[ Scontro di civiltà per un ascensore in piazza Vittorio ]

La storia – Tratto dal libro del giornalista e scrittore algerino Lakhous Amara, il film racconta Piazza Vittorio e la sua multietnicità a partire dalle dinamiche relazionali che si instaurano all’interno di un palazzo umbertino.

Esordio di Isotta Toso, il film segue la storia di diversi condomini che mostrano la propria diversità al cospetto di un ascensore “barriera tra barbarie e civiltà”. Abbiamo il laziale “gladiatore”, il giudice rifugiato politico dall’Iran, l’algerino che si spaccia per italiano del Sud, un avvocato che ha dimesso la toga dopo il suicidio del padre in carcere, sprecati Milena Vukotich, Davide Liotti, Fabio Traversa, Katia Smutniak e Roberto Citran.

Realizzato con i finanziamenti statali e con un cast di grido, il film non riesce a tessere una trama ben armonizzata di personaggi e storie. Se, da un lato, si percepisce, a partire dalla storia, l’intento di portare a testimonianza le diverse, e tutte uguali, solitudini, da qualsiasi angolo del pianeta prendono a vibrare (come l’urlo di Hamed che ogni sera rivolge in direzione del proprio paese d’origine), ma che trovano lì, davanti all’ascensore, nella quotidiana convivenza condominiale, la necessità di esprimersi. Dall’altro, i personaggi risultano appiattiti da una fotografia semplice e dal respiro corto, poco indagatrice del rapporto tra persona e ambiente, e da dialoghi portatori di un verbo stereotipato, da macchietta, incapace di raccontare i personaggi nelle loro vibranti assonanze e dissonanze. Peccato.

Questo è un commento “a caldo”.

Katiuscia Incarbone

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