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	<title>duellanti - mensile di cinema e... &#187; duellanti.com</title>
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	<description>Rivista di cinema e...</description>
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		<title>Polisse</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 10:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>
		<category><![CDATA[polisse]]></category>

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		<description><![CDATA[La quotidianità della Sezione Protezioni Minori di Parigi, divisa tra l’arrestare pedofili e il riflettere sui rapporti interpersonali durante le pause pranzo, alla disperata ricerca di normalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia – La quotidianità della Sezione Protezioni Minori di Parigi, divisa tra l’arrestare pedofili e il riflettere sui rapporti interpersonali durante le pause pranzo, alla disperata ricerca di normalità.</h4>
<p>Ci sono film che scivolano via, e poi ci sono film come <em>Polisse</em> che ti piombano sui denti come una mazza chiodata. La pellicola – vincitrice del Premio della Giuria alla scorsa edizione del Festival del Cinema di Cannes – nasce dalla curiosità della regista Maiwenn Le Besco, rimasta colpita dalla visione in tv di un documentario dedicato alla BPM (Brigade de Protection des Mineurs, brigate per la protezione dei minori, ndr.). Ed è proprio dal documentario che Maiwenn &#8211; qui, non a caso, anche attrice, nel ruolo della silenziosa fotografa che documenta a colpi di flash la vita della squadra speciale &#8211; recupera l’uso di una camera a mano sporca, che, al tempo stesso, si pone come spettatore taciturno alle spalle dei personaggi che vuole raccontare.</p>
<p>Un film, <em>Polisse</em>, che lavora su due piani narrativi in realtà non tanto lontani tra loro: la drammatica routine quotidiana con cui la  BPM è costretta a convivere, fatta di stupri, violenze sui minori e casi di abbandono, e una riflessione sull’apparente e necessaria normalità di un gruppo di agenti, costretti a confrontarsi ogni giorno con l’impalpabilità delle loro vite e alla continua e disperata ricerca di una boccata d’ossigeno dall’orrore quotidiano. E poi c’è un pregio, un grande pregio: dalla sua, infatti, la Maiwenn non cede mai alla tentazione di trascinare lo spettatore in una riflessione asettica sull’orrore, fatta di lacrime facili e situazioni portate volutamente all’estremo. La regista, infatti, preferisce utilizzare l’incredibile <em>effetto realismo</em> per analizzare e vivisezionare due realtà dure, durissime, che, paradossalmente, sono costrette ad intrecciarsi e che condividono ben più di un punto di contatto. C<em>hapeau. </em></p>
<p><strong>…in un tweet:</strong> Ci sono film che scivolano via, e poi ci sono film come <em>Polisse</em> che ti piombano sui denti come una mazza chiodata.</p>
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		<title>Millennium: Uomini che odiano le donne</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 08:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Fabbroni</dc:creator>
				<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>
		<category><![CDATA[millennium-uomini-che-odiano-le-donne]]></category>

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		<description><![CDATA[Repetita iuvant: Mikael Blomqvist è un giornalista investigativo finito in disgrazia a seguito di una condanna per diffamazione; deciso ad uscire di scena per preservare l'integrità del proprio giornale (l'eponimo Millennium)...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia &#8211; <em>Repetita iuvant</em>: Mikael Blomqvist è un giornalista investigativo finito in disgrazia a seguito di una condanna per diffamazione; deciso ad uscire di scena per preservare l&#8217;integrità del proprio giornale (l&#8217;eponimo <em>Millennium</em>), Mickael entra in contatto con Henrik Vanger, uno degli uomini più ricchi di tutta la Svezia, il quale gli propone di indagare sulla scomparsa dell&#8217;amata nipote Harriet, avvenuta molti anni prima. Blomqvist si mette subito sulla tracce della ragazza, facendosi aiutare da Lisbeth Salander, una giovane hacker dall&#8217;eccezionale talento investigativo&#8230;</h4>
