[ Popieluszko ]

La storia – La parabola di Jerzy Popieluszko, punto di riferimento spirituale del sindacato autonomo di Solidarnosc, espressione di un’opposizione pacifista alle brutalità del regime.

Le origini della Repubblica Popolare in Polonia e la fine dei movimenti di indipendenza del dopoguerra sono il punto di partenza per la storia dell’oppressione comunista che il biopic sul prete di Solidarnosc descrive privilegiando la prospettiva sull’individuo. In una famiglia di contadini dove la preghiera è la forma di resistenza alla violenza nasce Jerzy Popieluszko, sin da piccolo animato dalla fede in Cristo e, negli anni del servizio militare, dissidente e devoto a professare in libertà il suo credo. Divenuto cappellano a Varsavia, il giovane vivrà in preghiera fino a quando nel 1980 sarà chiamato a celebrare la messa per gli operai delle fabbriche in sciopero. Sarà al fianco dei lavoratori anche durante i processi e le battaglie politiche, così da attirare l’attenzione dei media e le minacce dello Stato. Dopo Un prete da uccidere di Agnieszka Holland (1988), che raccontava l’assassinio del sacerdote dal punto di vista del mandante, Popieluszko cerca di unire le ambizioni della ricostruzione storica con le esigenze di uno spettacolo emozionante, proponendo una visione molto attenta all’identità del personaggio e ai rapporti tra i principali protagonisti. Il film non si sottrae a una ricetta collaudata di revisione dei fatti corroborata da certi vezzi estetici del cinema contemporaneo, e in particolar modo non si dimentica di contemplare lo sguardo che i media conservano sulla storia del Novecento, dando forza a una tendenza che vuole pellicole del genere colme di osservatori, testimoni, esponenti del mondo televisivo, inserti documentari che avallano con enfasi la rappresentazione degli accadimenti. La meticolosa cura scenografica e il dettaglio cronachistico (per una durata di due ore e mezza) non assicurano peraltro una tenuta complessiva coerente: nel film, il secondo di Wieczynski, i toni da parabola (con tanto di passione cristologica) sanciscono una messa in scena con ritmi narrativi piuttosto incostanti, dove le vicende degli operai – anche quelle familiari – e gli eventi della storia non convergono in un racconto compiutamente corale in cui l’ora-toria del cappellano avrebbe funzionato da eco e specchio di una comunità desiderosa di dare un volto nuovo al Paese. La volontà di consegnare al pubblico un grande spettacolo non ha salvato i toni calligrafici del biopic da una certa retorica del messianesimo, e pur in una cornice suggestiva che vanta una certa efficacia Popieluszko resta un’opera dalla ricostruzione magniloquente ma dagli effetti espressivi afasici. Una sorta di neokolossal spiritual-sindacale, che mantiene un suo valore di documento di vergogne e crimini del regime e si inerpica nel mostrare il sacrificio della Croce di Jerzy-Gesù, interiorità e coscienza di una scena dominata dalla spettacolarità (del mondo e dei media).

Roberto Lasagna

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