[ Un altro mondo ]
La storia – Andrea, un giovane ragazzo figlio della “Roma bene” vive la sua vita senza emozioni e entusiasmo. Il giorno del suo compleanno riceve una lettera dal Kenya che gli annuncia l’imminente morte di suo padre convincendolo a partire. Una volta in Africa, Andrea scoprirà di avere un fratellino di colore di appena 8 anni di cui finirà per prendersi cura.
Quando ti trovi di fronte a pellicole come Un altro mondo ti senti preso per il culo per due ragioni. La prima perchè è un film dichiaratamente “piacione” dove – complice l’atmosfera natalizia e l’assioma del secolo “fare film con bambini e animali è la scelta vincente” – anche il più cinico degli spettatori è costretto a stropicciarsi gli occhi almeno una volta. La seconda ragione è perchè – pur essendo pienamente consapevole di questo giochetto meschino – risulta quasi impossibile uscire dalla sala esclamando “Ho visto un film immondo”. E se la old school Muccino (Gabriele) insegna che per fare un film di successo basta inserire, in ordine sparso, un bambino dagli occhioni languidi, una malattia, una morte, un ricongiungimento inaspettato inondati da qualche ettolitro di lacrime, il fratello Silvio – alla sua seconda prova registica – parte in netto vantaggio rispetto alle operae juvenilis del senior: tralasciando la “piacioneria” narrativa (e l’annessa dose di urticante fastidio non appena riacquistata la lucidità), Un altro mondo ha comunque dalla sua una fotografia curata, evitando – soprattutto nella parte in Africa – i classici landscape cartolina alla National Geographic, e un cast artistico di buona fattura, dove su tutti spiccano l’oramai consacrata Isabella Ragonese e il piccolo Michael Rainey Jr.
Ma non basta. La strada che Muccino Jr. deve percorrere è ancora lunga e accidentata in questo mondo, a partire dalla scelta dei dialoghi (qui posticci e più simili alla melensità da fiction) e dal tagliuzzare i lunghi, lunghissimi monologhi iniziali che, se si avesse un telecomando in mano, si cambierebbe canale dopo i primi due minuti.
…in un tweet: La giusta dose di melassa intrisa di buoni sentimenti per “sentirsi più buoni” in occasione del Natale. Carie rischiasi.
Fabrizia Malgieri

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