<p>Ogni nuovo film di David Fincher suscita sempre grande attesa, inutile negarlo, così neppure questo primo capitolo della trilogia <em>Millennium</em> &#8211; nata dalla fantasia di un giornalista che scriveva romanzi per hobby, morto troppo giovane senza potersi godere una sola fetta dell&#8217;enorme successo prodotto dalla sua opera &#8211; può sottrarsi alla regola, nonostante un predecessore potenzialmente scomodo come la trasposizione di <em>Uomini che odiano le donne </em>datata 2009 e firmata dal danese Niels Arden Oplev.</p>
<p>Solo che l&#8217;ultimo film di Fincher è molto più del classico remake &#8220;all&#8217;americana&#8221; di un film europeo di successo, dal momento che riesce nel duplice intento di rimanere fedele all&#8217;impostazione del romanzo di Larsson, mantenendo inalterate l&#8217;ambientazione così come le radici culturali dell&#8217;opera, senza tralasciare l&#8217;elemento caratteristico che ti aspetti da uno come Fincher: il tocco di classe, la profondità di vedute che solo il vero autore può offrire, sia a livello di regia, tecnicamente eccelsa (nei momenti più tipicamente &#8220;fincheriani&#8221;, come la sequenza dell&#8217;inseguimento del rapinatore nella metropolitana, così come in quelli più disturbanti, vedi la terrificante scena dello stupro a casa del tutore di Lisbeth), che a livello di scrittura, grazie alla quale lo spettatore arriva senza intoppi al nocciolo del discorso: la consapevolezza che il potere non può sussistere senza sviluppare un proprio lato oscuro, e l&#8217;amara constatazione che nemmeno la più sacra fra le istituzioni &#8211; la famiglia &#8211; è al riparo dai germi della follia omicida.<br />
Niente di nuovo sotto il sole, direte voi. Può darsi, tuttavia in oltre due ore e mezzo di film il divertimento non manca. Non è poco.</p>
<p><strong>&#8230;in un tweet:</strong> Ci sono uomini che odiano le donne, e ci sono registi che sanno farti amare il cinema: David Fincher appartiene senz&#8217;altro alla seconda categoria.</p>
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		<title>TFF: Losey protagonista della retrospettiva</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 09:40:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redacted]]></category>

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		<description><![CDATA[Una retrospettiva dedicata al regista Joseph Losey.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6793" class="wp-caption alignleft" style="width: 219px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2012/02/losey.jpg"><img class="size-full wp-image-6793" title="losey" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2012/02/losey.jpg" alt="" width="209" height="256" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, J. Losey</p></div>
<p>La retrospettiva della 30sima edizione del Torino Film Festival, che si svolgerà a Torino nella seconda metà di novembre, sarà dedicata a Joseph Losey.</p>
<p>Saranno presentati i 37 lungometraggi e cortometraggi diretti dall&#8217;autore, considerato uno dei maggiori autori cinematografici degli anni &#8216;60 e &#8216;70, un maestro dello scavo psicologico, sociale ed esistenziale alla pari di Bergman e Antonioni.</p>
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		<title>Anche J.Lo e Tom Hanks sul palco degli Oscar</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 09:36:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redacted]]></category>

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		<description><![CDATA[I due attori affiancheranno Billy Crystal nella prossima serata degli Oscar.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6791" class="wp-caption alignleft" style="width: 355px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2012/02/Tom-Hanks-Best-Pictures-5.jpg"><img class="size-medium wp-image-6791" title="Tom-Hanks-Best-Pictures-5" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2012/02/Tom-Hanks-Best-Pictures-5-345x450.jpg" alt="" width="345" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, T. Hanks</p></div>
