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	<title>duellanti - mensile di cinema e...</title>
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	<description>Rivista di cinema e...</description>
	<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 22:32:44 +0000</pubDate>
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		<title>Le due cadute del Paese delle Meraviglie: Burton e McGee</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 11:04:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Mosna</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[I tagliaerbe]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il grande successo al box office, "Alice in Wonderland" continua a far parlare di sè.  Osservando l'ambito videoludico, appare interessante un confronto tra la pellicola burtoniana e uno dei videogame più intriganti della scorsa decade, "American McGee's Alice", forse più burtoniano del film stesso. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em></em></p>
<p><em></em></p>
<div id="attachment_3548" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><em><em><img class="size-medium wp-image-3548" title="americanalice" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/03/americanalice-350x207.jpg" alt="Un'immagine tratta dall'opening di &quot;American McGee's Alice&quot;" width="350" height="207" /></em></em><p class="wp-caption-text">Un&#39;immagine tratta dall&#39;opening di &quot;American McGee&#39;s Alice&quot;</p></div>
<p><a href="http://www.duellanti.com/2010/03/alice-in-wonderland-2/" target="_self"><em>Alice in Wonderland</em> </a>è nelle sale, incassa un botto, i produttori sono felici e i bambini sanno già a memoria le battute (parola d&#8217;onore: domenica scorsa al cinema una marmocchia anticipava ogni dialogo). Eppure <em>Alice</em> di Tim Burton non è il genere di film che ci saremmo aspettati dal regista di <em>Edward mani di forbici</em>. Un mondo schizofrenico, autistico, lisergico come il Paese delle Meraviglie meccanizzato da Burton, dalla sua ossessione per la morte, per lo spavento, per la deformità, per la pazzia doveva o quantomeno poteva osare. Invece no: una festa di colori anestetizzati dai cupi occhiali in 3D, una storia che non si sbilancia, una povertà di tematiche nere e un lieto fine tremendamente atteso. Alice all&#8217;acqua di rose.</p>
<p>Il problema, però, è più grave del previsto. Da Burton non ci saremmo aspettati &#8220;qualcosa di diverso&#8221; ma &#8220;qualcosa di già visto&#8221;. Ci riferiamo a quello che dieci anni fa fece American McGee, un nome misconosciuto dai cinefili, mitizzato dai videoludofili. Questo signore all&#8217;epoca dei fatti aveva poco più di venticinque anni e di mestiere disegnava livelli per la id Software. Nel 1998 entrò in <em>Electronic Arts </em>e prese le redini di un progetto dedicato all&#8217;Alice di Lewis Carrol e due anni dopo uscì <em>American McGee&#8217;s Alice</em>. La trama del videogame è sorprendentemente simile a quella del film di Burton: Alice è richiamata nel Paese delle Meraviglie, la Regina Rossa ha soggiogato il regno portando un&#8217;era di terrore e decadenza. La differenza con Burton è però abissale. Alice non è infatti una nobile inglese, bensì una ragazza catatonica e autolesionista, impazzita dopo avere assistito impotente al rogo dei propri genitori in un incidente domestico. Il regno delle meraviglie è una landa corrotta, contorta, deformata. I personaggi parlano un linguaggio criptico, si esprimono in rima dando luogo a poesie intraducibili. I buoni si fanno cattivi, i cattivi si fanno spietati. La corsa del Bianconiglio si conclude senza preavviso in un bagno di sangue. Il Cappellaio Matto, ossessionato dal tempo, diventa un maniaco che si autoinnesta elementi a orologeria.</p>
<div id="attachment_3547" class="wp-caption alignright" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-3547" title="alice1wb21" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/03/alice1wb21-350x219.jpg" alt="Un'immagine tratta da &quot;American McGee's Alice&quot;" width="350" height="219" /><p class="wp-caption-text">Un&#39;immagine tratta da &quot;American McGee&#39;s Alice&quot;</p></div>
