[ Meno male che ci sei ]

La storia – Allegra è un’adolescente con i classici problemi della sua età la cui tranquilla esistenza è sconvolta dalla morte improvvisa di entrambi i genitori. Pur di non restare sola, la ragazza va alla ricerca dell’amante di suo padre, Luisa. Tra le due nascerà una dolce e complice intesa.

Dopo Ho voglia di te, Luis Prieto torna sulla strada del teen movie. Novità di questa produzione firmata Cattleya è che la classica storia per “mocciosi” adolescenti viene intarsiata con gli stilemi della pellicola di gender, naturalmente rivista nella versione nostrana sex and the family. Così le tormentate vicende della quasi diciottenne Allegra si intrecciano con quelle della ultratrentenne Luisa: il risultato è un minestrone di feste ad alta gradazione or-monale-alcolica, con frivole chiacchierate tra donne sull’orlo di una crisi di nervi a base di mariti traditi e maternità più o meno desiderate. “Distrutta” per la morte del padre (per quella della madre sembra essere tutto sommato in-differente), Allegra si butta tra le braccia di Luisa e le due si trovano a vivere insieme, passando dall’elaborazione all’esaltazione del lutto. Un’amicizia e un incontro tra mondi diversi, dove la commistione tra ruoli e generazioni produce non poca confusione e una serie di situazioni un po’ forzate (come ad esempio quella in cui la giovane – e da poco sessualmente attiva – Allegra si cala con decisione i vestiti per sedurre e trascinare a letto un quarantenne giornalista incompreso che è anche il compagno dell’amica-neomamma Luisa…).
Questa miscela non amalgamata tra il film giovanilistico e il dramma femminile è oltretutto patinata da una certa estetica da videoclip. Prieto ha un passato da regista di video musicali e ciò si vede soprattutto nella scelta di alcune location dal forte impatto visivo, come il campetto da basket in mezzo alle nuvole sul tetto di un palazzo oppure il malinconico litorale del mare d’inverno. Scenari sicuramente originali che non sono tuttavia riempiti da una storia e da personaggi convincenti. Questi ultimi, tra l’altro, si trovano spesso e volentieri piegati alla logica di un product placement invasivo: un effetto spot continuo che costringe la pur brava Gerini a sfornare torte in continuazione per poter giustificare la promozione di una nota marca di dolciumi. In questa pellicola un po’ brillante e un po’ drammatica, incerta di tono e debole di stile, anche il suo personaggio solare e naïf rimane poco credibile. E poi perché, dopo un dottorato in Filosofia antica, una donna sia inevitabilmente destinata a diventare segretaria in una banca, a leggere romanzi idioti e a sognare il Principe Azzurro con pacifica rassegnazione non è dato sapere.

Valentina Torlaschi

Lascia un Commento

Recensione di Meno male che ci sei « duellanti – mensile di cinema e…