[ 2012 ]

La storia – Nel 2012, l’anno nel quale il calendario Maya colloca la fine del mondo, un’apocalittica alluvione rischia di cancellare l’uma-nità. Tra dilemmi morali e conflitti personali, un manipolo di uomini si trova a lottare per la sopravvivenza.

L’ultimo lavoro di Emmerich conferma molte delle caratteristiche dei film del regista tedesco. Ancora una volta personaggi normali che si trovano a confrontarsi con un evento dalle proporzioni straordinarie, la dialettica tra conoscenze e decisioni delle élite e reazioni del popolo, ma soprattutto un gusto sempre più spiccato per la rappresentazione ipertrofica, esagerata, cartoonesca eppure al tempo stesso “realistica” della catastrofe. Già nella sua fase iniziale, in cui si delineano caratteri e conflitti, 2012 dimostra una scorrevolezza e un ritmo figli di una precisa idea di cinema: al contrario di colleghi come Michael Bay, Emmerich approccia il suo mestiere mantenendo sempre alla base un’austerità teutonica (e comunque europea) che gli fa rifiutare il costante ammicco (auto)ironico, le strizzate d’occhio, gli eccessi pirotecnici. Conscio e fiero del fatto di realizzare prodotti d’intrattenimento popolare, e della natura artigiana prima che artistica del suo ruolo, Emmerich pare raccontare con serietà e rigore (ma senza rinnegare un briciolo della volontà spettacolare) anche un terremoto apocalittico che rade al suolo metà California e una fuga in aereo tra palazzi che crollano e metropolitane che cadono nel vuoto. In tempi come questi, una posizione quasi unica e a suo modo apprezzabile.

F.G.

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