La via dell’acqua
Pubblicato sotto "Galizia dentro" il 20 aprile 2010Ourense, anche grazie alle sue acque, è la città galiziana che più rappresenta la rinascita, lo slancio creativo, come ben simbolizza l’asse di bastoni, arcano minore dei tarocchi che giganteggia sulla parete di un palazzo affacciato sul fiume Miño. Senza andare troppo indietro nel tempo, soltanto nel secolo scorso la città ha visto nascere i movimenti culturali più importanti della Galizia - la Generación Nos su tutti. La provincia ourensana è stata location del primo lungometraggio galiziano e qui si sono tenuti i primi dibattiti sul cinema regionale della Penisola Iberica. Inoltre a Ourense la formazione di alcune band ha poi ispirato altri gruppi nella regione a muovere i primi passi nel mondo del rock.
Nonostante sia l’unica provincia in Galizia non bagnata dal mare, l’acqua a Ourense non manca mai. Oltre ai suoi fiumi, non c’è fontana in Ourense che non sia circondata da un parco, quasi a sottolineare l’assoluta centralità dell’acqua e di ciò che ancora oggi rappresenta. Come quella dedicata a San Lazzaro, nel parco omonimo: una fonte “miracolosa” davanti alla quale nel medioevo si recavano i malati in cerca di guarigione. Ora, in primavera, di fronte a quella stessa fontana, si trovano tavolini affollati a qualsiasi ora del giorno, e il parco resta un ancora un perfetto punto di contatto tra città vecchia e nuova.
Tra le cose che, come dice un detto locale, “esistono solo a Ourense”, ci sono le Burgas, acque bollenti che danno vita alle ninfe, le divinità che, con il loro calore e il loro canto, animano e proteggono da sempre gli ourensani. Nei fine settimana o dopo il lavoro, molti desiderano ricaricarsi di nuove energie e, per ritrovare la pace del corpo, si immergono in una delle pozze pubbliche di acqua termale sparse ai lati del fiume che taglia in due la città. Oppure scelgono di trascorrere novanta minuti, al costo di qualche euro, in una delle stazioni termali dall’architettura giappo-gallega: Chavasqueira e Outariz. In quest’ultimo caso occorre precisare che non sempre le terme sono luoghi frequentati per lo più da anziani e bambini, ambienti dove si respira un’aria umidiccia e fetida o dove si fanno lunghe code con un bicchiere di plastica in mano per bere acqua che ha il sapore dell’uovo marcio. Ma nemmeno edifici a metà strada tra la palestra e il villaggio turistico, dove personaggi che sembrano usciti da un film di Neri Parenti si distendono su letti di pietre acuminate per poi lasciarsi impiastrare il volto con il cioccolato svizzero. Le terme di Chavasqueira e Outariz rappresentano un’interessante fusione tra mondo orientale e occidentale, sono moderne senza essere kitsch e soprattutto non hanno un cattivo odore.
Chavasqueira è la più spartana ma allo stesso tempo quella che mantiene un’atmosfera più naturale mentre la seconda, di dimensioni più grandi, ha in più, nelle sue piscine, sistemi per l’idromassaggio. La temperatura delle vasche può arrivare oltre i cinquanta gradi, ma prima di giungere alla più calda si devono passare una serie di tappe intermedie e di docce fredde. In ogni caso, qualsiasi sia il circuito termale scelto a Ourense, al termine dei bagni, prima di lasciarsi catturare di nuovo dal mondo, agganciati a un inedito sogno o progetto è consigliato fermarsi a metà del ponte romano e affacciarsi al Miño: permettere che il fiume porti via ogni problema e preoccupazione residua. Le sue acque non sono come quelle dell’oceano che, specialmente in inverno, rigettano indietro con fragore i cattivi pensieri, amplificandoli. Il fiume, in tutte le stagioni, si fa carico di tutto. E poi ti benedice. Sempre.
Simone Saibene



Molto interessante il tuo racconto. Ho sentito dire che il nome della città derivi dal fatto che, molto tempo fa, dal fiume Mino veniva estratto l’oro. Sarà vero? Un grosso abbraccio ! Alessandra
Simone,
acque rigeneranti e vive sgorgano dalle tue parole. Sara’ opportuno venire a provarle e verificare che tutto cio’ sia vero …. sto scherzando naturalmente: mi fido ciecamente del tuo giudizio.
elena