<p>L&#8217;intero videogame è la costruzione di un incubo di Alice, con elementi che si compongono lentamente materializzando le più grandi angosce della ragazza. Il Ciciarampa, ad esempio, è costituito da pezzi della casa bruciata dove Alice ha visto morire i suoi genitori. Il castello della Regina Rossa, infine, è un viaggio all&#8217;interno delle viscere della stessa Alice, il momento in cui la fanciulla deve affrontare la sua più grande paura: se stessa. Al contrario il mondo del film burtoniano, come ammette la stessa Alice nel film, è un sogno. Il suo sogno. La dimostrazione che Tim Burton ─ ogni tanto e nostro malgrado ─ dorme tranquillo.</p>
<p>L&#8217;annuncio di T<em>im Burton&#8217;s Alice in Wonderland</em> porta inevitabilmente alla mente McGee. Ovvero, da Burton ci si aspettava la cinematografizzazione dell&#8217;incubo di American McGee&#8217;s Alice. Quello che troviamo è invece un film Disney, squisitamente curato ma spaventosamente poco ispirato. Nasce così un paradosso: l&#8217;incubo di Alice trasformato in sogno da Burton, diventa a sua volta un incubo per chi ama il cinema e i videogame. L&#8217;attesa di un momento di terrore si fa vana, rendendo la ricerca spasmodica di una scarica di adrenalina in un lungo viaggio nella propria mente, alla riscoperta di quei bei momenti che dieci anni fa ci avevano incantato davanti al computer e che oggi, sul grande schermo tridimensionale, non siamo riusciti a ritrovare.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dedicato a chi ha voglia di guardare da una nuova prospettiva</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 10:11:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Canova</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Crossroad]]></category>

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		<description><![CDATA[Circola un’idea di Potere abbastanza inquietante tra gli uomini di potere (o al potere) nell’Italia di oggi. La si vede (la si intravede&#8230;) chiaramente (o oscuramente?) nel rapporto che hanno con le immagini. O nel modo in cui le usano. O, più ancora, nella maniera in cui si fanno (o cercano di farsi) essi stessi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3541" title="occhio-601" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/03/occhio-601-350x210.jpg" alt="occhio-601" width="350" height="210" />Circola un’idea di Potere abbastanza inquietante tra gli uomini di potere (o al potere) nell’Italia di oggi. La si vede (la si intravede&#8230;) chiaramente (o oscuramente?) nel rapporto che hanno con le immagini. O nel modo in cui le usano. O, più ancora, nella maniera in cui si fanno (o cercano di farsi) essi stessi immagine. Prendete il caso del Governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni, ricandidato a ricoprire il suo ruolo di potere per il quarto mandato consecutivo (un ventennio: un po’ sinistro, non vi pare?). Per la sua campagna elettorale, Formigoni ha scelto di addobbare le strade e le piazze lombarde con una gigantografia in cui la sua effigie si forma - come in una sorta di puzzle in equilibrio visivo su una dissolvenza incrociata - attraverso l’accostamento di centinaia e centinaia di fototessere che rappresentano evidentemente cittadini e/o elettori. Dal punto di vista del Governatore, l’intento comunicativo è abbastanza palese: Formigoni presenta se stesso come la sintesi di coloro che lo votano. Meglio: come il corpo mistico che sussume in sé la soggettività di quel popolo sovrano che ancora una volta si accinge a scegliere di farsi rappresentare da Lui. È un’idea del Potere che sta fra il cristologico e l’assolutistico. Cioè - modernissimamente, no? - fra Ratzinger e Richelieu: il corpo del sovrano trascende i sudditi, li incarna, si genera in essi e da essi. Lo slogan che accompagna l’immagine recita «Uno di noi». Ma forse, sarebbe stato più corretto dire “Tutti noi in Uno”, “Tutti noi in Lui”. Proviamo a rovesciare il punto di vista e a guardare la medesima immagine non nella prospettiva del Governatore che in essa si autorappresenta, ma da quella di uno qualsiasi di quei “noi” che nel manifesto vengono evocati. Sembra evidente che per generare il viso del capo/sovrano i sudditi scompaiono. Non hanno più identità. Sono pure tessere anonime di un puzzle che li schiaccia. Buone tutt’al più per il televoto. P<em>ush the bottom</em>, e via. A reti unificate. Il Potere non è espressione della volontà dei sudditi: il Potere afferma se stesso e si palesa annichilendoli. Deprivandoli di ogni riconoscibilità, soggettività. Potrebbe esserci chiunque, in quel puzzle. Non lo si vede. Perché al Potere non interessa chi preme il pulsante del televoto, ma quanti l’hanno fatto. E invece, forse, bisognerebbe ricominciare a prendersi cura del chi. Provare ad andare a guardare chi c’è in quella immagine. Com’è fatto. Come sono/siamo fatti. Se si prende una lente e si tenta di scrutare da vicino le facce che il Capo/Re/Dio ha un po’ vampirescamente risucchiato in sé, si scopre ad esempio che si fa fatica a trovare un volto, uno solo, che non sia di razza bianca. Tutte della stessa etnia le tessere del corpo mistico di colui che si prepara a rigovernare per volontà del popolo sovrano.Vuoi vedere che se vai a osservare un po’ meglio come sono fatte le immagini, scopri che quel che voleva sembrare Dio è, tutt’al più, soltanto un idolo padano? Meglio: un idolo pagano.</p>
