[ Dieci inverni ]

La storia – L’amore lungo dieci anni tra Camilla e Silvestro, tra alterne vicende e un percorso di crescita individuale che si combina con quello di coppia.

Forse è una curiosa coincidenza, o forse no. Ma il fatto che Dieci inverni sia uscito nelle sale italiane a pochi giorni di distanza da 500 giorni insieme ci appare significativo. Perché il film d’esordio di Valerio Mieli di punti di contatto teorici e pratici con quello di Marc Webb ne ha parecchi: dal raccontare la storia di un amore travagliato e dilatato nel tempo all’avere due protagonisti ben scritti e interpretati da giovani attori capaci di stimolare simpatia ed empatia. Ovviamente si possono contare anche numerose differenze che, per una volta, vanno però tutte a favore del titolo di casa nostra. Se infatti 500 giorni insieme era studiatamente e accuratamente “carino”, arrivando fastidiosamente ai limiti del costruito e dell’artificioso (e trovando pregi non tanto nelle linee della trama, ma in un’involontaria fotografia di precarietà generazionali di varia natura), la scrittura spontaneamente equilibrata di Mieli regala un ritratto dell’amore, dei suoi protagonisti e – perché no? – di una generazione che non evita magari qualche ingenuità e imperfezione, ma che proprio per questo risulta onesto, vero, familiare. Rifuggendo dalle patinature più ruffiane quanto dalle pedanterie melodrammatiche di troppo cinema italiano (e non), Dieci inverni non ha la presunzione di essere necessariamente nuovo o accattivante, ma parla con garbo e discrezione, con una serietà sempre stemperata da umorismo e sottrazioni, di quel tipo di amore che raramente si incontra e che, anche se per mille motivi sofferto e travagliato, porta chiaramente impresso su di sé il marchio dell’inevitabilità fin dal primo istante. Non per questo cede al facile sugar-coating di pensieri e situazioni, riuscendo invece a sfiorare ed esplicitare una cattiveria che a volte è quella della vita e che non sempre prodotti di questo genere (come appunto accade in quello di Webb) hanno il coraggio di mostrare. L’odissea sentimentale ed evolutiva di Camilla e Silvestro appare in questo senso assai più formativa e completa, nel suo intrecciarsi e alternarsi di gioie e dolori, di quella di Sole e Tom: e non per via delle diverse tempistiche (giacché in certi casi il tempo è valore assai relativo), ma perché si fa molto più efficacemente e seriamente cammino e approdo a una maturità che si raggiunge mediando i sacrosanti impulsi romantici con le asperità delle personalità e della vita, con quella che molti definirebbero “la ragione”. Per questo il non-lieto fine della storia dei due americani appare assai più consolatorio e rassicurante di quello (lieto) dei due ragazzi di casa nostra. E Dieci inverni si dimostra un film coraggioso, partecipe e sincero, nonostante (o proprio per) la sua timidezza e la sua volontà di mantenere misura e distanza.

Federico Gironi

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