233" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, Yosi il leader di Los Suaves</p></div>
<p>Chitarre chirurgiche e una potente sezione ritmica hanno accompagnato le voce sofferta di Yosi e musicato le asprezze della vita (<em>Malas noticias</em>, <em>Maldita sea mi suerte, Siempre igual</em>) ma anche la poesia (<em>Pardao</em>, <em>O afiador</em>), la bellezza di fiori cresciuti su montagne di merda. Perché la loro musica è sempre stata così, fin dagli esordi, racconta la <em>esmorga</em> della vita. È selvaggia e indipendente. Fedele ai vicoli di pietra del casco storico di Ourense dove il gruppo ha mosso i primi passi, grata a quei portici che hanno riparato i cinque dalla pioggia. In bilico sui tetti dei palazzi della zona nuova sopra i quali il combo ourensano ha intonato per la prima volta il suo grido alla luna. Una musica perfino romantica, a volte, ma di un romanticismo disperato, graffiante quanto basta per lasciare il segno.</p>
<div id="attachment_4846" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/09/Piazza-Los-Suaves.jpg"><img class="size-medium wp-image-4846" title="Piazza Los Suaves" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/09/Piazza-Los-Suaves-350x295.jpg" alt="" width="350" height="295" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, la targa di Plaza Los Suaves</p></div>
<p>Il concerto del 18 settembre è stato filmato e sarà messo vendita in dvd, assieme ad un libro, a fine dicembre. A quanto si dice, potrebbe essere l’ultimo concerto del gruppo nella sua città natale.<br />
In pieno centro storico il comune di Ourense ha denominato una piazza “Los Suaves”. È uno spazio celebre, citato in passato con un altro nome in uno dei rari passi poetici del romanzo dalle tinte fosche di Eduardo Blanco Amor, <em>A esmorga</em>. Nel clima commemorativo che sta caratterizzando il loro ultimo tour, venerdì scorso l’assessorato alla cultura ha consegnato al gruppo anche una medaglia d’oro. Quando mai si è visto un gruppo hard-rock a metà strada tra i Thin Lizzy e i Motörhead riconosciuto dalle istituzioni e addirittura premiato? È proprio vero che in questo caso il sogno ha vinto sulla realtà, e quindi “il sogno non se ne va”, come canta Yosi nel brano <em>Cuando los sueños se van</em>. Anzi, resta. Come dimostrano i tanti giovani, il più delle volte musicisti, che arrivano fin qui in pellegrinaggio tutti i giorni, e scattano una foto in questo luogo pieno di senso. Sono alla ricerca di un segno concreto “en tiempos de hierro” che li faccia trovare la forza di abbracciare il loro destino, qualunque esso sia. Vivere controcorrente o in bilico sui tetti è una necessità ma anche un rischio che vale la pena di correre, sempre. Svegliandosi, dopo una lunga notte di incubi e meraviglie, si potrebbe scoprire ancora qualcosa di nuovo e insperato, a sorprenderci, sotto il sole.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.duellanti.com/2010/09/dio-e-suave/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

