Lo schermo galego

Pubblicato sotto "Galizia dentro" il 17 febbraio 2010
La sfilata di una "pantalla"

La sfilata di una "pantalla"

I cigarróns non sono le uniche maschere della provincia di Ourense alle quali si associa la componente di violenza che sta alla base delle celebrazioni carnevalesche. Nel cosiddetto “triangolo magico” del carnevale galiziano, definito alle estremità dalle località di Verín, Laza e Xinzo de Limia, se ne possono incontrare molte altre. Laza è la patria dei peliqueiros (ben descritti in un documentario del 1988, Laza, carnaval sagrado girato dal galiziano Xavier Villaverde) mentre a Xinzo de Limia sfilano le pantallas.

Queste ultime sono le maschere che hanno il nome più cinematografico. Infatti pantalla in spagnolo significa “schermo”. Nell’immaginario popolare galiziano la parola pantalla indica una visione, quella che, in alcune zone della Galiza, ad esempio, prende il nome di Santa Compaña: una processione di anime in pena. Queste visioni sono rappresentate in racconti e leggende che racchiudono l’immaginario di tutte le popolazioni che in terra galega hanno, nel corso della storia, fuso i loro miti con quelli precedenti nel tentativo di stabilire un ponte di collegamento tra il mondo dei vivi e l’aldilà. Insomma un modo creativo e in un certo senso “rassicurante” per sconfiggere il problema della morte. Proprio come fa il cinema nella sua accezione più profonda. In questo senso quindi la pantalla galiziana è lo Schermo per eccellenza. Una vera e propria proiezione dell’immaginario popolare. Uno specchio che riflette lo spirito della Galizia più profonda.

Simone Saibene

Un Commento a “Lo schermo galego”

  1. pablo scrive:

    Bella descrizione, Simon. Conoscevo la storia delle pantallas associati alla Santa Compaña, non sapevo però che si chiamasi così anche una “comparsa” di entroido.. certo, ci sono un mucchio di tradizioni di carnevale che bevono del mondo delle leggende.. in un paesino di quella zona, spruzzano farina adosso alle persone, per poi lanciarli delle formiche adosso.. queste incativite per la farina si dilettano in mordere le loro povere vittime.. ma qua non bisogna immaginarse un film americano di serie B, poiche la idea delle formiche come esseri magici si trova in altre tradizione della zona: lo stesso “castro” o vilaggio pre-romano di Verín si dice che fu devastato dalle formiche.. le “formigas de Belén”, sempre dalle parti di Ourense, sono degli esseri quasi invisibili che corrono veloci a destruggere i nidi degli uccelini sotto l’ordine di un bambino, che vuole così evvitare che esso venga scoperto da un’altro.. e che dire delle formiche che avvanzano penosamente verso San Andrés de Teixido, portando con se le anime di quelli che non furono in vita a questo santuario del fine del mondo…

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