Dedicato a chi ha voglia di guardare da una nuova prospettiva

Pubblicato sotto "Crossroad" il 16 marzo 2010

occhio-601Circola un’idea di Potere abbastanza inquietante tra gli uomini di potere (o al potere) nell’Italia di oggi. La si vede (la si intravede…) chiaramente (o oscuramente?) nel rapporto che hanno con le immagini. O nel modo in cui le usano. O, più ancora, nella maniera in cui si fanno (o cercano di farsi) essi stessi immagine. Prendete il caso del Governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni, ricandidato a ricoprire il suo ruolo di potere per il quarto mandato consecutivo (un ventennio: un po’ sinistro, non vi pare?). Per la sua campagna elettorale, Formigoni ha scelto di addobbare le strade e le piazze lombarde con una gigantografia in cui la sua effigie si forma – come in una sorta di puzzle in equilibrio visivo su una dissolvenza incrociata – attraverso l’accostamento di centinaia e centinaia di fototessere che rappresentano evidentemente cittadini e/o elettori. Dal punto di vista del Governatore, l’intento comunicativo è abbastanza palese: Formigoni presenta se stesso come la sintesi di coloro che lo votano. Meglio: come il corpo mistico che sussume in sé la soggettività di quel popolo sovrano che ancora una volta si accinge a scegliere di farsi rappresentare da Lui. È un’idea del Potere che sta fra il cristologico e l’assolutistico. Cioè – modernissimamente, no? – fra Ratzinger e Richelieu: il corpo del sovrano trascende i sudditi, li incarna, si genera in essi e da essi. Lo slogan che accompagna l’immagine recita «Uno di noi». Ma forse, sarebbe stato più corretto dire “Tutti noi in Uno”, “Tutti noi in Lui”. Proviamo a rovesciare il punto di vista e a guardare la medesima immagine non nella prospettiva del Governatore che in essa si autorappresenta, ma da quella di uno qualsiasi di quei “noi” che nel manifesto vengono evocati. Sembra evidente che per generare il viso del capo/sovrano i sudditi scompaiono. Non hanno più identità. Sono pure tessere anonime di un puzzle che li schiaccia. Buone tutt’al più per il televoto. Push the bottom, e via. A reti unificate. Il Potere non è espressione della volontà dei sudditi: il Potere afferma se stesso e si palesa annichilendoli. Deprivandoli di ogni riconoscibilità, soggettività. Potrebbe esserci chiunque, in quel puzzle. Non lo si vede. Perché al Potere non interessa chi preme il pulsante del televoto, ma quanti l’hanno fatto. E invece, forse, bisognerebbe ricominciare a prendersi cura del chi. Provare ad andare a guardare chi c’è in quella immagine. Com’è fatto. Come sono/siamo fatti. Se si prende una lente e si tenta di scrutare da vicino le facce che il Capo/Re/Dio ha un po’ vampirescamente risucchiato in sé, si scopre ad esempio che si fa fatica a trovare un volto, uno solo, che non sia di razza bianca. Tutte della stessa etnia le tessere del corpo mistico di colui che si prepara a rigovernare per volontà del popolo sovrano.Vuoi vedere che se vai a osservare un po’ meglio come sono fatte le immagini, scopri che quel che voleva sembrare Dio è, tutt’al più, soltanto un idolo padano? Meglio: un idolo pagano.

Gianni Canova

2 Commenti a “Dedicato a chi ha voglia di guardare da una nuova prospettiva”

  1. stefano scrive:

    Bell’articolo!
    Purtroppo la popolazione occidentale è stata completamente mangiata viva dalle immagini (televisione, fotografie che ovunque ci avvolgono e tutti gli altri media).
    Basti pensare ad un tram che girava in una città di cui non faccio il nome: completamente tappezzato da un’unico sponsor (A style). Nessuno si è lamentato del messaggio che stava girando indisturbato da giorni nella città. Nessuno era ingrado di analizzarlo, di capirlo ed è stato subito. (Molto più facile però censurare la pubblicità delle patatine con Rocco Siffredi).
    Sta avvenendo quello che Carpenter con essi vivono ci aveva proposto, ma noi in Italia come sempre arriviamo 15 anni dopo.

    Un saluto e un invito a mettersi gli occhiali da sole che indossava il wrestler Rody Piper nel film di Carpenter.

    un educatore e media educator

  2. Marco scrive:

    Buongiorno,
    Premesso la poca simpatia per i ventenni di potere, non faccio nemmeno di tutti i ventenni un fascio e, se mi trovo in accordo con la tesi esposta, non mi sembra calzante l’esempio scelto.
    Il manifesto in oggetto che ho poi guardato con maggior attenzione, mi sembra esplicito nel messaggio, può essere banale può essere ipocrita ma, non ambiguo, guardarlo con una prospettiva rovesciata mi sembra un esercizio di stile interessante ma, il manifesto è fatto per essere guardato da fuori non da dentro e da fuori se manca qualche tassello, se manchiamo “noi”, anche lui è meno completo meno bello meno potente, più fragile.
    Guardare le cose con una prospettiva diversa è utile ma ci sono punti di osservazione che rendono “giustizia” altri che svalutano e non mi attardo in esempi.
    Ovviamnete è un mio punto di vista.

    con rispetto
    Marco Pozzi

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