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	<title>Commenti a: Amabili resti</title>
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	<description>Rivista di cinema e...</description>
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		<title>Di: peter pasquer</title>
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		<dc:creator>peter pasquer</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 00:38:00 +0000</pubDate>
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		<description>Principale difetto del film è l&#039;onnipresente voce off della protagonista. Didascalica, mai illuminante, quasi sempre chiamata a rimpiazzare i compiti di una regia e di una sceneggiatura incapaci di affrontare i risvolti psicologici dei personaggi. La prima parte tuttavia riesce a sopravvivere a tale supplizio. Il regista s’accosta con delicatezza al mondo di Susie, ci coinvolge nelle sue passioni, nel suo amorevole rapporto con gli altri membri della famiglia e, in particolare, tiene desta l’attenzione giocando d’anticipo, preannunciando cioè la tragica morte della ragazzina per mano dello squilibrato vicino di casa. Non si grida di certo al capolavoro, l’originalità non la fa da padrona, eppure, l’atmosfera malinconica legata all’imminente doloroso destino di Susie, riesce ad ammaliarci. In tal senso, il parallelismo – voluto o meno – con &quot;La vita è meravigliosa&quot; (film anch&#039;esso legato al rapporto aldilà/aldiqua e che ha nel titolo la morale strombazzata nel finale...) gioca un ruolo significativo. Come capita al George Bailey del film di Frank Capra, anche Susie si ritrova nella circostanza di salvare la vita al fratellino. Con una rilevante differenza: al suo doveroso e nobile gesto non corrisponderà una ricompensa. Anzi. La morte, che per un attimo ha aleggiato dalle sue parti, verrà presto a chiederle il conto in quello che è da considerare il momento culminante di “Amabili resti”, ossia l&#039;inesorabile discesa agli inferi qui rappresentati dall&#039;angusta stanza in cui si consumerà il delitto. La scena, che è un piccolo gioiello di regia, montaggio e gestione della suspense, chiude in bellezza la prima mezzora del film, creando uno spartiacque oltre cui regnerà un’imbarazzante pochezza d’idee direttamente proporzionale all’(ab)uso degli effetti speciali. Sì perché, da qui in poi, l’atteso dialogo tra i due mondi del film (quello dei vivi e quello dei morti) sarà perlopiù vanificato da una computer-grafica poco utile a livello narrativo. Ragion per cui, proprio perché caratterizzato da mirabolanti e coloratissimi effetti visivi, l’Aldilà in cui Susie si ritrova a vagare irrompe ogni volta come un assurdo spot pubblicitario il cui prodotto reclamizzato è il solo narcisismo di Peter Jackson (tra l’altro, molto discutibile sul piano estetico).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Principale difetto del film è l&#8217;onnipresente voce off della protagonista. Didascalica, mai illuminante, quasi sempre chiamata a rimpiazzare i compiti di una regia e di una sceneggiatura incapaci di affrontare i risvolti psicologici dei personaggi. La prima parte tuttavia riesce a sopravvivere a tale supplizio. Il regista s’accosta con delicatezza al mondo di Susie, ci coinvolge nelle sue passioni, nel suo amorevole rapporto con gli altri membri della famiglia e, in particolare, tiene desta l’attenzione giocando d’anticipo, preannunciando cioè la tragica morte della ragazzina per mano dello squilibrato vicino di casa. Non si grida di certo al capolavoro, l’originalità non la fa da padrona, eppure, l’atmosfera malinconica legata all’imminente doloroso destino di Susie, riesce ad ammaliarci. In tal senso, il parallelismo – voluto o meno – con &#8220;La vita è meravigliosa&#8221; (film anch&#8217;esso legato al rapporto aldilà/aldiqua e che ha nel titolo la morale strombazzata nel finale&#8230;) gioca un ruolo significativo. Come capita al George Bailey del film di Frank Capra, anche Susie si ritrova nella circostanza di salvare la vita al fratellino. Con una rilevante differenza: al suo doveroso e nobile gesto non corrisponderà una ricompensa. Anzi. La morte, che per un attimo ha aleggiato dalle sue parti, verrà presto a chiederle il conto in quello che è da considerare il momento culminante di “Amabili resti”, ossia l&#8217;inesorabile discesa agli inferi qui rappresentati dall&#8217;angusta stanza in cui si consumerà il delitto. La scena, che è un piccolo gioiello di regia, montaggio e gestione della suspense, chiude in bellezza la prima mezzora del film, creando uno spartiacque oltre cui regnerà un’imbarazzante pochezza d’idee direttamente proporzionale all’(ab)uso degli effetti speciali. Sì perché, da qui in poi, l’atteso dialogo tra i due mondi del film (quello dei vivi e quello dei morti) sarà perlopiù vanificato da una computer-grafica poco utile a livello narrativo. Ragion per cui, proprio perché caratterizzato da mirabolanti e coloratissimi effetti visivi, l’Aldilà in cui Susie si ritrova a vagare irrompe ogni volta come un assurdo spot pubblicitario il cui prodotto reclamizzato è il solo narcisismo di Peter Jackson (tra l’altro, molto discutibile sul piano estetico).</p>
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