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		<title>Percy Jackson e gli dei dell&#8217;Olimpo - Il ladro di fulmini</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 08:35:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizia Malgieri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>

		<category><![CDATA[percy-jackson-e-gli-dei-dellolimpo-il-ladro-di-fulmini]]></category>

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		<description><![CDATA[Percy Jackson è un adolescente dislessico e iperattivo, che vive a New York con sua mamma e il compagno lavativo. Nel corso di una visita al Museo di arte antica, Percy viene attaccato da una Furia che lo accusa di aver rubato la folgore del divino Zeus...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia - Percy Jackson è un adolescente dislessico e iperattivo, che vive a New York con sua mamma e il compagno lavativo. Nel corso di una visita al Museo di arte antica, Percy viene attaccato da una Furia che lo accusa di aver rubato la folgore del divino Zeus ed è in quel momento che il ragazzo apprende di essere il figlio di Poseidone.</h4>
<p>C&#8217;è una regola che dovrebbe essere imposta nella cinematografia statunitense, come una sorta di primo comandamento: impedire ai registi <em>stelle&amp;strisce</em> di raccontare la storia e la mitologia dell&#8217;Antica Grecia. Se già prodotti come<em> Troy</em> e <em>300</em> ci avevano fatto dubitare delle loro effettive (in)competenze in materia, <em>Percy Jackson e gli dei dell&#8217;Olimpo</em> infligge il colpo di grazia. Tuttavia, tralasciando gli evidenti strafalcioni che trasudano dall&#8217;intera pellicola e la reinvenzione bizzarra di alcuni <em>topoi</em> della mitologia greca - come la porta dell&#8217;Oltretomba ai piedi della scritta Hollywood e l&#8217;ingresso dell&#8217;Olimpo all&#8217;ultimo piano dell&#8217;Empire State Building (!) - <em>Percy Jackson</em> è una commedia <em>fantasy</em> che scorre leggera, senza alcuna pretesa di indottrinamento culturale o morale (per una volta), ma che rilegge il tipico viaggio dell&#8217;eroe classico in chiave 2000&#8217;s, infarcendola di musica amata dai teen, di battute <em>strippanti </em>(geniale il satiro apprendista, fedele scudiero del semi-dio) e di giovani star dagli occhi blu.</p>
<p>E a chi si aspetta un bis di <em>Harry Potter</em> rimarrà deluso: gli unici elementi che le due pellicole condividono sono un regista oramai consacrato ai <em>kolossal</em> per ragazzi e gli effetti speciali, rimasti incredibilmente inalterati rispetto al primo episodio della saga <em>harrypottiana </em>diretto dallo stesso Columbus.</p>
<p><em>Questo è un commento &#8220;a caldo&#8221;. </em></p>
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		<title>Biografilm Festival – International Celebration of Lives: Scadenza bando</title>
		<link>http://www.duellanti.com/2010/03/biografilm-festival-%e2%80%93-international-celebration-of-lives-scadenza-bando/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 22:59:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Mosna</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Agenda]]></category>

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		<description><![CDATA[Bologna, scadenza del bando: 15 marzo 2010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-3402" title="bio_home" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/03/bio_home-350x149.jpg" alt="bio_home" width="350" height="149" />Biografilm Festival – International Celebration of Lives</em> è il primo evento internazionale interamente dedicato alle biografie e ai racconti di vita.</p>
<p>I registi interessati possono iscrivere le loro opere<em> </em><strong>entro il 15 marzo</strong><em> </em>attraverso il portale web <a href="www.withoutabox.com/login/6432" target="_blank">Withoutabox</a>, il rivoluzionario network che riunisce oltre 100.000 registi indipendenti provenienti da tutto il mondo.</p>
