Stand by me: Se mi lasci ti cancello

Pubblicato sotto "Stand by me" il 19 gennaio 2010
Una scena tratta da "Se mi lasci ti cancello"

Una scena tratta da "Se mi lasci ti cancello"

Ho visto Se mi lasci ti cancello per la prima volta in DVD poco dopo l’uscita in sala.

La colpa del fatto che mi sia persa la visione cinematografica del film che mi ha segnato la vita è del titolo italiano da commedia trita e ritrita che un traduttore sadico deve aver pensato per rovinare un film che non ha nulla di comico.

Parte della responsabilità è anche mia, mai giudicare un film dal titolo!, ma mi perdono pensando che avevo appena sedici anni e non avevo ancora idea di chi fossero Michel Gondry o Charlie Kaufman, né che Jim Carrey fosse tanto talentuoso come attore drammatico.

Oggi Kaufman è uno dei mie sceneggiatori preferiti, nella mia videoteca troneggia la filmografia completa di Gondry e mi ostino a chiamare questo film con il suo titolo originale Eternal Sunshine of a Spotless Mind, enigmatico e intraducibile verso di “Eloisa to Abelard” di Pope.

Non per eccesso di spocchia cinefila, ma perché bisogna scavare sotto la superficie di ogni cosa, soprattutto dell’arte più mercificata, il cinema, per riuscire a trovare davvero la propria anima gemella di celluloide.

Un vero cinefilo non dovrebbe mai amare un film solo perché ci si riconosce, perché ha i capelli color “sfacelo azzurro” di Kate Winslet o la consapevolezza di non poter ingannare i suoi sentimenti come la varia umanità del film, ma è impossibile non affondare in questa storia, ognuno col suo pezzetto di vita tanto simile a quello degli altri. A cullare questo viaggio, una colonna sonora ( Jon Brion e Beck, soprattutto) evocativa di vecchi ricordi, atmosfere sognanti e impeti di realtà.

Il disperato tentativo del protagonista di salvare i ricordi che lui stesso ha deciso di cancellare mi ha spinto insomma a pensare al cinema come una costante ricerca. Ricerca di un’arte lontana dall’imitazione pedante dei “padri”, ricerca di nuovo pane per una passione che sveli il cinema dietro un titolo da sit com; ricerca di quello che vogliamo davvero, oltre i casi della vita che ci separano; ricerca come soluzione per risolvere lo spaesamento in cui ci getta l’inizio del film, in cui siamo soli, senza capire nulla di ciò che succede, come quando alla fine di una storia la persona con cui abbiamo condiviso noi stessi, d’improvviso è un’estranea.

Ricerca di nuovi linguaggi, nuova scrittura, nuovi modi di raccontare un fatto tanto piccolo, quotidiano e vicino: un cuore spezzato.

E’ vero che le note sono solo sette, in qualsiasi combinazione le poniamo, ma con un po’ di ricerca alcuni possono ancora scoprire nuovi strumenti con cui suonarle.

Laura Grimaldi

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Redazione

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