[ Il profeta ]

Per loro farò uscire un profeta come te tra i loro fratelli;
metterò le mie parole nella sua bocca
e lui dirà loro tutto ciò che gli comanderò.

Deuteronomio 18:18-19

La storia – Quando Malik entra in carcere ha 19 anni, una sola banconota e nessun amico. Ne uscirà, qualche anno dopo, ricco di denaro, di alleati, di nemici che lo temono. E seguito dall’ombra della sua prima vittima.

Audiard rivisita in maniera personale i racconti di formazione al crimine dei gangster movies americani: sottrae ai suoi protagonisti l’alone di sinistra grandezza che circondava i vari boss made in Usa e gli regala il volto, duro e concreto, dei banlieusard parigini. Inserisce elementi grafici da film pulp, ma in altre scelte stilistiche è sicuramente debitore di tanta cinematografia europea d’essai. Il suo sguardo non esita a rimanere incollato ai personaggi, a descrivere con crudezza le condizioni di vita in carceri che rappresentano un sistema sociale a sé, e in cui vige l’imperativo “Uccidi o sarai ucciso”. Ma, allo stesso tempo, crea shakespeariani fantasmi del rimorso, o descrive l’ingenuità quasi fanciullesca con cui il suo protagonista, criminale in erba destinato a superare il maestro, guarda fuori dal finestrino la prima volta che prende un aereo.

In questi contrasti, nelle volontarie trasgressioni di genere, il racconto di Audiard trova la sua forza e anche, talvolta, le sue note stonate, i suoi squilibri. Ma soprattutto vi ritrova, come già era stato per Tutti i battiti del mio cuore, il fascino di personaggi complessi, sfaccettati, mai bidimensionali, sicuramente umani.

Questo è un commento “a caldo”.

Chiara Grizzaffi

Lascia un Commento