[ Segreti di famiglia ]

La storia – Tetro, che il giovane marinaio Bennie va a cercare in un quartiere di Buenos Aires, è un americano di nome Angelo, ha una gamba rotta e campa curando le luci di un teatrino sperimentale. È fratello maggiore (di madre diversa) di Bennie, a cui ha lasciato un’ambigua lettera prima di andarsene da un padre cannibale, direttore d’orchestra che ha succhiato tutto l’amore di famiglia. Tetro fugge anche un ricovero per malati di mente, una carriera di scrittore nascosta in un manoscritto in codice e un pesante segreto che Bennie, entrando nella sua vita, fa esplodere. Dalla licenza breve quest’ultimo passa all’abbandono dell’ingaggio e si ferma a Buenos Aires. Come il fratello diventa uno sradicato. Scrive per il teatro e conquista addirittura una critica ammanicata con il governo e il potere editoriale. Mette in moto un’agnizione che come nei melodrammi di un tempo non si può fermare. La riscoperta del padre. Quale, di chi? Crescendo orchestrale violentissimo e il bianco e nero lascia spazio al colore…

Nulla di quello che vedete è accaduto, ma è tutto vero. L’ha detto Coppola a Cannes, nella polemica presentazione di Segreti di famiglia alla Quinzaine des Réalisa-teurs. La direzione del festival l’avrebbe voluto fuori concorso e lui ha preferito andare coi ribelli della Quinzaine. Coppola ha 70 anni ma, come ha spiegato in una sua pellicola recente, ha preso un colpo di fulmine e ha iniziato a regredire verso un’altra giovinezza. E a capire lingue sconosciute…
In originale questo film si chiama Tetro. Ed è tetro, ma anche la contrazione di un cognome, Tetrocini. Titolo con cui Coppola gioca con l’italiano di famiglia, un velo di depressione, il bianco e nero (soprattutto il nero), l’angolatura geospirituale della storia tra porti e quartos italoargentini, la faccia pazzesca di Vincent Gallo e due o tre cose tipo la verità, la vita, la morte.
Segreti di famiglia è un’opera sperimentale, nell’assunto, quasi un film in rivolta a una Hollywood che non c’è più, del senno di poi: lo sguardo di un ribelle di 70 anni che fa l’acrobata con le luci e le riprese e sembra un ragazzo arrabbiato. È il Coppola delle malinconie beat di Rusty il selvaggio, delle scoperte da togliere il fiato di La conversazione, del melodramma meridionale italico all’olio d’oliva di Il Padrino (soprattutto terza parte), della vampirizzazione dei sentimenti di Dracula di Bram Stoker. E potrebbe anche essere il secondo capitolo di un cofanetto “Diario della vecchiaia e dello scavo dei sentimenti” iniziato proprio con Un’altra giovinezza, il film di un vecchio regista che, dopo un colpo di fulmine, regredisce alla gioventù e come un ragazzo cerca la parte di sé che si ribellò al padre e al potere e si rifugiò a sperimentare laddove si parlavano altre lingue. E ciascuno, si sa, fugge e cer-ca il padre che ha in sé…

T.A.

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