L’importanza di chiamarsi Ernesto

Pubblicato sotto "Galizia dentro" il 2 maggio 2010

Nella foto, il regista J. Ernesto Díaz-Noriega

Originario di Barcellona e coruñese d’adozione, José Ernesto Díaz-Noriega è stato il padre del cinema galiziano. Attraverso i suoi lavori come cineamatore, tra gli anni Trenta e Cinquanta, ha dimostrato questo assunto: “Non esistono due tipi di cinema, uno amatoriale e uno professionale. Esiste soltanto il Cinema. L’importante è riuscire a farlo nel migliore dei modi possibili”.

Armato di Super 8 e di magnetofono, Díaz-Noriega ha risolto con creatività i limiti dell’assenza di un’industria cinematografica nella regione dopo la guerra civile. Ma oltre ad essere stato un pioniere, Díaz-Noriega è stato un maestro per una generazione di cineasti che, grazie alla fondazione del Cine Club di A Coruña, è cresciuta respirando e toccando la materia con la quale sono i fatti i sogni. Vincitore di parecchi premi internazionali, tra i quali la Palma d’Oro a Cannes nel 1965 nella sezione amatoriale per il corto El cine amateur, il regista catalano con la Galizia dentro ha realizzato una quindicina di opere autoprodotte, premiate in festival di tutto il mondo e alcune sonorizzazioni in lingua galega di classici della storia del cinema – da segnalare quelle di Metropolis di Lang e di Nosferatu di Murnau. Nonostante la sua attività di cineasta fosse prevalentemente legata a canali non ufficiali, José Ernesto Díaz-Noriega non è stato soltanto un buon artigiano. Era un Fellini senza avere alle spalle grandi produttori o un teatro di posa; un Méliès con lo stesso gusto per l’assurdo ma con un maggiore senso dell’umorismo: è stato capace di scomparire e riapparire sulla luna, per poi ritornare, senza muoversi di casa.

Nel 2006, Marcos Nine ha reso omaggio al regista realizzando il documentario JEDN: Pensando en Soledad. L’opera, consultabile su youtube in versione breve (parte 1 e parte 2), riproduce efficacemente sullo schermo la vita e l’opera di questo prestigiatore del cinema, recuperandone soluzioni visive, satira e ritmi. Con l’avvento del digitale l’abbattimento dei costi ha dato la possibilità a tanti potenziali “Díaz-Noriega” di poter plasmare “a costo zero” la poesia in immagini. Ma, allora come oggi, oltre al problema della distribuzione, della visibilità, ci domandiamo ancora quanto l’industria sia davvero capace di riconoscere la poesia… In fondo, nonostante il passare degli anni, l’importanza dell’opera di Ernesto Díaz-Noriega, come quella di tanti altri filmaker odierni, continua a essere patrimonio di pochi ricercatori appassionati.

Simone Saibene

Un Commento a “L’importanza di chiamarsi Ernesto”

  1. sonia scrive:

    Ciao Simone,
    molto bello! E cerchiamo di rimanere “ricercatori appassionati”…Baci

Lascia un Commento