[ Mission: Impossible – Protocollo fantasma ]
La storia – L’agente segreto Ethan Hunt e la sua squadra vengono scambiati per dei terroristi che fanno saltare in aria nientemeno che il Cremlino. Subito rinnegati dal governo degli Stati Uniti che vuole evitare una guerra nucleare, per salvarsi devono trovare i veri responsabili, stavolta da soli e senza copertura.
I titoli di testa di questo quarto capitolo della serie dedicata all’agente Ethan Hunt, una specie di bignami a 24x delle principali scene del film, sono una promessa mantenuta: seguiranno più di 120 minuti di azione mozzafiato senza ellissi né flashback, un movimento tanto incessante che perfino la base operativa della squadra è il vagone di un treno in corsa. Nei fugaci momenti di decompressione una manciata di battute e gag indovinate provvedono a tenere alto il ritmo, che non viene rallentato nemmeno dalla sottotrama più intima e mélo riguardante il dolore di Hunt per la perdita della moglie in una missione passata.
Abituato a maneggiare corpi di carta e pixel il regista Brad Bird, premio Oscar per Gli incredibili e Ratatouille qui per la prima volta alle prese con la live action, sembra quasi non curarsi della differenza: dopo essere stati scaricati da tutti, gli agenti non possono più contare sulla tecnologia all’avanguardia fornita loro dal governo e devono perciò cavarsela in più di un’occasione con mezzi se non proprio di fortuna di certo non all’avanguardia, difettosi e imperfetti; è allora che lo strumento più affidabile di tutti si rivela essere ancora una volta il corpo allenato di un Tom Cruise prossimo ai 50 anni (!), sorta di Mr. Incredibile indistruttibile e in perfetta forma, “naturale” anche a 800 metri da terra sul grattacielo più alto del mondo.
Consiglio disinteressato: chi può lo veda in una sala IMAX, chè le scene più spettacolari sono state girate in questo formato ad alta risoluzione e fanno venire proprio i brividi.
…in un tweet: Brad Bird mette insieme una squadra di Incredibili in carne ed ossa e incolla alla poltrona per più di due ore.
Elena Gipponi
