[ Butterfly Zone – Il senso della farfalla ]

La storia – Una bottiglia di vino offre un biglietto di andata e ritorno per l’aldilà. Mettere in comunicazione i due mondi, però, può portare a conseguenze incontrollabili.

Ci si può anche provare strenuamente e con dei buoni propositi, ma non si riesce. Magari cercando angolazioni strane, sbattendo la testa contro la falsità dell’aggettivo naif o pensando al coraggio che ci vuole a fare un film di fantascienza nelle campagne toscane. Alla fine, però, si torna sempre allo stesso punto: The Butterfly Zone è un film che sbaglia tutto. Breve spiegazione di “tutto”: trama inesistente, recitazione sempre sopra (o sotto) le righe, dialoghi e battute da recita dell’oratorio, montaggio amatoriale, fotografia incapace di creare atmosfera. E dire che non si tratta nemmeno di un esperimento artigianale, perché il film sfoggia riprese dall’elicottero e un product placement di tutto rispetto. Tolta dunque anche la motivazione del cinema-fai-da-te, non si trovano ragioni plausibili che possano spingere una persona a spendere due ore per vedere una pellicola che punta altissimo e dopo 5 minuti è già un’involontaria parodia di se stessa. Certo, l’opzione masochista è sempre molto gettonata negli spettatori del cinema italiano, ma in questo caso si tratta di materiale per veri cultori dell’estremo.

Questo è un commento “a caldo”.

Marco Villa

Un Commento a “Butterfly Zone – Il senso della farfalla”

  1. Lollo scrive:

    Come se la cava Francesco Salvi?

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