“The Hurt Locker” ancora sotto assedio: polemiche dai veterani dell’Iraq

Pubblicato sotto "Redacted" il 4 marzo 2010
Nella foto, un'immagine tratta da "The Hurt Locker"

Nella foto, un'immagine tratta da "The Hurt Locker"

Non sembra placarsi l’onda di polemiche che già ieri ha visto coinvolto il pluri-nominato agli Oscar The Hurt Locker: dopo lo scandalo e l’esclusione del produttore Nicolas Chatier per aver tentato di corrompere la Commissione degli Academy contro Avatar -  con cui il film condivide ben 9 nominations – nuove proteste giungono da parte dei veterani dell’Iraq.

Il motivo di tale agitazione è da rintracciare in una lunga serie di imprecisioni riscontrate nella pellicola, basata sui racconti di Mark Boal, un giornalista che ha accompagnato le truppe tatunitensi nel corso delle prime fasi della guerra nel Golfo. Dura è la posizione di Paul Rieckhoff, fondatore di Iraq and Afghanistan Veterans of America: «Non capisco cosa ci trovino di bello in un film tanto sciatto e impreciso».

Tuttavia la critica non sembra essere d’accordo con la posizione dei veterani, tanto che alcune testate proclamano The Hurt Locker - questo è il nome del pronto soccorso dove ricoverano i soldati feriti da ordigni rudimentali Ied - il film quasi perfetto, che potrebbe permettere alla Bigelow di essere la prima regista donna della storia ad aggiudicarsi l’ambita statuetta nella categoria best director.

Th Hurt Locker narra la storia di William James - sergente dei Ranger dell’Esercito americano che nel 2004, durante le prime fasi della guerra successive all’invasione americana dell’Iraq – il quale viene messo a capo di una squadra di specialisti, occupata a individuare e disinnescare ordigni rudimentali piazzati dai ribelli per le strade di Baghdad. James – nel film Jeremy Renner, in corsa per la statuetta di miglior attore –  prende il posto di un commilitone morto nell’esplosione di una bomba e si rivela un artificiere abile ma particolarmente spericolato.

Sembra che sia proprio questo tratto caratteriale così sfacciato ad aver sollevato le ire dei reduci. Ma non solo: tra le altre imprecisioni ci sarebbero anche le divise utilizzate all’interno del film, diverse da quelle in dotazione nel 2004 all’Esercito.

Dunque la bagarre è aperta e continuerà sicuramente fino a quando, domenica, non si conosceranno i vincitori definitivi degli Oscar.

Fabrizia Malgieri

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