Chi siamo

Pubblicato sotto "Inception" il 23 aprile 2011
«Ci sono tre modi di fare le cose qui: il modo giusto, il modo sbagliato e il modo in cui le faccio io»
(da Casinò di Martin Scorsese)

Amiamo Eastwood e Scorsese. Bellocchio e Sorrentino. I Coen e Michael Mann. E Cronenberg, Nolan, Miyazaki, Lynch. Ma questo lo sapete già. Perché in fondo siamo gli stessi di prima. O forse no. Non del tutto.
Quello che ci piace di più è invertire la prospettiva, scambiare i punti di vista. Duellare. Il significato stesso di questo mensile è ipotizzare traiettorie inusuali, immaginare sovrapposizioni impensabili, scovare collegamenti inaspettati. Innescare cortocircuiti di senso.

Questo giornale è di chi lo scrive e di chi lo pubblica, ma soprattutto di chi lo legge. Vorremmo che sfogliandolo ci si perdesse, come nei veri capolavori. Quello che non ci piace è l’omologazione, il pensiero unico, il cerchiobottismo, la cialtroneria, la cortigianeria. La brutta televisione. La politica odierna.
A volte siamo complicati, non per snobismo e autoreferenzialità, ma perché non sempre la semplificazione a tutti i costi può essere la via migliore per riflettere e comprendere.
La nostra logica è inclusiva e mai esclusiva. Non aut aut, ma et et. Lo dimostra l’ambizione di far coesistere una funzione più divulgativa con un approccio maggiormente teorico, la superficie con la profondità. Quello che consideriamo imprescindibile è però allargare sempre l’inquadratura, connettendo il cinema con i diversi scenari della contemporaneità, perseguendo un orientamento multidisciplinare, tracciando quelle derive che sono il nostro autentico marchio di fabbrica.

Quando si cambia, qualcosa si perde e qualcosa si acquista. Sarà così anche stavolta. Abbiamo appreso da coloro che ci hanno preceduto, e continueremo a imparare. Quello che non potrà mutare è la natura fieramente indipendente, lo sguardo non riconciliato sul cinema e sulla realtà. Non si può parlare dell’uno senza ritrovarlo nell’altra.

Scriveva Gianni Canova nel primo editoriale del maggio 1993: «Duel non è una rivista pensata per piacere a tutti». Per un duello basta essere in due. O in tre. O in molti di più.
E voi, chi siete?

Marco Toscano

14 Commenti a “Chi siamo”

  1. [...] Duellanti cambia direttore. A Gianni Canova succede il giovane Marco Toscano, che si presenta con un editoriale bellissimo, netto, senza mezze [...]

  2. Letizia scrive:

    io preferivo gianni canova. senza nessuna offesa :)

  3. Michele Centini scrive:

    Canova o non Canova (che è un genio, io l’ho letto per anni su Segnocinema e ho il suo fondamentale Castoro su Cronenberg) la scelta sciagurata di Duellanti di parlar male di un capolavoro sommo e inaudito come Sucker Punch getta un’ombra di vecchiume estetico su una rivista come Duellanti. Per parlare del cinema di Snyder, oggi come oggi, ci vuole gente qualificata, come Flavio De Bernardinis, Mauro Antonini, Carlo Valeri, Andrea Fontana. E poi sprecarsi nell’elogio di un filmetto da quattro soldi come The Ward! Vi siete conformati alla vulgata popolare. Ma forse oggi il cinema di Snyder è veramente troppo oltre per essere capito. Il cinema assume delle deviazioni che a volte è davvero difficile intercettare come doverose e necessarie.

  4. Marco scrive:

    Per Letizia: legittimo che preferisca Gianni Canova (che peraltro è il mio maestro), ma la sua sarebbe risultata un’esternazione più corretta se l’avesse argomentata specificandone le motivazioni.
    Per Michele: non amo Snyder, il cui cinema considero esteticamente e ideologicamente rozzo come pochi altri, e a mio giudizio “Sucker Punch” è un filmetto da quattro soldi (anzi, per realizzarlo purtroppo ne avranno spesi molti di più). Lei è ovviamente in diritto di dissentire, ma dimostra con le sue parole di non capire il punto. “Duellanti” non si limita a esprimere un giudizio di valore (il “parlar male”), un modo di fare critica anacronistico e francamente poco interessante, ma cerca di andare “oltre” trovando letture inaspettate, anche attraverso il confronto con altri testi. Non è detto che ci si riesca sempre, ma a mio avviso una delle maniere di affrontare sensatamente un film imbevibile come quello di Snyder era farlo interagire con “The Ward” di Carpenter (che peraltro non mi sono mai sognato di celebrare come il capolavoro che non è). “Duellanti” si chiama così proprio per questo, per far dialogare i film e anche le opinioni.