<p>I registi italiani possono invece scegliere tra due modalità:<br />
- inviare direttamente, sempre entro il 15 marzo 2010, un dvd della loro opera all’indirizzo <strong>Biografilm Festival, via Paolo Fabbri 1/4, 40138 Bologna.</strong><br />
- oppure andare su<em> withoutabox </em>nella categoria “Italian” e iscriversi gratuitamente.</p>
<p>Saranno ammesse alla selezione opere con una chiara vocazione biografica o che mantengano comunque come centrale l’opera e la vita di un personaggio, sia fiction che documentarie, realizzate tra il 2008 e il 2010.</p>
<p>La Selezione ufficiale proporrà gli esiti più interessanti e originali della produzione biografilmica mondiale. I dieci film selezionati concorreranno per il <em>Biografilm Lancia Award</em>, assegnato da una giuria internazionale, per il premio del pubblico <em>Audience Award</em> e per il <em>Best Life Award</em>, per il miglior racconto biografico.</p>
<p><strong>Per maggiori informazioni:</strong><a href="info@biografilm.it" target="_blank"> info@biografilm.it</a></p>
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		<title>Cella 211</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 11:54:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Saibene</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>

		<category><![CDATA[Galizia dentro]]></category>

		<category><![CDATA[cella-211]]></category>

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		<description><![CDATA[Juan Oliver ha appena trovato lavoro come secondino in un penitenziario di massima sicurezza. Durante una sua visita, viene colpito da un pezzo di intonaco sulla testa e viene lasciato dai colleghi nell'unica cella libera, la 211. In quello stesso istante, ha però inizio una rivolta organizzata dal carismatico detenuto Malamadre...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia - Juan Oliver ha appena trovato lavoro come secondino in un penitenziario di massima sicurezza. Durante una sua visita, viene colpito da un pezzo di intonaco sulla testa e viene lasciato dai colleghi nell&#8217;unica cella libera, la 211. In quello stesso istante, ha però inizio una rivolta organizzata dal carismatico detenuto Malamadre&#8230;</h4>
<p>La fiamma di un accendino fende l’oscurità. Un uomo riscalda un oggetto contundente. Poi, lentamente ma con decisione, si provoca due tagli sugli avambracci. Il sangue gocciola nel lavandino sottostante colorando di rosso l’acqua sporca.</p>
<p>Nell’<em>incipit</em> di <em>Celda 211</em> (in it. <em>Cella 211</em>) di Daniel Monzón è già contenuto il resto del film. Nei tetri corridoi di un carcere spagnolo si accende una rivolta. Una sommossa che inizialmente prende le sembianze di un oggetto contundente, di un’arma pronta per essere scagliata contro la giustizia corrotta e le forze dell’ordine. Ma che poi, nel corso della narrazione, si rivelerà soltanto il gesto estremo di chi non ha più niente da perdere…</p>
<p>Ad accompagnarci in questo cammino verso l’autodistruzione, Juan Oliver, un funzionario del servizio carcerario coinvolto, involontariamente al principio e volontariamente poi, nella rivolta.</p>
<p>Monzón è abile nel saper ricavare dallo spazio a sua disposizione (l’autentico ex-carcere di Zamora) inquadrature capaci di trasformare un thriller in un incubo neorealista. Un metodo di lavoro che si può riscontrare nella maggioranza dei registi spagnoli in questi ultimi anni. Quello cioè di realizzare film polizieschi, thriller e horror, non nell’artificiosità di un teatro di posa ma partendo dalle caratteristiche e dalle potenzialità offerte da un luogo reale, depositario naturale di atmosfere e inquietudini.</p>
<p>Assolutamente efficaci i volti di<em> Celda 211</em>: facce cariche di angoscia, rabbia e dolore. Tra questi spicca quella del galiziano Luis Tosar nel ruolo di Malamadre, detenuto a capo della rivolta. Monzón non lo rivela subito, dapprima ne mostra soltanto la nuca, concedendosi una citazione a <em>The Wrestler</em> di Aronofsky. Anche qui l’attesa vale la sorpresa. Pochi minuti dopo ecco un Tosar irriconoscibile, completamente trasformato nel fisico ma anche nella voce, autentica manifestazione della rabbia dell’eterno perdente.</p>
