[ Il concerto ]
La storia – Un affermato direttore dell’orchestra Bolshoi di Mosca viene allontanato in epoca comunista per essersi rifiutato di licenziare i musicisti ebrei. Venticinque anni dopo, l’uomo lavora ancora in teatro ma come custode e aiuta la moglie a movimentare finte manifestazioni d’orgoglio ex-comunista…
Riunire la Storia in un luogo di spettacolo per esorcizzarne gli orrori è il filo rosso tra Bastardi senza gloria e Il concerto. Tuttavia a Radu Mihaileanu va il merito di trattare coraggiosamente una materia non ancora rielaborata a sufficienza, qual è l’Urss di Brežnev. Come un concerto, il film riunisce il suono di diverse linee narrative che virano repentinamente dalla commedia al melodramma, prendendosi gioco del rischio di stonatura. E’ proprio la sequenza del concerto, che tiene in trepida attesa i protagonisti e lo spettatore, a riportare armonia e sintesi nel film. Ed è uno splendido quarto d’ora di elogio al collettivismo, all’unione di diverse individualità, di diverse esistenze e culture, sotto il segno di Tchaikowski e dell’Arte. E se il concerto diretto dal protagonista commuove tutto il teatro parigino, quello diretto da Mihaileanu non manca di commuovere il pubblico in sala, che perdona la prevedibilità del finale e ride degli inganni orditi a fin di bene.
Questo è un commento “a caldo”.
Francesca Monti
