[ Io sono l’amore ]

La storia – I rigidi equilibri della famiglia Recchi, industriali dell’alta borghesia milanese da tre generazioni, vanno in frantumi quando la fiamma della passione divampa tra Emma, la moglie del capofamiglia, e Antonio, il cuoco.

Gli ingredienti per essere un buon film, sulla carta, li aveva tutti. Presentato con successo al Festival di Venezia e unico film italiano all’ultimo Sundance, il film di Guadagnino era approdato anche alla Berlinale, nella sezione dedicata a cinema e cibo. Anche il cast prometteva bene, con il premio Oscar Tilda Swinton, il genio incontenibile di Pippo Del Bono e l’innegabile bravura di Alba Rohrwacher, Gabriele Ferzetti e Edoardo Gabriellini. Eppure. La sceneggiatura, nonostante la firma di Ivan Cotroneo, mostra vuoti incolmabili e momenti di inverosimiglianza; alcuni snodi sono così ovvî e prevedibili da strappare risate laddove non dovrebbero esserci; la fotografia opaca e polverosa, studiata per restituire il sentimento di profonda decadenza che dilaga tra i Recchi, risulta invece piatta e monotona e gli attori non brillano come potrebbero. Cosa apprezziamo? Il tentativo, ammirevole, di allontanarsi da «Melissa P.» guardando (ma da lontano) a capolavori come «I Buddenbrook» e alle inconfondibili atmosfere viscontiane.

Questo è un commento “a caldo”. La visione, a cura di Gianni Canova, è disponibile sul numero 56 di duellanti.

Glenda Manzi

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