I Goya parlano galego
Pubblicato sotto "Galizia dentro" il 15 marzo 2010
Nella foto, il regista D. Monzon che riceve il Goya
In Spagna la cerimonia di assegnazione dei premi Goya (l’equivalente dei nostri David di Donatello) è andata in onda il 14 febbraio, in diretta sul primo canale della Televisión Española. È stata l’edizione più seguita della storia con più di 4,6 milioni di telespettatori. Da sottolineare che qualche settimana prima della consegna degli Oscar spagnoli, la TVE ha ritrasmesso una serie di film premiati nelle edizioni precedenti, in prima serata e senza stacchi pubblicitari (come voluto espressamente dal Ministro della Cultura, la regista e sceneggiatrice Ángeles Gónzalez-Sinde). Questa scelta felice di palinsesto ha contribuito a creare ulteriore interesse per un appuntamento già di per sé considerato di fondamentale importanza per il pubblico spagnolo, cinefilo e non.
Il film Celda 211 di Daniel Monzón è stato l’autentico trionfatore della serata, aggiudicandosi 8 dei 16 premi per i quali era stato nominato. Tra questi, il Goya per il miglior film, quello per il miglior interprete maschile (Luis Tosar) e quello per la produzione (Vaca e Morena Films). Il suo principale rivale, Ágora di Alejandro Amenábar, si è fermato a 7, aggiudicandosi prevalentemente i premi destinati al reparto tecnico.

Nella foto, L. Tosar che riceve il Goya per la sua interpretazione in "Celda 211"
Javier Bardem ha consegnato il Goya all’attore galiziano Luis Tosar, chiamandolo sul palco non col suo vero nome ma con quello del detenuto protagonista di Celda 211, Malamadre, parodiandone il timbro di voce duro e sofferto. L’amicizia tra i due attori nacque nel 2003 sul set di I lunedì al sole di León De Aranoa, e si rafforzò quando Luis Tosar insegnò a Bardem il galiziano durante alcune escursioni lungo la Costa della Morte –aspetto che sicuramente ha contribuito a dare spessore al Ramón Sampedro interpretato da Bardem in Mare dentro di Amenábar.
Luis Tosar, ricevendo il premio, ha abbracciato l’amico e, al microfono, ha salutato affettuosamente i genitori e gli amici rimasti in Galizia (questi ultimi lo stavano omaggiando con una vera e propria festa in diretta presso il Pub Atlantico di Santiago de Compostela).
La cerimonia ha parlato galego anche quando la produttrice della Vaca Films, Emma Lustres, visibilmente commossa, ha esordito dicendo: “Buona notte. Questo è un grande momento per i galiziani e la Galizia…”. Il giorno seguente, in un’intervista per il quotidiano La voz de Galicia, ha aggiunto: “Questo successo significa molto perché dimostra che in Galizia si può fare del buon cinema, e con i finanziamenti adeguati qualcosa che piaccia al pubblico. Noi siamo l’esempio che in questa terra si può lavorare molto bene…”. Come darle torto. Celda 211 è stato accolto molto bene dalla critica e ha incassato 12 milioni di euro nella sola Spagna.

Nella foto, P. Almodovar, inatteso ospite della serata.
Tra le sorprese della serata c’è stato l’intervento non previsto di Pedro Almodóvar, accolto con un lunghissimo applauso del pubblico, tutto in piedi battere le mani. La sua presenza sul palco ha sancito la riconciliazione tra lui e l’Academia (qualche anno prima aveva espresso il suo disgusto per i metodi con i quali venivano scelti i film destinati a rappresentare la Spagna agli Oscar). Il regista manchego, allegro e loquace come ai tempi della movida, si è trattenuto sulla scena scherzando con il presentatore Andrei Buenafuente e con l’attuale direttore dell’Academia Álex de la Iglesia.
A coronare il successo dell’edizione più riuscita dei Goya è stato l’intervento del Primo Ministro Zapatero che, il giorno seguente, ha esaltato “l’eccellente momento del cinema spagnolo”, sostenendo che “un cinema spagnolo forte è e sarà sempre manifestazione di un Paese forte”. Certamente in questo caso con una marcata inflessione del nord-ovest.
Simone Saibene
Una recensione che invita alla visione di questo “Cella 211″.