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		<title>I Goya parlano galego</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 11:53:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Simone Saibene</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Galizia dentro]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa settimana il diario galiziano di Simone Saibene vira totalmente al cinema, parlandoci dell'ultima edizione dei Goya, che ha visto trionfare la pellicola galega "Celda 211", di prossima uscita anche in Italia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_3532" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-3532" title="daniel_monzon" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/03/daniel_monzon-350x317.jpg" alt="Nella foto, il regista D. Monzon che riceve il Goya" width="350" height="317" /><p class="wp-caption-text">Nella foto, il regista D. Monzon che riceve il Goya</p></div>
<p>In Spagna la cerimonia di assegnazione dei premi<em> Goya</em> (l’equivalente dei nostri <em>David di Donatello</em>) è andata in onda il 14 febbraio, in diretta sul primo canale della Televisión Española. È stata l’edizione più seguita della storia con più di 4,6 milioni di telespettatori. Da sottolineare che qualche settimana prima della consegna degli Oscar spagnoli, la <em>TVE</em> ha ritrasmesso una serie di film premiati nelle edizioni precedenti, in prima serata e senza stacchi pubblicitari (come voluto espressamente dal Ministro della Cultura, la regista e sceneggiatrice Ángeles Gónzalez-Sinde). Questa scelta felice di palinsesto ha contribuito a creare ulteriore interesse per un appuntamento già di per sé considerato di fondamentale importanza per il pubblico spagnolo, cinefilo e non.</p>
<p>Il film <a href="http://www.duellanti.com/2010/03/cella-211/" target="_self"><em>Celda 211</em> </a>di Daniel Monzón è stato l’autentico trionfatore della serata, aggiudicandosi 8 dei 16 premi per i quali era stato nominato. Tra questi, il <em>Goya</em> per il miglior film, quello per il miglior interprete maschile (Luis Tosar) e quello per la produzione (Vaca e Morena Films). Il suo principale rivale, <em>Ágora</em> di Alejandro Amenábar, si è fermato a 7, aggiudicandosi prevalentemente i premi destinati al reparto tecnico.</p>
<div id="attachment_3533" class="wp-caption alignright" style="width: 330px"><img class="size-full wp-image-3533" title="tosar-bardem-320xxx80" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/03/tosar-bardem-320xxx80.jpg" alt="Nella foto, J. Bardem che riceve il Goya per la sua interpretazione in &quot;Celda 211&quot;" width="320" height="405" /><p class="wp-caption-text">Nella foto, L. Tosar che riceve il Goya per la sua interpretazione in &quot;Celda 211&quot;</p></div>
<p>Javier Bardem ha consegnato il <em>Goya</em> all’attore galiziano Luis Tosar, chiamandolo sul palco non col suo vero nome ma con quello del detenuto protagonista di <em>Celda 211</em>, Malamadre, parodiandone il timbro di voce duro e sofferto. L’amicizia tra i due attori nacque nel 2003 sul set di <em>I lunedì al sole</em> di León De Aranoa, e si rafforzò quando Luis Tosar insegnò a Bardem il galiziano durante alcune escursioni lungo la Costa della Morte –aspetto che sicuramente ha contribuito a dare spessore al Ramón Sampedro interpretato da Bardem in Mare dentro di Amenábar.</p>
<p>Luis Tosar, ricevendo il premio, ha abbracciato l’amico e, al microfono, ha salutato affettuosamente i genitori e gli amici rimasti in Galizia (questi ultimi lo stavano omaggiando con una vera e propria festa in diretta presso il Pub Atlantico di Santiago de Compostela).</p>
<p>La cerimonia ha parlato <em>galego</em> anche quando la produttrice della Vaca Films, Emma Lustres, visibilmente commossa, ha esordito dicendo: “Buona notte. Questo è un grande momento per i galiziani e la Galizia…”. Il giorno seguente, in un’intervista per il quotidiano<em> La voz de Galicia</em>, ha aggiunto: “Questo successo significa molto perché dimostra che in Galizia si può fare del buon cinema, e con i finanziamenti adeguati qualcosa che piaccia al pubblico. Noi siamo l’esempio che in questa terra si può lavorare molto bene…”. Come darle torto. <em>Celda 211</em> è stato accolto molto bene dalla critica e ha incassato 12 milioni di euro nella sola Spagna.</p>
<div id="attachment_3534" class="wp-caption alignleft" style="width: 360px"><img class="size-medium wp-image-3534" title="pedro-almodovar" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/03/pedro-almodovar-350x262.jpg" alt="Nella foto, P. Almodovar, inatteso ospite della serata" width="350" height="262" /><p class="wp-caption-text">Nella foto, P. Almodovar, inatteso ospite della serata.</p></div>
