[ ACAB – All Cops are bastard ]
La storia – Tratto dall’omonimo libro di Carlo Bonini. E’la storia di Cobra, Negro e Mazinga, celerini di vecchia data, addetti all’educazione sentimentale della giovane recluta Adriano.
ACAB è l’esordio cinematografico del figlio d’arte Stefano Sollima, già noto per la serie tv di Romanzo Criminale, ma è anche l’acronimo di All cops are bastard motto nato dai 4-Skins (gruppo rock inglese anni Settanta) e diventato un urlo di odio tra gli ultras. Il film è un’opera che ha il pregio di raccontare, attraverso il pedinamento delle quattro storie particolari dei protagonisti, le frange oscure della violenza, viscerale e virale. Violenza che si nutre di contraddizioni perenni, individuali e sociali, porto franco di quella stessa legge che da un lato, segretamente, la legittima e dall’altro la condanna. Il compito della squadra mobile della Polizia è quello di mantenere l’ordine e attaccare solo se attaccati, difficile quando in gioco c’è la sopravvivenza stretta dalle cordate della Legge, da un lato, e dell’istinto, dall’altra. Con una regia asciutta e realistica ACAB ha il pregio di raccontare da vicino il reparto mobile della Polizia. Rivitalizza un genere, il poliziesco, ormai desueto in Italia, caricandolo di uno sguardo attento anche ai momenti più intimi, contraddittori e privati dell’uomo. La cronaca e il documentario dialogano con un cinema di genere e l’effetto è un pugno nello stomaco, il racconto nudo e puro delle diverse accezioni della miseria umana e dell’irrazionale su cui ogni potere trova a fondarsi.
…in un tweet: ACAB è un film che aspettavamo da tempo, dove l’estetica si misura con l’etica regalandoci momenti di rabbia, di commozione e di ilarità, e ponendoci di fronte a quesiti universali.
Katiuscia Incarbone
