[ Piacere, sono un po’ incinta ]

La storia – Zoe è una ragazza newyorkese proprietaria di un negozio di animali. Single e delusa dai suoi passati rapporti di coppia, decide di avere un bambino tramite l’inseminazione artificiale. L’operazione sembra essere andata bene, quando incontra Stan, giovane agricoltore proprietario di una rivendita di formaggi di produzione propria. L’amore è quasi immediato, ma le incomprensioni nascono non appena Zoe gli confessa di essere già incinta…

Il sedere di Jennifer Lopez non è più quello di una volta. La gravidanza sta lì a giustificarne, iperbolicamente, l’espansione. E questo è già un punto di partenza utile per un prodotto che per essere fruito serenamente necessita della conoscenza della biografia della Lopez, traversie coniugali, maturazioni e rallentamenti artistici ed esperienze cinematografiche comprese.

Se si volesse, invece, prendere Piacere, sono un po’ incinta in sè, trattasi di una commedia degli equivoci che procede a scatti, debole e ripetitiva, dove si celebra la sanità dell’unione della coppia e l’emancipazione della Nostra (il Back-Up Plan del titolo originale, il piano di riserva, è avere un figlio da sola, in provetta) confluisce, per vie ben prevedibili, nel rassicurante rapporto di coppia e poi nel matrimonio con il bellimbusto palestrato, riccastro, talentuoso, comprensivo e amante della semplice vita di campagna. Film da litro di coca cola.

Questo è un commento “a caldo”.

Mimmo Gianneri

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