[ Prince of Persia – Le sabbie del tempo ]

La storia – Dastan, figlio adottivo del Re di Persia, si trova ingiustamente accusato dell’assassinio del padre. Con l’intero esercito persiano alle calcagna il giovane fugge, portando con sé un magico pugnale in grado di riavvolgere il tempo.

L’iter per trasformare un videogioco in pellicola è sempre il medesimo: prendi una non-storia videoludica, infarciscila di orpelli, distorcila e otterrai un risultato mediocre. Super Mario, Street Fighter e Tomb Raider docent. Eppure nel caso di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo i videoludofili, pur senza esultare, possono perlomeno non sentirsi mortificati. La produzione Bruckheimer – Disney rende infatti giustizia al prodotto originale, in particolare grazie a una sceneggiatura che porta la firma di Jordan Mechner, autore dell’omonimo videogioco. Segno che un’operazione intermediale cinema-videogioco è possibile, se ci si circonda degli uomini giusti. Ciò che forse risulta strano (ma mai stucchevole) per chi Dastan lo ha sempre vissuto e mai osservato è dato dall’interpretazione di Jake Gyllenhaal, poco incazzato e molto cazzaro rispetto alla sua controparte digitale.

Eppure Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo si configura probabilmente come uno degli esperimenti di traduzione cine-videoludica meglio riusciti. Un aspetto che, ahinoi, per quanto concerne questo tipo di prodotto traccia un quadro assai avvilente.

Questo è un commento “a caldo”.

Lorenzo Mosna

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