[ Vendicami ]

La storia – Costello, “killer in pensione” che adesso possiede un ristorante a Parigi, si reca a Macao perché la famiglia di sua figlia è stata sterminata. E lei, unica sopravvissuta, esige vendetta.

Un protagonista con occhi di ghiaccio, trench e occhiali scuri, cappello calcato sulla fronte. Un passato non proprio immacolato, e un delitto da vendicare. E ancora, ralenti al momento giusto, una visione estetizzante della violenza, sparatorie che sembrano balletti, il rapporto di filiazione col western denunciato in più occasioni: Vendicami di fatto sembra aderire ad ogni cliché di genere. È nella struttura narrativa che ne denuncia la sclerotizzazione, ma ancora una volta attraverso la citazione: il suo protagonista, come quello di Memento, tenta di trattenere la memoria attraverso le immagini fotografiche. Ma, con la memoria, perde la capacità di creare legami di senso con i loro referenti. Così come priva di significato diventa la parola vendetta, e il suo consumarla sembra il gesto di un “automa narrativo”.

Qui sembra risiedere la provocazione di un film che obbedisce, sulla carta, alle convenzioni di genere. Ma che, nel raccontarle è capace di riflettere su se stesso, e denunciarne lo svuotamento.

Questo è un commento “a caldo”.

Chiara Grizzaffi

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