[ La Talpa ]
La storia – George Smiley – ex agente della MI6 (agenzia di spionaggio inglese nata nel 1909) – in pensione, é richiamato a prendere servizio, dal sottosegretario governativo, per individuare una talpa filosovietica tra i suoi ex colleghi (lo Stagnaio, il Sarto, il Povero e il Soldato).
In concorso al Festival di Venezia 2011, il film è uno spy-story tratto da uno tra i più importanti romanzi di John Le Carré, La Talpa.
Se si supera l’iniziale percezione di noia e di lentezza che pervade l’opera (seconda del regista svedese Tomas Alfredson), dove solo per arrivare ai titoli di testa passano una decina di minuti, questo film ci dà la possibilità di proiettarci nelle cupe e fumose atmosfere di una Londra anni Settanta. Il panorama è quello della Guerra Fredda. E alle rarefazioni dell’intuito nella ricerca d’indizi, sempre sfuggenti, si aggiunge una fotografia formalmente impeccabile che pare ritrarre i personaggi muoversi come dentro una partita a scacchi. In questo gioco, anche lo spettatore è una pedina di poco vicina alla verità in continua fuga. E paradossalmente gli spazi chiusi si misurano con quelli aperti in una partita che tende verso lo scacco matto. Se nei primi è la luce (a tratti cupa ad altri così forte da risultare rarefatta) ad opporci una visione totale, negli spazi aperti sono i giochi di sguardi e di movimenti a dirigere questa continua sensazione di fuggevolezza. Seppure privo di azione è un film carico di tensioni emotive.
…in un tweet: Un film da assaporare seduti su di un divano chesterfield tra un sorso di wiskey e un tiro di sigaro.
Katiuscia Incarbone

E’ giusto che queste note a caldo siano solo un trailer rispetto agli approfondimenti della rivista, però se cominciamo ad usare le categorie della noia e della lentezza, che servizio rendiamo ai lettori?
E poi se ne consiglia la visione sul divano tra sigari e whiskey: bisogna interpretarlo come un invito a restarsene a casa in attesa del blu-ray? Oppure a provvedere ad un comodo download? Già la recensione di J.Edgar mi aveva lasciato interdetto. Questa mi sembra ancor più discutibile…
Gentile Marco, per rispondere alla sua prima osservazione, non mi sembra di avere dato alle categorie della noia e della lentezza un’accezione negativa, visto che parlo di “iniziale percezione”… Anzi, a mio avviso, era un’esortazione a superare un’inizio un pò lento per poter godere di tutto il film. Per quanto riguarda la seconda osservazione, chi le dice che non volessi suggerire ai cinema di munirsi, in occasione della proiezione del film, di divani chesterfield, di sigari e di buon wiskey? Grazie per l’attenzione, K. I.
pardon…un inizio!!!
La sua risposta è così simpatica che mi obbliga a superare ogni critica o disappunto… Grazie a lei dell’attenzione. M.A.
PS. Quando faranno una sala coi divani chesterfield ed il whiskey mi avvisi, non vorrei perdermi l’esperienza…
Grazie a lei! Sia per le critiche che per la successiva redenzione! A presto
K.I.
Non vedevo l’ora che uscisse e sono rimasto favorevolmente impressionato. Certo, l’aver letto il libro mi ha aiutato molto perchè comunque non è un film facile. Alla fine comunque è un ottimo film, anche se molti presenti in sala non hanno gradito, e i piccoli cambiamenti non hanno pesato (quello di Peter Guillam però mi ha fatto restar male, visto che nel libro è tutt’altro uomo!
Non significa niente questa recensione
…un po’ come questo commento.
Qual è il tuo parere, Rocco?
Nel senso che dalla recensione non si capisce se la visione è stata positiva o negativa e se c’è una via di mezzo…non è stata approfondita. Poi concordo su alcuni passaggi sull’ atmosfera e la fotografia ma secondo me bisogna parlare di più di cinema. Analizzando bene le sequenze i personaggi la scenografia, la fotografia( ad esempio l illuminazione dei primi piani che in questo caso è strettamente connessa alla sceneggiatura). L’ intreccio narrativo a mio dire mal funzionante non è per niente approfondito. Le scene di tensione quali sono?
Non lo so ma preferisco un analisi, si soggettiva ma pur sempre analitica. Spero di essermi espresso bene. La mia comunque è solo una polemica per mettere in discussione non il metro di giudizio ma la metodologia di giudizio.
vorrei segnalare questa recensione che ben prende il mio pensiero sul film:
http://totanisognanti.blogspot.com/2012/01/la-talpa-di-tomas-alfredson-limportanza.html
Ho prima letto le recensioni e poi ho visto il film….noioso, difficile, complicato e pretenzioso.Esteticamente ridondante e troppo ricercato.
Ci vuole molto coraggio a definirlo un capolavoro.Se gli attori sono bravissimi,buon per loro, ma cosa ha a che fare questo con il film? Dalla sala esce una moltitudine silenziosa e imbarazzata…il commento più frequente: Gary Oldman è superlativo, che in codice vuole dire che il film è una schifezza.