  5. Michele Centini scrive:

    Daltronde si parla del regista di uno dei film più detestati degli anni ‘00: “300″. Io mi ricordo ancora le parole che Mauro Gervasini (un critico molto rispettabile, ma dopo quello che ha detto su 300 e soprattutto su Inception di Nolan, io lo darei al pensionamento immediato) spese per “300″: “…ecco l’ultima vergogna di Hollywood…”, e “…se non ci deve indignare per un film come questo…”. Purtroppo il gap culturale-teorico-estetico, per me addirittura politico, tra la critica tradizionalista e un certo nuovo modo di fare cinema, o forse post-cinema, è da mettersi le mani tra i capelli. Io credo che Snyder non si possa contrapporre a nessun altro regista. Ma devo dire che nemmeno io lo capii ai tempi di Watchmen, quando lo vidi in sala per la prima volta. Con Snyder il cinema cambia, è ad una svolta. Poi c’è chi la svolta la coglie e chi decide di rimanere al palo. Io credo che il cinema di Snyder sia un sostrato, un “bolo” tellurico difficilmente digeribile per un qualsiasi critico dotato di un minimo senso del pudore davanti ad immagini così sfrontatamente pornografiche. Ecco io penso che il cinema di Snyder sia proprio questo: pornografia della visione. Ed è una visione assolutamente personale (Snyder con un po’ di impegno potrebbe diventare una specie di Verhoeven dei nostri tempi). Prendere o lasciare, siamo nel pieno dominio del VISIVO. Come succede per ogni nuovo grande autore: c’è chi dice “sì” e c’è chi dice “no”. Oggi non lo ricorda più nessuno, ma io voglio rinfrescare la memoria: negli anni ‘70 i critici sparavano letteralmente a zero contro quello che poi diventerà un famosissimo regista di culto: quel regista era Dario Argento. La critica lo considerava un registucolo da quattro soldi, un reazionario, un fascista, un venditore di carabattole, uno che faceva film-spazzatura. Poi nei decenni a venire sarebbe arrivata la rivalutazione. Sta succedendo più o meno la stessa cosa con Snyder. Tutti lo odiano, forse più i critici americani che quelli italiani. Il tempo darà l’ardua sentenza.

  6. Marco scrive:

    In effetti mi vanto di conservare un minimo senso del pudore davanti a immagini pornografiche: mi sembra un bene, non il sintomo di un vecchiume culturale-teorico-estetico-politico… L’unico titolo di Snyder su cui credo potremmo trovarci d’accordo è proprio “Watchmen”, ma forse per ragioni diverse (ho apprezzato la prima metà cupa e riflessiva, meno la seconda, più snyderiana). Sicuramente concordiamo invece sul fatto che “Inception” sia un grande film. Comunque: a lei Snyder, Verhoeven e Argento, a me Kubrick, Rossellini, Hitchcock…

  7. Michele Centini scrive:

    A me Snyder, Verhoeven, Argento, a lei Kubrick, Rossellini, Hitchcock? No, il discorso non è così semplice. Magari non ho visto molti film di Rossellini, ma Argento non è di sicuro tra i miei registi favoriti; riguardo a Verhoeven, ho apprezzato molto Il quarto uomo e Robocop, ma solo quei due, Balck Book non l’ho visto, per il resto Verhoeven non mi fa impazzire. Ma a questo punto non credo si dovrebbe fare la differenza tra i tre luminari che lei ha citato e i nuovi registi. La distanza storica è troppo netta, sarebbe persino banale. Io credo che il cinema Snyder semplicemente rientri nella categoria della “critica specialistica”, un particolare tipo di critica che parla esclusivamente di un certo universo visivo-tematico, per vedere di riuscire una buona volta a dare un senso agli effetti speciali. Ma secondo me Inception e Sucker Punch sono speculari, entrambi sogni-incubi semantici e iniziatici di una nuova era della post-visione.

  8. Michele Centini scrive:

    Riguardo a Watchmen: il film può trarre in inganno chi è ancora avulso a quei temi. Watchmen è un film molto complesso che parla dell’America di ieri e di oggi. Che differenza che corre tra uno Spider-man, così solare e “blockbuster” e il nichilismo, la seriosità di una cosa come Watchmen! Non per dire che Spider-man sia brutto, anzi! Ma forse Watchmen non è più solo un fumetto.

  9. Marco Pianelli scrive:

    Ma qualcuno ha letto i fumetti “300″ di F.Miller e “Watchmen” di Alan Moore? Quelli sono i capolavori, il sig. Snyder si è trovato tutto fatto… Davvero, leggeteli!
    E per la cronaca, la bibbia del fumetto Watchmen è del 1986! http://it.wikipedia.org/wiki/Watchmen
    Poi Nolan a me personalmente piace parecchio. Ciò non toglie che i maestri citati precedentemente abbiano segnato in maniera decisiva la mia vita intellettuale.
    Riguardo Sucker punch, non lo visto ma provvederò.
    Ciao a tutti

  10. Felice scrive:

    Era la stessa domanda che stavo per porre io caro Marco Pianelli. Questo cinema non mi pare né l’oggi né il domani, saccheggia una letteratura inesauribile come quella del fumetto con le sue pagine scritte e disegnate venti o trent’anni fa ancora vitali e attuali contro immagini filmate ieri che invecchiano alla velocità di uno spot o di un video super cliccato su youtube. E’ interessante il discorso sugli effetti speciali ma a me pare che nel cinema di Snyder, ed in tantissimo altro cinema FX, risulta evidente solo quanto questo rincorra l’universo videoludico.