<p>Tra le sorprese della serata c’è stato l’intervento non previsto di Pedro Almodóvar, accolto con un lunghissimo applauso del pubblico, tutto in piedi battere le mani. La sua presenza sul palco ha sancito la riconciliazione tra lui e l’Academia (qualche anno prima aveva espresso il suo disgusto per i metodi con i quali venivano scelti i film destinati a rappresentare la Spagna agli Oscar). Il regista manchego, allegro e loquace come ai tempi della movida, si è trattenuto sulla scena scherzando con il presentatore Andrei Buenafuente e con l’attuale direttore dell’Academia Álex de la Iglesia.</p>
<p>A coronare il successo dell’edizione più riuscita dei Goya è stato l’intervento del Primo Ministro Zapatero che, il giorno seguente, ha esaltato “l’eccellente momento del cinema spagnolo”, sostenendo che “un cinema spagnolo forte è e sarà sempre manifestazione di un Paese forte”. Certamente in questo caso con una marcata inflessione del nord-ovest.</p>
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		<title>Mine vaganti</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 08:45:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mimmo Gianneri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>

		<category><![CDATA[mine-vaganti]]></category>

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		<description><![CDATA[Lecce. Tommaso Cantone, unico di tre figli a non lavorare nel florido pastificio di famiglia, torna a casa da Roma per dichiarare la propria omosessualità al padre vecchia maniera e liberarsi dai vincoli familiari, quando il fratello Antonio, a sopresa, lo precede... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia - Lecce. Tommaso Cantone, unico di tre figli a non lavorare nel florido pastificio di famiglia, torna a casa da Roma per dichiarare la propria omosessualità al padre vecchia maniera e liberarsi dai vincoli familiari, quando il fratello Antonio, a sopresa, lo precede&#8230;</h4>
<p>Il cinema di Ozpetek è riconoscibile: storie corali, collocate prevalentemente in interni borghesi, personaggi inquadrati in primi e primissimi piani e carrelli circolari che ne connettono i volti.</p>
<p>Qui, il coro di Ozpetek (un coro di attori ricorrenti, oltre che di personaggi) si sposta in una casa di Lecce. A fronte dell&#8217;apparente scandalo che dà il via alla commedia (apparente perchè il contesto socio-culturale è fittizio, teatrale e parodistico), in realtà il processo all&#8217;opera in <em>Mine vaganti</em> è quello dell&#8217;inclusione: del figlio omosessuale, degli amici gay di Tommaso, dell&#8217;eccentrica Alba (la Grimaudo). Le mine vaganti sono tutte assorbite placidamente dalla mancanza di prospettive esterne al gruppo familiare-mondo: come il <em>soft focus</em> sui primi piani elimina il paesaggio pugliese, rendendo i dialoghi astratti spazialmente, così i personaggi si bastano a vicenda, un po&#8217; individui, un bel po&#8217; macchiette (non è corale, è colore). Alla fine, non a caso, la vera mina vagante è la nonna: unica figura divergente, in un paesaggio di simpaticoni. Andiamo bene.</p>
<p><em>Questo è un commento &#8220;a caldo&#8221;.</em></p>
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		<title>Bergamo Film Meeting 2010 - XXVIII Edizione</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 22:59:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Mosna</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Agenda]]></category>

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		<description><![CDATA[Bergamo, 6-14 marzo 2010]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3399" title="BFM28_loca330x700_v1.ai" src="http://www.duellanti.com/wp-content/uploads/2010/02/bfm28_loca330x700_v3-224x450.jpg" alt="BFM28_loca330x700_v1.ai" width="121" height="243" /><em>Bergamo Film Meeting</em> si avvia verso la 28a  edizione con un’ampia gamma di proposte nel segno del cinema di qualità. Mantenendo uno sguardo attento ai nuovi autori, alla ricerca, alla sperimentazione, il festival viaggerà tra le nuove tendenze del cinema contemporaneo e indagherà con occhio critico il grande cinema del passato, quello che desta ancora stupore, passione, meraviglia.</p>
