[ La nostra vita ]

La storia – Claudio, un giovane operaio edile, perde improvvisamente la moglie Elena e decide di compensare il dolore con tutti quei beni materiali che la sua famiglia non si era potuta permettere fino a quel momento. Per questo sceglie la strada dell’illegalità e del denaro facile, trovandosi invischiato in un affare che non potrà gestire da solo.

Un raro equilibrio regge La nostra vita. Da un lato l’elaborazione di un lutto, vicenda privata trattata alla maniera di Cassavetes, inseguendo l’interpretazione attoriale, lasciandola esplodere in momenti di intenso coinvolgimento emotivo; dall’altro la realtà del cantiere edile, microcosmo e spazio rivelatore di un sentire molto più diffuso. E’ qui che si costruisce il nuovo, facendo prevalere sulla fiducia nell’avvenire o in un bene comune l’interesse personale incarnato dal denaro, invincibile pharmakon contro ogni vuoto esistenziale.

Sui ponteggi il sordo dialogo tra immigrati e italiani rivela la fragilità del Paese di domani e un generale senso di non appartenenza, entro cui il lavoro nero può acquisire legittimità morale e la mancanza di tutela può farsi legge.

La famiglia resta l’ultima rete di sicurezza; Vasco Rossi, colui che parla il linguaggio delle emozioni, l’ultimo vate. Non vuole esprimere condanne, Luchetti, ma il suo cantiere ha una capacità illuminante che dovrebbe suscitare qualche inquietudine in più in chi detiene il potere e promuove all’estero il ridanciano benessere italico.

Questo è un commento “a caldo”.

Francesca Monti

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