Maria Do Ceo, le due anime del Miño

Pubblicato sotto "Galizia dentro" il 5 luglio 2010

Nella foto, la cantante M. do Ceo

Maria do Ceo, fadista, da molti considerata l’erede artistica di Amália Rodrigues, ha avuto il compito di chiudere las fiestas di Ourense. La cantante, di origini portoghesi e trasferitasi nella città galiziana con la famiglia quando era ancora una bambina, è riuscita in un paio d’ore a trasmettere, grazie alla sua musica, una rosa di sensazioni galiziane-portoghesi. Ha testimoniato con la sua voce una comunione ideale tra saudade e morriña, tragicità e dolcezza, profondità e leggerezza. Fondendo appunto le caratteristiche di due Paesi, Galizia e Portogallo, così vicini e allo stesso tempo così diversi. Anche chi solitamente preferisce ascoltare il fado in un ambiente raccolto, non ha potuto rimanere indifferente di fronte alla musica di Maria do Ceo suonata in una Plaza Mayor illuminata dalle ultime luci del giorno. La fadista, coadiuvata sul palco da quattro musicisti talentuosi, ha cantato in diversi idiomi. Non ha trascurato classici come Alfonsina y el mar, Negra sombra e Lela, ma ha anche dato spazio a brani contenuti nel suo nuovo lavoro discografico, tra i quali spiccano per intensità il lamento dell’immigrante di Veño de Lonxe e l’Himno Galego. Quest’ultimo, cantato in piedi da tutti i presenti, è stata l’emozionante conclusione di uno spettacolo che è riuscito a tradurre in note le due anime del Miño. Quella portoghese e quella galiziana del fiume simbolo della città di Ourense: il placido serpentone d’acqua che benedice eternamente le frontiere tra i due Paesi.

Simone Saibene

Lascia un Commento