La notte di San Giovanni
Pubblicato sotto "Galizia dentro" il 25 giugno 2010Ogni anno, a cavallo tra il 23 e il 24 giugno, si celebra una delle feste più sentite in tutta la Penisola Iberica: la notte di San Giovanni. I popoli precristiani celebravano il solstizio d’estate (il giorno più lungo dell’anno), e quindi la luce, simbolicamente il trionfo della vita sulla morte. Il cristianesimo ha fuso poi il rito pagano con quello dedicato a Giovanni Battista. Per questo, ai giorni nostri, i rituali consumati nel corso di questa notte comprendono sia il fuoco che l’acqua. In Galizia, dove la venerazione del sole e delle fonti è fortemente presente, e dove i culti pagani si sono fusi armonicamente con l’avvento del cristianesimo, i rituali dedicati alla notte di San Giovanni sono numerosissimi. Si va dai falò purificatori accesi sulle spiagge ai bagni della fertilità. Ogni provincia della Galizia ha le sue varianti. Sono davvero tante e non le elencherò tutte. Per approfondire il lato “magico” di questa festività mi limiterò a portare a termine personalmente alcuni rituali, legati specialmente alla città di Ourense.
Durante la notte di San Giovanni si dice che tutto è possibile. I confini tra realtà e immaginazione si fondono, e seguendo alcuni piccoli accorgimenti ci si può assicurare una sorta di “protezione magica” dalle negatività. Per arrivare a godere di questa particolare immunità ci si deve procurare un numero impari di piante aromatiche. Lasciarle nell’acqua durante la notte e bagnarsi il viso con quella stessa acqua il giorno seguente, appena svegli. In alcune città della Galizia, al costo di un paio di euro, i fruttivendoli vendono già il mazzo completo. Io però, avendo dovuto lavorare durante il giorno e non trovando il tempo di avventurarmi nei boschi ourensani alla ricerca delle piante miracolose, verso le nove di sera faccio il giro delle aiuole delle città: alcune sono dei veri e propri orti botanici.
Circa un’ora dopo i rametti sono già a mollo, in una bacinella piena d’acqua. Li osservo divertito ma anche impaziente di sperimentarne l’efficacia (alla quale ho comunque scelto di credere). Per completare l’operazione aggiungo all’intruglio dei petali di rosa e tre foglie di salvia, presi direttamente dal balcone di casa mia.
Un altro passo obbligato da compiere è quello, la sera, di mangiare sardine alla brace con il pane. A Ourense però questa tradizione non è molto viva e così soprassiedo. Dopo cena, con alcuni amici galiziani non originari di Ourense, faccio il giro della città in cerca di un falò. Nella notte di San Giovanni bisogna infatti saltare nove volte le fiamme di un fuoco come atto purificatorio. Un ragazzo originario di La Coruña mi fa notare che “a La Coruña le spiagge, verso le undici e mezza, stanno già letteramente bruciando…”. A Ourense invece incontriamo soltanto un misero fuocherello acceso nei pressi del torrente Barbaña. Così, a malincuore, rinunciamo anche al rito del fuoco. Decidiamo invece di fare un salto a Las Burgas. La notte di San Giovanni, dicono sia possibile vedere le ninfe dell’acqua… Dopo essere stati baciati sul viso dalle dee, torniamo nel centro storico. In questi giorni Ourense è in festa, non per San Giovanni, ma per le celebrazioni della città che durano un paio di settiamane. Oltre al mercato in stile mediovale, ci sono concerti, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche, e tutti rigorosamente gratuiti… Forse per la coincidenza con las fiestas, la notte più corta dell’anno è stata un po’ trascurata dagli ourensani. Vicino alla Cattedrale però, all’aperto, un gruppo di anziani accendono una queimada (una bevanda fortemente alcolica). Uno di loro, vestito a metà strada tra un musicista della Tuna e un mago, celebra il classico conxuro mentre doma le fiamme con un cucchiaio di ceramica.
Con quest’immagine allegra e suggestiva vado a dormire, ma prima di andare a letto compio l’ultimo rituale: rompo un uovo fresco in un bicchiere d’acqua. Poi lo lascio sul davanzale della finestra: all’alba la forma che prenderà l’uovo nel bicchiere mi dirà qualcosa sul mio futuro. Così, dopo qualche ora di sonno mi ritrovo davanti al bicchiere ad osservare lo strano mutamento. L’albume, pur restando attaccato al tuorlo, si è sfilacciato ed è salito in superficie. Il disegno che resta sospeso nell’acqua sembra realizzato da un ragno. Non mi devo sforzare molto per dargli un senso. Le prime luci del mattino illuminano la mia immaginazione e quello che mi trovo davanti è chiaramente il Ponte Romano di Ourense!
Mi bagno il volto con l’acqua profumata delle piante aromatiche. E mi rimetto al lavoro con la piacevole senzazione che, fino alla prossimo San Giovanni, potrò stare tranquillo. Non solo sarò protetto dal malocchio ma soprattutto continuerò ad abitare in questa congiunzione serena tra presente e futuro.
Simone Saibene

