Il pane quotidiano
Pubblicato sotto "Galizia dentro" il 17 maggio 2010Henry Miller, lo scrittore americano trapiantatosi a Parigi, in un divertentissimo e illuminante saggio intitolato Il sostegno della vita riflette sul declino dell’impero americano causato principalmente dalla cattiva alimentazione. “Che ci trovo di storto in America?”, si domanda Miller: “Tutto. Comincio dal principio, dal sostegno della vita: il pane. Se è il pane è cattivo tutta la vita è cattiva.” E più avanti sottolinea: “Potete viaggiare per cinquanta miglia, in America, senza gustare una sola volta un buon pezzo di pane.”
In Galizia, specialmente nella provincia di Ourense, potete fare tappa in qualsiasi paesino per trovare dell’ottimo pane artigianale a buon prezzo. Gli ourensani, stando alla teoria di Miller, dovrebbero assicurarsi un riparo dal tramonto dell’Occidente. La vita, qui, avrà sempre il giusto sostegno consumando una dose quotidiana di Pan de Cea: pagnotte miracolose a denominazione d’origine controllata. Pesano 1kg e vengono cotte per circa 7 ore in forni in pietra utilizzando legno di pino. La lavorazione è così tradizionale che i panettieri non usano il termometro: valutano la temperatura all’interno del forno in base al colore che assumono le pietre durante la cottura.
Ma il Pan de Cea non è l’unico pane degno di essere introdotto nell’alimentazione quotidiana. In provincia, come dicevo, ne esistono molti di più. Mi limito a dire che, nel corso di questi mesi, ne ho provati otto. Al momento il mio preferito è il Santa Cruz, simile al Pan de Cea ma internamente sembra un groviera e ha la mollica più morbida.
Una delle caratteristiche del pane ourensano è anche che, il giorno seguente, non si trasforma in un tozzo raffermo buono per sostituire una tegola mancante dal tetto o da farne un affilartigli per il gatto. Sarà identico a come l’avete comprato, profumato, con la crosta fragrante e la mollica che si scioglie tra i denti. Da aggiungere il sottile piacere che si prova nel comprarlo. Al mercato, per esempio, nello sceglierlo tra una montagna di pagnotte tozze a forma di cupola, oppure sottili e piatte, dalla crosta scura o più chiara. Oppure comprarlo direttamente in un forno artigianale, con il profumo che ti accoglie all’ingresso e il caldo uterino che ti coccola quando dalla porta ti avvicini al banco. Se non è la prima volta che vai lì, il panettiere ti riconosce sempre e ti domanda: “Ti è piaciuto il pane dell’altra volta?” Sorridi, fai sì con la testa, paghi e ti avvii verso casa, con la pagnotta nel sacchetto, pronto a digerire qualsiasi difficoltà con il sorriso sulle labbra. Proprio come sostiene Miller. La vita comincia dal pane.
Simone Saibene


Xa cho dicía eu..
Ciao Simone. Questo pezzo è bellissimo, davvero bellissimo! Un abbraccio. Sonia
Pan de Cea? Cea e’ un luogo? E’ un tipo di cereale? E’ un tipo di cottura?
Leggendo il tuo articolo sento quasi il profumo del pane. Anche per me non ci può essere giorno senza il “pane quotidiano”, alimento che nel Sud Italia, insieme alla pasta, è sulla bocca di tutti. Complimenti e ciao.
[...] Il centro abitato più popolato nelle vicinanze è San Cristobal de Cea, da dove proviene il celebre pane, un paese che conta poco più di 2000 abitanti. In un’atmosfera che invita al raccoglimento e [...]