<p>Tom Hanks e Jennifer Lopez affiancheranno Billy Crystal sul palco del Kodak Theathre di Los Angeles nella serata degli Oscar il prossimo 26 febbraio.</p>
<p>Un onore per l&#8217;attore, che si è aggiudicato due volte consecutive la prestigiosa statuetta nel &#8216;93 e nel &#8216;94 per <em>Philadelphia</em> e <em>Forrest Gump. </em>Inoltre, l&#8217;ultimo film di Tom Hanks, <em>Extremely Loud &amp; Incredibly Close</em> è candidato come nella categoria miglior film.</p>
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		<title>Al via le riprese del nuovo film di Bellocchio</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 09:25:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redacted]]></category>

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		<description><![CDATA[Partite le riprese del nuovo contestato film di Marco Bellocchio, "Bella addormentata", ispirata alla vicenda di Elauana Englaro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6789" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2012/02/4554-marco-bellocchio.jpg"><img class="size-medium wp-image-6789" title="4554-marco-bellocchio" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2012/02/4554-marco-bellocchio-350x350.jpg" alt="" width="350" height="350" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, il regista M. Bellocchio</p></div>
<p>Contornate da non ben poche polemiche, hanno preso il via a Cividale del Friuli le riprese della nuova pellicola diretta da Marco Bellocchio, <em>Bella addormentata</em>, ispirata alla storia di Eluana Englaro.</p>
<p>I protagonisti sono Alba Rohrwacher, Toni Servillo, Michele Riondino e Piergiorgio Bellocchio. Il primo ciak è stato battuto in una villa appena fuori Cividale del Friuli in provincia di Udine, dove le riprese proseguiranno per dieci giorni, prima di approdare nel capoluogo friulano.</p>
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		<title>Hugo Cabret</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 09:24:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Cortimiglia</dc:creator>
				<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>
		<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo - Extended Edition]]></category>
		<category><![CDATA[hugo-cabret]]></category>

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		<description><![CDATA[Hugo Cabret è un orfano che vive segretamente nella stazione ferroviaria di Parigi negli anni ‘30.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span id="internal-source-marker_0.9026786512695253"></p>
<h4>La storia &#8211; Hugo Cabret è un orfano che vive segretamente nella stazione ferroviaria di Parigi negli anni ‘30. Un automa rotto, un’eccentrica ragazza e il freddo proprietario di un negozio di giocattoli lo catapultano in un’avventura alla scoperta della magia del cinema che cambierà le vite di tutti.</h4>
<p dir="ltr"><em>Ubi maior</em>. Di tanto in tanto si vede un film che racchiude in sé la magia e l’emozione che il cinema è in grado di sprigionare.<em> Hugo Cabret</em> è uno di questi. Il primo film in 3D di Martin Scorsese, tratto dal romanzo di Brian Selznick <em>La straordinaria invenzione di Hugo Cabret</em>, dimostra ancora una volta il talento di un regista buono come il vino, che più invecchia e più si fa apprezzare.</p>
<p dir="ltr">Scorsese si muove a suo agio con il 3D manco fosse un veterano di questa tecnica, prendendo anche spunto, è più che giusto, da altre produzioni, per esempio <em>Polar Express</em> e <em>A Christmas Carol</em> di Robert Zemeckis, per i voli che lascia compiere alla macchina da presa in una Parigi perennemente imbiancata dalla neve e ricostruita ad hoc per riproporre gli anni ’30 – ma qui c’è pure lo zampino dello scenografo 2 volte premio Oscar Dante Ferretti. Detto questo, tecnicamente c’è poco da eccepire e c’è poco da dire. Si parlava infatti di “magia” ed “emozione”. Sono l’essenza del cinema? Secondo qualcuno (me, per esempio) sì. E con questo presupposto <em>Hugo Cabret</em> non può che essere una meraviglia. Se il presupposto non è questo, allora inutile proseguire nella lettura di ciò che segue. Parliamoci chiaro, cos’è “meraviglioso”? Il meraviglioso postula la possibilità di una trasgressione all’ordinario, motivo per cui si prova stupore. Ecco, stupore. Come poteva sentirsi un individuo a cavallo tra fine ‘800 e inizio ‘900 seduto in una sala buia dove qualcuno proiettava “immagini in movimento”?</p>
