[ Revanche – Ti ucciderò ]

La storia – Vienna. Alex è un criminale e la sua donna è Tamara, una prostituta. Per sperare in una vita migliore, decidono di rapinare una banca e fuggire, ma qualcosa non va per il verso giusto e Tamara rimane uccisa. La sua morte sconvolge la vita di Alex, ma anche quella del poliziotto che ha fatto fuoco.

Per definizione il meccanismo della rivincita ha due fasi: l’avvenimento e la sua ripetizione o ribaltamento. Allo stesso modo, Revanche – Ti ucciderò è un film che vive di una netta bipartizione, ma in cui a ogni azione non corrisponde mai una reazione uguale e contraria. Nelle esistenze dei personaggi si oppongono la città e la campagna, il bordello e la famiglia, l’irrequietezza e l’inazione, ma non esiste confronto. Non c’è uno scarto nelle vite dei personaggi, perché le cose vanno come devono andare, senza possibilità di intervento dei singoli. Il film si dimostra così sostanzialmente fatalista e sostiene questa posizione facendo leva sulla propria ripetitività e prevedibilità. Ripetitività di gesti e abitudini dei protagonisti, come tentativo di incanalare aggressività e senso di colpa. Prevedibilità della narrazione e della messa in scena, con attori che entrano ed escono di campo come fossero personaggi di un carillon inchiodati su un binario ineludibile. Tentativi di espiazione/razionalizzazione, ma anche ricerca di una rivincita impossibile da ottenere, perché giocata interamente contro se stessi.

Questo è un commento “a caldo”.

Marco Villa

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