[ Happy Family ]
La storia – Uno sceneggiatore in crisi e con la paura dell’happy end si incontra/scontra con i suoi personaggi. Al centro della sua storia due famiglie costrette ad incrociarsi a causa della decisione azzardata dei due figli sedicenni di sposarsi.
La vita sullo schermo. Salvatores fa emergere il piano finzionale del racconto per intrecciarlo saldamente con la realtà. Uno scrittore tenta di creare il film della vita, un film d’autore. Attinge ad esperienze e rimandi della sua realtà tentando attraverso la scrittura quella ricerca della felicità che gli manca, cercando di dare un senso a ciò che un senso non può avere in fieri ma solo in conclusione.
La citazione finale di Groucho Marx “preferisco leggere o vedere un film piuttosto che vivere… nella vita non c’è una trama!” sintetizza efficacemente la corale commedia brillante di Salvatores, curatissima nella scenografia, i costumi e la fotografia, accostabile a Wes Anderson, a cavallo tra la tradizione della commedia italiana e quella autoriale americana, dove la narrazione diventa meta-narrazione, dove il cinema instaura un rapporto indissolubile con ciò che è reale. Perché sullo schermo la vita può trovare un significato, avere una trama. Noi, assieme ai personaggi che sullo schermo vivono, la inseguiamo. Assieme creiamo una famiglia e Salvatores vorrebbe che fossimo tutti felici.
Questo è un commento “a caldo”.
Dario Cortimiglia

Una realtà che si vorrebbe vivere. Una famiglia che diventa tribù, come quasi tutte le famiglia di Salvatores sullo schermo…. e la voglia di vivere a Milano che trasparee in ogni scena. Un film su come vorremmo essere. La realtà e la finzione si miscelano per donare quella sensazione di vissuto che ognuno di noi porta dentro. A caldo mi è piaciuto MOLTO!
Mah. Nell’intervista sull’ultimo numero di Duellanti Salvatores dice che i riferimenti al cinema di Anderson sono “il risultato di un processo inconscio” e che lui si è limitato a dire alla costumista di cercare uno stile “dandy” nei vestiti. La cosa mi ha dato un po’ fastidio.
Pensavo che le camionate di allusioni ai Tenembaum o a Rushmore fossero degli omaggi precisi e dichiarati, e che semplicemente il regista avesse calcato un po’ la mano. Così sembra uno studente sulla difensiva, scoperto a scopiazzare la tesina da internet.
@alfonso:
quello che dici è vero. Lo ha detto anche in occasione della conferenza stampa dopo la proiezione del film.
Ogni regista però sente il film come figlio proprio, per cui credo che difficilmente Salvatores possa ammettere di essersi rifatto in toto ad Anderson (regista che lui comunque ammira molto), così come al di là della citazione e dell’omaggio difficilmente qualsiasi regista ammette altro. Che poi il confine tra citazione/omaggio e plagio (o scopiazzatura) sia labile è un’altro discorso. E’ il cinema