<p dir="ltr">Stupore, meraviglia, magia. Ma la meraviglia non è ad esclusivo appannaggio dei primi spettatori cinematografici inesperti. La meraviglia è connatura al cinema, con buona pace dei fratelli Lumière che sostenevano si trattasse di una moda passeggera. Invece sono passati 117 anni dalla loro invenzione e dopo 117 anni lo spettatore che entra in sala sarà pure più esperto e preparato, ma ne esce ancora meravigliato. Il personaggio che vive nel film di Scorsese, Georges Méliès, è uno dei pionieri del cinema perché aveva percepito proprio l’incredibile potenziale immaginifico di questo <em>medium</em>. E Scorsese non fa altro che aggiungere la sua passione a quella di chi, agli albori del cinema, ha inventato generi come il fantasy e l’horror, ha dato vita al cinema narrativo come lo conosciamo adesso (i primi film erano per lo più “documentari”, riprese di normali eventi quotidiani), ha “inventato” l’espediente tecnico fondante del cinema (il montaggio) e realizzato i primissimi effetti speciali, che ormai abbondano anche nella più insospettabile delle pellicole.</p>
<p dir="ltr">Ora, quando un grande regista, ad un certo punto della carriera, si ferma e si volta a guardare indietro riflettendo su ciò che il cinematografo ha detto e dato, e può ancora dirci e darci, vuol dire che quel grande regista ha trovato la chiave di volta, ha capito il senso di tutto, ha maturato delle consapevolezze. Se pensiamo ai successi di Scorsese negli anni Zero del nuovo millennio (<em>Gans of New York</em>, <em>The aviator</em>, <em>The departed</em> e <em>Shutter island</em> – tutti con l’attore feticcio Di Caprio, parentesi nella parentesi), <em>Hugo Cabret </em>diventa una sorta di autoriflessione sul proprio fare cinema da parte di chi ha raggiunto la piena maturazione. È il primo film di Scorsese, infatti, in cui protagonista è un bambino. Un bambino appassionato di meccanismi meccanici (e cos’è il cinema se non un <em>mezzo meccanico</em>?), che grazie alla propria passione, alla voglia di trovare il proprio posto nel mondo (perché un orologio ha un numero esatto di ingranaggi e ognuno assolve ad un determinato compito e allora anche gli uomini in questo mondo, tutti, devono avere uno scopo) ri-anima i cuori di chi lo circonda, li ri-mette in moto, portando Georges Méliès a non rammaricarsi più per i bei tempi andati in cui godeva nel fare cinema e, al contrario, a goderne ora ancora e ancora, condividendo e diffondendo i propri lavori.</p>
<p dir="ltr">Possiamo vedere in questo bambino un nuovo Scorsese, che torna piccolo? Che si tuffa occhi chiusi e naso tappato dentro il meccanismo-cinema? Che ricomincia. Lì dove tutto ebbe inizio, quando il cinema era qualcosa di meraviglioso, per chi lo faceva e per chi lo vedeva.</p>
<p dir="ltr"><strong>&#8230;in un tweet:</strong> Scorsese crea un’opera magica che ci trasmette tutta la magia del cinema.</p>
<p></span></div>
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		<title>Omaggio hollywoodiano ad Argento</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 14:38:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redacted]]></category>

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		<description><![CDATA[Un omaggio al maestro del brivido nel corso del VII Festival Los Angeles, Italia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6784" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2012/01/dario_argento.jpg"><img class="size-medium wp-image-6784" title="dario_argento" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2012/01/dario_argento-350x219.jpg" alt="" width="350" height="219" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, il regista D. Argento</p></div>
<p>Il regista Dario Argento verrà omaggiato ad Hollywood in occasione del <em>VII Festival Los Angeles, Italia</em> in programma al Teatro Cinese dal 19 al 25 febbraio, alla vigilia degli Academy Awards (domenica 26).</p>