<p><strong>80</strong> <strong>film</strong> saranno presentati durante i 9 giorni del Festival: un concorso internazionale di lungometraggi, opere inedite, omaggi e retrospettive, documentari, anteprime e cult movies, arricchiti da incontri con gli autori, mostre, arte, musica, feste e occasioni di divertimento. Anche quest’anno, insomma, <em>Bergamo Film Meeting</em> sarà una vera occasione di incontro, di scambio culturale, di conoscenza e una grande festa del cinema.</p>
<p><strong>Per maggiori informazioni:</strong> <a href="http://www.bergamofilmmeeting.it/" target="_blank">www.bergamofilmmeeting.it</a></p>
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		<title>Sguardi Altrove Film Festival - XVII Edizione</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 22:59:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo Mosna</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Agenda]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano, 5 -14 marzo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prende il via il 5 marzo la diciassettesima edizione di <em>Sguardi Altrove Film Festival</em>.</p>
<p>Il cinema e le espressività artistiche femminili, declinate nei linguaggi piu’ diversi, sono i protagonisti delle dieci giornate targate 2010.</p>
<p>Dopo il successo dell’anno scorso, testimoniato dall’affluenza di oltre 12 mila spettatori, il Festival si allarga quest’anno in molte zone della città investendo istituzioni e luoghi prestigiosi (Triennale Bovina, Palazzo delle Stelline, Centro Filologico, Fabbrica del Vapore oltre alle sale cinematografiche Spazio Oberdan e Gnomo Milano Cinema) e si arricchisce delle partnership con Trieste Contemporanea e Festival dell’Umbria.</p>
<p>Numerose le sezioni che testimoniano la vitalità del giovane cinema italiano e delle cinematografie meno conosciute provenienti dal latinoamerica, dal medioriente e dall’oriente. Tra queste proposte numerose le anteprime assolute.</p>
<p>Un focus particolare è dedicato alla Cina con <em>MADE IN CHINA</em>, mostre, installazioni, <em>workshop</em> e videoarte alla Triennale Bovia e alla Fabbrica del Vapore.</p>
<p><strong>Per maggiori informazioni:</strong> <a href="www.sguardialtrove.org" target="_self">www.</a><a href="www.sguardialtrove.org" target="_self">sguardialtrove.org</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Legion</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 17:32:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario Cortimiglia</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[A qualcuno piace caldo]]></category>

		<category><![CDATA[legion]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai privo di fiducia nell’operato dell’umanità, Dio si prepara ad inviare i suoi angeli sulla Terra per compiere la punizione divina. L’Arcangelo Michele, ribellatosi alla volontà punitrice di Dio, decide di proteggere a tutti i costi una donna incinta che porta in grembo il nuovo Messia che può dare nuova speranza all’uomo. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4>La storia - Ormai privo di fiducia nell’operato dell’umanità, Dio si prepara ad inviare i suoi angeli sulla Terra per compiere la punizione divina. L’Arcangelo Michele, ribellatosi alla volontà punitrice di Dio, decide di proteggere a tutti i costi una donna incinta che porta in grembo il nuovo Messia che può dare nuova speranza all’uomo.</h4>
<p>Angeli o Demoni? Qualche spunto interessante c’è, su tutti un Arcangelo che disobbedisce a un Dio incapace di misericordia per ricordargli quale sia la cosa giusta da fare. C’è qualche dialogo efficace e ci sono anche dei personaggi che entrano di diritto nell’antologia fantasy, come la vecchietta, l’Arcangelo Michele paradisiaco Rambo e il gelataio assieme al suo furgone. Tutto si perde sovraccaricando lo svolgersi di una trama originale, lasciando interloquire allo sfinimento il manipolo di eroi venutosi a trovare protettore del nuovo Messia che eviterà la fine dell’umanità, macchiatasi di aver commesso qualche<em> stronzata</em> di troppo agli occhi del Signore.</p>
<p>L’atmosfera dark e la tensione per l’imminente Apocalisse perdono fascino ed efficacia ogni qual volta all’azione sussegue la stasi, finendo per scindere il film tra ciò che doveva e ciò che voleva darci. È l’ammonimento che fa Michele a Gabriele parlando del volere di Dio ed è l’ammonimento che possiamo fare anche noi al film, che si libra in volo come un fantasy/horror seducente per stramazzare lentamente al suolo, né horror né fantasy.</p>
<p><em>Questo è un commento &#8220;a caldo&#8221;.</em></p>
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