[ L’amante inglese ]
La storia – Lasciata l’Inghilterra da anni, Suzanne vive agiatamente nel sud della Francia, con un marito molto conservatore e due figli adolescenti. Stanca della routine quotidiana derivante da un matrimonio piatto, la donna inizia a incontrare segretamente Ivan, un operaio spagnolo rude e silenzioso che le sta ristrutturando lo studio.
Il plot è quello che da Madame Bovary e Anna Karenina ha regalato all’umanità memorabili eroine borghesi pronte a sfidare a costo della vita la noia matrimoniale. Nulla di nuovo, dunque, nella vicenda di Partir (titolo inspiegabilmente tradotto in L’amante inglese). Catherine Corsini si è lanciata nella riproposizione di un topos letterario trito e ritrito giocando saggiamente al ribasso, o meglio, alla semplificazione. Facendo mostra di grande misura e rigore, la regista ha scelto uno stile asciutto ed essenziale, perfettamente in armonia con la vicenda narrata, soffocata all’interno di asettiche mura domestiche. Ogni cosa è esibita per quella che è: il sesso è erotico ma non patinato, le nudità sono coraggiosamente imperfette, la violenza è silenziosa e spietata. E’ soprattutto il risvolto sociale del film a donare freschezza all’opera, rivelando come il matrimonio possa costituire ancora, a dispetto delle conquiste femminili e femministe, una gabbia condizionante per la donna e non per questioni di rispettabilità borghese, ma per una molto più prosaica sudditanza economica.
Questo è un commento “a caldo”.
Francesca Monti