<p>La rassegna dedicherà anche una retrospettiva di film dell&#8217;autore &#8211; con classici come <em>Profondo Rosso, Suspiria, La Sindrome di Stendhal </em>e<em> Il gatto a nove code</em> &#8211;  e un&#8217;anticipazione di 25 minuti dell&#8217;attesissimo nuovo lavoro <em>Dracula 3D</em>, interpretato dal tedesco Thomas Kretschmann con Rutger Hauer e dalla figlia Asia.</p>
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		<title>&#8220;The Help&#8221; sbanca ai Sag Awards</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 14:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redacted]]></category>

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		<description><![CDATA[La pellicola di Tate Taylor fa furore ai Sag Awards,  i premi assegnati dal sindacato degli attori a Hollywood.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<div id="attachment_6782" class="wp-caption alignleft" style="width: 325px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2012/01/The-Help_cover.jpg"><img class="size-medium wp-image-6782" title="The-Help_cover" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2012/01/The-Help_cover-315x450.jpg" alt="" width="315" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, la locandina di &quot;The Help&quot;</p></div>
<p><em>The Help</em> è il grande trionfatore dei Sag Awards, i premi assegnati dal sindacato degli attori a Hollywood.</p>
<p>Emma Stone, Viola Davis, Octavia Spencer, Bryce Dallas Howard e Jessica Chastain: questa la cinquina di grandi attrici che hanno permesso alla pellicola  diretta da Tate Taylor, di conquistare il riconoscimento come miglior cast, l&#8217;equivalente, per i Sag, del miglior film. Migliore attrice proprio la protagonista di <em>The Help</em> Viola Davis, mentre invece per la categoria miglior attore  conquista un premio Jean Dujardin, interprete di <em>The Artist</em>.</p>
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		<title>I vincitori del Sundance Festival 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 13:13:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Redacted]]></category>

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		<description><![CDATA[Ecco i vincitori delle categorie principali del Sundance.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6779" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><a href="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2012/01/sundance2012.jpg"><img class="size-medium wp-image-6779" title="sundance2012" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2012/01/sundance2012-350x268.jpg" alt="" width="350" height="268" /></a><p class="wp-caption-text">Nella foto, il logo del Sundance 2012</p></div>
<p>Sono stati annunciati i vincitori dell’edizione 2012 del <em>Sundance Film Festival</em>, il festival prestigioso creato da Robert Redford e dedicata al cinema indipendente.</p>
<p>Il Premio della Giuria per il Miglior film drammatico è andato a <em>Beasts of the Southern Wild,</em> opera prima scritta e diretta del 29enne Benh Zeitlin, con protagonista una bambina di otto anni. Per quanto riguarda la sezione Documentari, ad aggiudicarsi il premio è Eugene Jarecki con <em>The House I Live In</em>, un’ interessante indagine sulla fallimentare lotta alla droga negli USA.</p>
<p>Sono invece andati a <em>The Surrogate</em> di Ben Lewin il Premio della Giuria per il Miglior cast e il Premio del Pubblico per il Miglior film drammatico. Durante l&#8217;edizione di quest&#8217;anno, sono stati presentati 117 lungometraggi, film di vario genere provenienti da 30 Paesi diversi e 45 pellicole di registi esordienti. E ancora: 24 i film in concorso, 64 le prime assolute, così come 64 sono stati i cortometraggi presentati.</p>
<p>Per tutti gli altri premi rimandiamo al <a href="http://www.sundance.org/festival/" target="_blank">sito ufficiale</a>.</p>
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		<title>ACAB &#8211; All Cops are bastard</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 15:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katiuscia Incarbone</dc:creator>
				<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>
