[ Invictus ]

La storia – Sconfitto l’apartheid, Nelson Mandela viene eletto presidente del Sudafrica. Nello stesso periodo, lo Stato si trova ad ospitare i mondiali di rugby e la squadra nazionale torna sulla scena sportiva. Sotto l’ala ispiratrice di Mandela, gli Springboks ritrovano la coesione diventando implicitamente il simbolo di una ritrovata unione nazionale.

Dopo Million Dollar Baby, Eastwood torna nuovamente a raccontare grandi storie servendosi della metafora sportiva, chiudendo un importante momento storico nella cornice del rugby.

Invictus non è propriamente un biopic (in alcune scene, anzi, prende nettamente le distanze dal genere), quanto un curioso ibrido con il genere sportivo: l’attenzione si concentra infatti solo su un determinato momento della vita di Mandela e, in maniera più diretta, sulla squadra degli Springboks. Il clima di tensione e paura di quel periodo resta in un certo senso fuori campo, così come le vicende passate e personali di Mandela che vengono appena accennate.

Film decisamente classico che manca della freddezza e del cinismo degli ultimi lavori di Eastwood lasciando spazio ad una massiccia dose di buonismo. Una “variante leggera” del topos eastwoodiano che va ad aggiungersi alla ricerca che il regista sta lucidamente compiendo da diverso tempo circa le possibilità di conciliazione tra realtà antitetiche. Da repubblicano convinto, Clint torna ancora una volta sull’argomento con spirito conservatore, cercando un’intesa tra le parti senza che nessuna di essa rinunci alla propria identità.

Questo è un commento “a caldo”.

Alessandro Costantino

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