[ Mine vaganti ]
La storia – Lecce. Tommaso Cantone, unico di tre figli a non lavorare nel florido pastificio di famiglia, torna a casa da Roma per dichiarare la propria omosessualità al padre vecchia maniera e liberarsi dai vincoli familiari, quando il fratello Antonio, a sopresa, lo precede…
Il cinema di Ozpetek è riconoscibile: storie corali, collocate prevalentemente in interni borghesi, personaggi inquadrati in primi e primissimi piani e carrelli circolari che ne connettono i volti.
Qui, il coro di Ozpetek (un coro di attori ricorrenti, oltre che di personaggi) si sposta in una casa di Lecce. A fronte dell’apparente scandalo che dà il via alla commedia (apparente perchè il contesto socio-culturale è fittizio, teatrale e parodistico), in realtà il processo all’opera in Mine vaganti è quello dell’inclusione: del figlio omosessuale, degli amici gay di Tommaso, dell’eccentrica Alba (la Grimaudo). Le mine vaganti sono tutte assorbite placidamente dalla mancanza di prospettive esterne al gruppo familiare-mondo: come il soft focus sui primi piani elimina il paesaggio pugliese, rendendo i dialoghi astratti spazialmente, così i personaggi si bastano a vicenda, un po’ individui, un bel po’ macchiette (non è corale, è colore). Alla fine, non a caso, la vera mina vagante è la nonna: unica figura divergente, in un paesaggio di simpaticoni. Andiamo bene.
Questo è un commento “a caldo”.
Mimmo Gianneri

Grande film. Da Ozpetek era difficile aspettarselo. Eppure il regista azzecca tutto, non sbaglia niente. I critici, i più snob, lo odieranni, diranno che è una sequela di luoghi comuni. Non gli credete, mentono. Ozpetek in questo film non si piange più addosso e trascina il film a forza di uno stile leggerissimo che sorprende. E’ il suo personale amarcord.
aldilà dalla trama e delle problematiche associate alla visione dell’omosessualità nel meridione d’Italia, adlilà di alcuni spunti umoristici ed esilaranti ed alla presentazione di personaggi che comunque non riescono ad emergere con spicco e forza, il film è una tipica commedia all’italiana. Lenta, a volte stressatamente lenta e senza una specifica ragione nelle sue lunghe inquadrature.
Il cinema, a mio modesto avviso, è la trasposizione di storie, personaggi, epoche e luoghi con delle tecnologie che aiutano l’arte cinematografica.
Fotografia inesistente, montaggio qualunquistico, dialoghi sporadicamente efficaci, utilizzo di mezzi tecnici ridotto ad una sola scena, proposta due volte, girata soltanto con un carrello.
il cinema è ben altro e “mine vaganti” è anche molto lontano dai capolavori classici della commedia italiana. La recitazione di Scamarcio, si commenta da sola.