		<category><![CDATA[acab-all-cops-are-bastard]]></category>

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		<description><![CDATA[Tratto dall’omonimo libro di Carlo Bonini. E'la storia di Cobra, Negro e Mazinga, celerini di vecchia data, addetti all’educazione sentimentale della giovane recluta Adriano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia &#8211; Tratto dall’omonimo libro di Carlo Bonini. E&#8217;la storia di Cobra, Negro e Mazinga, celerini di vecchia data, addetti all’educazione sentimentale della giovane recluta Adriano.</h4>
<p><em>ACAB</em> è l’esordio cinematografico del figlio d’arte Stefano Sollima, già noto per la serie tv di <em>Romanzo Criminale</em>, ma è anche l’acronimo di <em>All cops are bastard</em> motto nato dai 4-Skins (gruppo rock inglese anni Settanta) e diventato un urlo di odio tra gli ultras.  Il film è un’opera che ha il pregio di raccontare, attraverso il pedinamento delle quattro storie particolari dei protagonisti, le frange oscure della violenza, viscerale e virale. Violenza che si nutre di contraddizioni perenni, individuali e sociali, porto franco di quella stessa legge che da un lato, segretamente, la legittima e dall’altro la condanna. Il compito della squadra mobile della Polizia è quello di mantenere l’ordine e attaccare solo se attaccati, difficile quando in gioco c’è la sopravvivenza stretta dalle cordate della Legge, da un lato, e dell’istinto, dall’altra.  Con una regia asciutta e realistica <em>ACAB</em> ha il pregio di raccontare da vicino il reparto mobile della Polizia. Rivitalizza un genere, il poliziesco, ormai desueto in Italia,  caricandolo di uno sguardo attento anche ai momenti più intimi, contraddittori e privati dell’uomo. La cronaca e il documentario dialogano con un cinema di genere e l’effetto è un pugno nello stomaco, il racconto nudo e puro delle diverse accezioni della miseria umana e dell’irrazionale su cui ogni potere trova a fondarsi.</p>
<p><strong>&#8230;in un tweet:</strong> <em>ACAB</em> è un film che aspettavamo da tempo, dove l’estetica si misura con l’etica regalandoci momenti di rabbia, di commozione e di ilarità, e ponendoci di fronte a quesiti universali.</p>
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		<title>L&#8217;arte di vincere</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:26:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Gipponi</dc:creator>
				<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>
		<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo - Extended Edition]]></category>
		<category><![CDATA[larte-di-vincere]]></category>

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		<description><![CDATA[Billy Beane è il general manager degli Oakland’s Athletics, squadra di baseball che dispone di un budget piuttosto basso. Peter Brand è un giovane laureato in economia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia &#8211; Billy Beane è il general manager degli Oakland’s Athletics, squadra di baseball che dispone di un budget piuttosto basso. Peter Brand è un giovane laureato in economia che illustra a Beane un nuovo sistema d’analisi statistica che consente alla squadra di ottimizzare i punteggi con il minimo sforzo economico per acquistare giocatori.</h4>
<p>«Come si fa a non essere romantici con il baseball?», si chiede l’ex giocatore Billy Beane, ora general manager di una squadra minore. Davanti a una domanda tanto retorica sembrerebbe già di vederlo, questo <em>Moneyball</em>: tutto epica sportiva, brocchi che sanno fare squadra alla sporca ultima dozzina e momenti di gloria in ralenti. Invece no. <em>L’arte di vincere</em>, questo il titolo italiano, è 5% di baseball giocato e 95% di baseball parlato. Principalmente si parla appunto di numeri, di soldi e stipendi, di valori e percentuali di rendimento dei giocatori, secondo il rivoluzionario modello matematico messo a punto da Michael Lewis, sorta di beautiful mind delle statistiche sportive e autore del libro su cui si basa la sceneggiatura. È meglio fare un esempio: c’è una scena in cui Brad Pitt e Jonah Hill (prima d’ora specializzato nel ruolo dell’adolescente arrapato in alcune celebri commedie teen) gestiscono