[ Amore 14 ]
La storia – Carolina ha 14 anni ed è alle prese con i classici problemi della sua età: i primi amori, i primi baci rubati, la scoperta del sesso, l’amicizia, le feste, la scuola e il rapporto spesso conflittuale coi genitori.
Con le sue 400 copie e oltre Amore 14 ha invaso le sale italiane chiamando a raduno i teenager da ogni angolo del Paese. Federico Moccia, il maggiore esperto e cantore dell’adolescenza nostrana, ha costruito una nuova variazione del tema “amore, sesso e prime delusioni”. Con i suoi romanzi e i suoi film, Moccia ha creato un vero e proprio immaginario romantico. Romantico e soprattutto commerciale: il suo nome è diventato un marchio così fruttuoso da rilanciare persino le frasi dei Baci Perugina. E così, dopo Catullo, Ovidio e Leopardi, anche lui si cimenta con le frasi da cartiglio d’amore: «Io e te, come bellissime stelle, trentamila metri sopra il cielo» è una delle sue ultime fatiche in tal senso. Ma non è solo una questione di cioccolatini. La fascia dei teens fa molta gola agli sponsor e così, in Amore 14, la favola si mischia indissolubilmente al business e il product placement traccia i binari della sceneggiatura: il risultato è un film che maschera un vortice orgiastico di pubblicità e loghi, dal giornalino Cioè alla Tim Tribù, da Msn agli stivali di Fiorucci, dal cornetto Algida alla Feltrinelli. E allora? «È inevitabile che sia così. Il nostro è un mondo popolato di marchi» si difende Moccia nei panni del sociologo di costume.
Loghi e brand a parte, Amore 14 è un film su una quattordicenne interpretato da una diciannovenne (e si vede… inu-tile il confronto con la Ellen Page di Juno) che si districa tra amori, amicizie e la ricerca di quel misterioso punto G. Ambientato nella medio-alta borghesia romana, quello di Moccia è un mondo di ragazzini viziati dove le femmine, armate di carte di credito, passano i loro pomeriggi a fare shopping mentre i maschi, armati di videofonini, catturano scene di delirio scolastico per caricarle su Internet e scalare la classifica di www.scuolazoo.it. «Semplice o complessa?» viene chiesto alla protagonista. E lei, orgogliosamente: “Semplice!”. La strategia chiave di Moccia è ap-punto semplificare. Semplificare la complessità tipica dell’adolescenza, categorizzare le sfaccettature dei teenager nella divisione manichea tra “sfigati” e “fighissimi”, ridurre inevitabilmente i personaggi a una carrellata di stereotipi. Basti pensare alle due amiche Claudia detta Clod e Alice detta Alis (il diminutivo è d’obbligo): una bella e odiosa, l’atra simpatica e grassoccia. Oppure alla compagna secchiona con occhiali d’ordinanza. O ancora al Principe azzurro a cavallo di una moto, con immancabile giacca di pelle e ricci ribelli (una copia sbiadita di Scamarcio). Ma soprattutto al leggendario fratello Giovanni detto Rusty James (dovrebbe assomigliare a Matt Dillon in Rusty il selvaggio…). Lui, aspirante scrittore costretto agli studi di Medicina, ma così coraggioso da ribellarsi alla volontà paterna e andare a vivere da solo su un barcone sul Tevere. A forza di fare fotocopie e servire gin tonic riuscirà a comprarsi una decappottabile. E naturalmente pubblicherà il suo romanzo con un’importante casa editrice: la Feltrinelli…
Valentina Torlaschi
