[ L’uomo che fissa le capre ]
La storia – Il giornalista Bob Wilton cerca di redimersi agli occhi della moglie disamorata e traditrice portando a casa qualche scoop scottante. Si reca così in Iraq imbattendosi in un personaggio al limite dell’originalità, Lyn Cassady, un soldato Jedi e un monaco guerriero appartenente alla setta militare del New Earth Army, unità dell’esercito americano che vuole contrastare le guerre con il potere dei fiori, trasformando il pacifismo hippy in un’arma non meno contundente. I neoguerrieri sono in grado di attraversare i muri correndoci contro, fermare con lo sguardo il cuore di una capra, leggere nel pensiero del nemico e dissolvere le nuvole nel cielo. Il povero Bob apprenderà sulla sua pelle le conseguenze nefaste di questo sconfinamento nel new age del rigore militare.
Sebbene L’uomo che fissa le capre sia una classica pellicola all stars, con un cast tutto in stato di grazia, in questa recensione cercheremo di spiegare perché da un po’ di tempo a questa parte i film con George Clooney sono film di George Clooney, ripiegando fatalmente sul suo fa-scino e prestigio e su una strategia ben definita. Ora, l’opera di Heslov (già sceneggiatore di Good Night, and Good Luck) si colloca perfettamente nella filmografia progressista di Clooney. Il disegno di quest’ultimo è chiaro: lui è più intelligente dell’intelligenza media degli americani e con un ghigno snobistico spiega a loro (e a noi) che le istituzioni americane sono comandate da un branco di dementi. Da Burn After Reading – A prova di spia in avanti e indietro, Clooney si ritaglia ruoli di grande e troppa stupida intelligenza. Che siano i servizi segreti, i gangster truffatori, i militari in acido, la sua predisposizione atterra su questo pianeta come un alieno che ci disegna l’orizzonte vasto del nostro candore. In effetti, vedendo questi titoli, si ha la sensazione di essere più intelligenti. Eppure rimane sullo sfondo un’altra impressione, quella opposta di stare per concedere un pezzo della nostra intelligenza accettando senza remore questo lungo scivolone nell’idiozia della nostra contemporaneità, certo dubbia, ma alla fine un tantino più complessa di quello che si vuol far credere. Il paragone con Il dottor Stranamore, ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba, che pure è stato fatto, è quantomeno sbagliato, perché Kubrick mostrando la presunta idiozia del sistema militar-governativo ci dava la netta sensazione di stare per correre un vero pericolo. Qui in-vece si ride e basta. E ci si sente più intelligenti.
Dario Zonta

Il film è interessante per tutti gli aspetti introspettivi dell’essere umano, devastato moralmente dalla guerra.