[ Debito d’ossigeno ]
La storia – Fulvia è una madre single a fine contratto e quindi in procinto di perdere l’ennesima occupazione provvisoria; Daniele è un ingegnere elettronico rimasto senza lavoro, padre di un figlio di 4 anni e sposato con Sabrina, anche lei in cerca di un posto: il dramma della recessione economica e del precariato in due famiglie.
Annullata l’esperienza passata, ridimensionata la propria posizione e ormai disoccupato, Daniele è bloccato all’interno di un Purgatorio nel quale non si parla del futuro del personale aziendale. Non si prospettano novità, nessuna voce in giro, alle domande non esistono risposte. Un limbo senza uscita. Come quello in cui è rimasta sospesa Fulvia, prossima a una nuova scadenza, dunque a un’ulteriore ricerca. Se da un lato non si aprono soluzioni e l’incertezza non subisce alcuna evoluzione, dall’altro il futuro riserva una completa discontinuità, l’attesa che un “tempo determinato” finisca perché (forse) ne inizi uno uguale altrove. Staticità e transitorietà, volontà di cambiare (ritornando alla situazione precedente) e adattamento alla nevrosi dell’instabilità, aspirazione al recupero della vecchia routine (fatta di punti di riferimento fissi, non ancora minata dallo squilibrio) e desiderio di voltare pagina. Debito di ossigeno è esattamente questo, la mancanza di aria e una sensazione di soffocamento quando scarseggiano le occasioni per tornare a respirare o si viene privati di un elemento vitale (Daniele ricorda alla perfezione il giorno in cui ha smesso di lavorare, il 3 novembre 2008, data spartiacque che condiziona il modo in cui si percepisce attualmente). Con il rischio di dover rinunciare a ciò che si è faticosamente conquistato, a entrare in crisi è il concetto tradizionale di famiglia modello: i ruoli di marito e moglie sono invertiti (o riuniti in un’unica figura), non è più concepibile auspicare miglioramenti e si ha la sensazione di essere stati i protagonisti di un passaggio epocale che ha creato un divario incolmabile rispetto alle generazioni an-tecedenti. Se però il timore della coppia riguarda essenzialmente la perdita di un tenore di vita conquistato negli anni (cadere in miseria), l’impossibilità di trarre un vantaggio dal sacrificio e di badare alle molteplici responsabilità, per Fulvia la povertà sprigiona i suoi effetti annullando la libertà, ovvero riducendo le alternative tra le quali compiere una scelta fino a eliminarle definitivamente. Il documentario di Calamari, perciò, prende in esame due atteggiamenti contrapposti, concentrando-si per un verso sul senso di inutilità a cui vincola l’assenza di una funzione definita, per un altro sul-la necessità di rintracciare uno scopo nella completa dedizione a un figlio e nell’esigenza di andare avanti («Io esisto»). Così a causa delle difficoltà del marito Sabrina deve trovare un impiego, mentre l’unica via di fuga che si apre da-vanti a Fulvia è rappresentata dal-la realtà di Barcellona, anche se in compagnia della madre. In en-trambi i casi, all’obbligo di sfruttare le proprie forze si affianca la consapevolezza di affidarsi al so-stegno altrui per ricominciare.
Ivan Moliterni
