[ Cosa voglio di più ]
La storia – Milano, periferia. Anna, ragioniera, e Alessio, commerciante e factotum, sono una giovane coppia felice che sta meditando di fare un bambino. Un giorno però Anna conosce Domenico, addetto al catering e padre di famiglia, e con lui vive una relazione travolgente.
«Oggi il mio capo si sposa per la terza volta». «Certo, lui ha i soldi…»
Il merito maggiore del film di Soldini è la messinscena del quotidiano dei suoi personaggi, l’attenzione a dettagli minuti che infondono in loro un soffio vitale che raramente si sente esalare dai triangoli amorosi del cinema italiano recente. Se, infatti, la fabula è presto detta (in una coppia solida, uno dei due riscopre la passione vera con l’amante e medita di buttare tutto all’aria), l’intreccio si infittisce in nodi piccoli e grandi (il primo: dove incontrarsi se nessuno dei due dispone della villa al mare in dotazione agli adulteri mucciniani?), tutte zavorre che, ben lungi dall’appesantire, danno finalmente un corpo anche sociale a vicende sentimentali troppo spesso fluttuanti in un iperuranio borghese da cui è bandita qualunque preoccupazione di carattere contingente, per non dire economico. Invece, in una Milano che non è un fondale pubblicitario, Cosa voglio di più non è una domanda retorica.
Questo è un commento “a caldo”.
Elena Gipponi