una sorta di contrattazione triangolare, una compravendita di giocatori con alcuni manager di altre squadre, il tutto al telefono. Detto così, può sembrare un passaggio altamente anticinematografico, e invece è una delle scene più godibili del film (in sala ridevamo in molti). A scoprire le carte, ovviamente, si trovano alla sceneggiatura due fuoriclasse come Steven Zaillian (<em>Schindler’s List</em> e <em>Gangs of New York</em>, per dire) e Aaron Sorkin (<em>The Social Network</em>, ultimamente). Per parte sua il regista (qui all’opera seconda dopo <em>Truman Capote – A sangue freddo</em>) adotta un punto di vista coraggioso e sta nel backstage, tra uffici e spogliatoi, dove le partite si vedono in tv e si analizzano su un monitor.</p>
<p>La scelta di campo è tanto decisa che non abbiamo nemmeno modo di vedere in azione l’allenatore, anche se è Philip Seymour Hoffman. Proprio alla fine, però, e proprio come il suo protagonista, Bennett Miller perde un po’ di determinazione e cede, mettendo fuori il naso sul diamante e rischiando di portare sfortuna alla pellicola, come Beane alla squadra. A parte questa debolezza, comunque, non essere romantici con il baseball paga.</p>
<p><strong>…in un tweet:</strong> film sul baseball parlato senza momenti di gloria. Una storia vera per chi di baseball non capisce assolutamente nulla.</p>
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		<title>Mission: Impossible &#8211; Protocollo fantasma</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena Gipponi</dc:creator>
				<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>
		<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo - Extended Edition]]></category>
		<category><![CDATA[mission-impossible-protocollo-fantasma]]></category>

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		<description><![CDATA[L’agente segreto Ethan Hunt e la sua squadra vengono scambiati per dei terroristi che fanno saltare in aria nientemeno che il Cremlino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia &#8211; L’agente segreto Ethan Hunt e la sua squadra vengono scambiati per dei terroristi che fanno saltare in aria nientemeno che il Cremlino. Subito rinnegati dal governo degli Stati Uniti che vuole evitare una guerra nucleare, per salvarsi devono trovare i veri responsabili, stavolta da soli e senza copertura.</h4>
<p>I titoli di testa di questo quarto capitolo della serie dedicata all’agente Ethan Hunt, una specie di bignami a 24x delle principali scene del film, sono una promessa mantenuta: seguiranno più di 120 minuti di azione mozzafiato senza ellissi né flashback, un movimento tanto incessante che perfino la base operativa della squadra è il vagone di un treno in corsa. Nei fugaci momenti di decompressione una manciata di battute e gag indovinate provvedono a tenere alto il ritmo, che non viene rallentato nemmeno dalla sottotrama più intima e mélo riguardante il dolore di Hunt per la perdita della moglie in una missione passata.</p>
<p>Abituato a maneggiare corpi di carta e pixel il regista Brad Bird, premio Oscar per <em>Gli incredibili </em>e <em>Ratatouille </em>qui per la prima volta alle prese con la <em>live action</em>, sembra quasi non curarsi della differenza: dopo essere stati scaricati da tutti, gli agenti non possono più contare sulla tecnologia all’avanguardia fornita loro dal governo e devono perciò cavarsela in più di un’occasione con mezzi se non proprio di fortuna di certo non all’avanguardia, difettosi e imperfetti; è allora che lo strumento più affidabile di tutti si rivela essere ancora una volta il corpo allenato di un Tom Cruise prossimo ai 50 anni (!), sorta di <em>Mr. Incredibile </em>indistruttibile e in perfetta forma, “naturale” anche a 800 metri da terra sul grattacielo più alto del mondo.</p>
<p>Consiglio disinteressato: chi può lo veda in una sala IMAX, chè le scene più spettacolari sono state girate in questo formato ad alta risoluzione e fanno venire proprio i brividi.</p>
<p><strong>…in un tweet:</strong> Brad Bird mette insieme una squadra di <em>Incredibili</em> in carne ed ossa e incolla alla poltrona per più di due ore.</p>
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