  11. Giuseppe Gangi scrive:

    [quote]Era la stessa domanda che stavo per porre io caro Marco Pianelli. Questo cinema non mi pare né l’oggi né il domani, saccheggia una letteratura inesauribile come quella del fumetto con le sue pagine scritte e disegnate venti o trent’anni fa ancora vitali e attuali contro immagini filmate ieri che invecchiano alla velocità di uno spot o di un video super cliccato su youtube. E’ interessante il discorso sugli effetti speciali ma a me pare che nel cinema di Snyder, ed in tantissimo altro cinema FX, risulta evidente solo quanto questo rincorra l’universo videoludico.[quote]

    parole sante. mi chiedo come si faccia a essere ciechi di fronte all’inettitudine di Snyder alla rielaborazione estetica, il suo è un cinema di semplice illustrazione visiva, di feticismo del frame, senza reale peso estetico-teorico, se non indotto dal confronto con opere simili. chi vede Snyder come il nuovo messia forse dovrebbe andarsi a rileggere le sue interviste, di una pochezza imbarazzante, con risposte del tipo “Ho fatto così perchè pensavo fosse più fico” (traduzione letterale, eh…). quanto lavoro cinematico c’è in una sola sequenza di “Scott Pilgrim vs. The World” (tanto per non andare lontano) rispetto a un “300″? per me Snyder è un bottegaio di Hollywood dalla discreta tecnica e basta più…conferirgli anche un’ideologia (seppur rozza) come fa il neo-direttore è mera generosità. e per la cronaca, Argento è stato -giustamente- rivalutato soprattutto per le opere degli anni ‘70, perchè dopo si è progressivamente sputtanato. comunque noto che mano a mano che il cinema di Bava viene riscoperto, dato il confronto impari, l’analisi sui film argentiani se fa sempre meno accondiscendente.

  12. Michele Rocchetti scrive:

    Non entro nel merito della discussione perché ci sarebbe da scrivere a lungo e non è l’ora. Perciò mi limito a ragionare su un paio di frasi di Toscano. D’accordissimo sul fatto che la critica non debba parlare bene o male di un film ma proporne diverse letture. Proprio per questo mi stupisco del manicheistico “A lei Snyder, Verhoeven, Argento, a me Kubrick, Rossellini, Hitchcock” A me, per esempio, piacciono Kubrick, Rossellini, Hitchcock come Snyder, Verhoeven, Argento. Per altro trovo piuttosto snobistico citare proprio tre mostri sacri come Kubrick & Co. come metro di paragone

  13. marco lenzi scrive:

    Felicitazioni per aver trovato il commento di Marco Pianelli !!! Me lo sarei aspettato da chi nell’editoriale dice di voler allargare l’inquadratura. I fumetti in questione racchiudono tutto quello che c’è da vedere, pensare, assorbire, non necessitano del cinema, non hanno sisogno di alcuno Snyder.

  14. Marco Albanese scrive:

    Mi ero perso questa gustosa discussione, a cui il commento di Marco Pianelli ha messo giustamente la parola fine. Di Snyder penso tutto il male possibile. E, paradossalmente, per i motivi che lo stesso Centini illustra benissimo: “Io credo che il cinema di Snyder sia un sostrato, un “bolo” tellurico difficilmente digeribile per un qualsiasi critico dotato di un minimo senso del pudore davanti ad immagini così sfrontatamente pornografiche. Ecco io penso che il cinema di Snyder sia proprio questo: pornografia della visione.”
    Aggiungo che si tratta di pornografia involontaria: la sua non è neppure una riflessione, ma puro istinto, unito al furto dell’immaginario di Miller e Moore e di una certa potenza visiva di derivazione videoludica. Che poi il risultato sia in un certo modo affascinante ed in alcuni casi riuscito, non cambia certo il mio giudizio.
    Il compito di ogni critico e di ogni rivista, in ogni caso, non è quello di spacciare verità di fede su questo o quell’autore, ma di suggerire un percorso, un’ipotesi interpretativa, mettere in comunicazione i film, facendoli dialogare ed argomentando. Paradossalmente io cerco sempre di leggere recensioni lontane dal mio gusto e dal mio giudizio, perchè sono più stimolanti, mettono in crisi le mie certezze, mi spingono a considerare un punto di vista alternativo… il confronto è tutto!
    PS. L’unico appunto che posso fare al bravissimo Marco Toscano, dopo un anno di direzione, è di essere rimasto sin troppo fedele al Duellanti di Canova. Ma è un peccato veniale…

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