[ The Twilight Saga: New Moon ]
La storia – Lasciata da Edward e priva della protezione della famiglia Cullen, Bella è nuovamente minacciata dai vampiri. Dopo essere entrata nell’orbita di un branco di ragazzi licantropi ai quali appartiene Jacob, che si è innamorato di lei, ritroverà il suo amato a Volterra, dove Edward si è recato per porre fine alla sua esistenza.
Quando al cinema approda una storia che si sviluppa in più romanzi è inevitabile chiedersi se reggerà la trasposizione com’è stato con Il Signore degli Anelli o Harry Potter. Per strada ne restano moltissime e non è detto che ciò accada perché il primo film era mal riuscito (si pensi alla resa del delizioso Una serie di sfortunati eventi di Lemony Snicket). Ma quando l’assassinio è compiuto dal regista è incauto dare al colpevole una seconda opportunità. Uno di questi sfortunati casi è infatti La bussola d’oro, diretto da Weitz subito prima di cimentarsi con la saga di Stephenie Meyer: di un romanzo molto articolato e con implicazioni etiche e morali impegnative è venuta fuori una pellicola irrisolta che ha dovuto ringraziare una stroncatura vaticana per essere ricordato e discusso. Non che questa volta a Weitz sia andata meglio, complice anche la fonte letteraria sempre più pretestuosa. In questa saga l’aspetto di maggior coinvolgimento per il pubblico d’elezione (e anche per le sue madri e sorelle, evidentemente) è proprio la normalità delle insicurezze dei protagonisti nonostante il contesto eccezionale e minaccioso. E l’ostinazine di Bella, la sua capacità di attrarre tutti i migliori freak sulla piazza e di tenerli sulla corda. Ma i dubbi – fossero pure quelli di Amleto – quando si protraggono troppo a lungo producono impazienza. La leggerezza e l’ironia imposte nel primo capitolo da Catherine Hardwicke sono andate perse e allo stesso tempo il dramma si è fatto sempre più mélo: amore/rinuncia, amore/tradimento, amore/gelosia in dosi eccessive per risultare convincente ma non abbastanza per diventare epico. New Moon è ormai un fenomeno di costume, il che non lo trasforma automaticamente in un film interessante. A questo punto fare un paragone con Lasciami entrare (ma anche con True Blood) sarebbe improprio: là l’amore era maledetto e trascinava verso la perdizione; qui è apparentemente dannato ma spinge verso l’altare. Con quale rito si sposino i vampiri è un problema che certo verrà affrontato al momento opportuno.
Anna Antonini
