Stand by me: L’invasione degli ultracorpi

Pubblicato sotto "Stand by me" il 11 gennaio 2010

"L'invasione degli ultracorpi" di D. Siegel

"L'invasione degli ultracorpi" di D. Siegel

Non ricordo quanti anni avevo. Ricordo che la TV era in bianco e nero, che i film si potevano vedere senza pubblicità e che non c’era ancora Silvio Berlusconi. Quindi parlo di tanti anni fa. Avevo già visto molti altri film, cartoni animati e spettacoli televisivi, ma nulla è paragonabile all’effetto che  fece la visione del film di Don Siegel, L’invasione degli ultracorpi, sulla mia immaginazione di bambino. Mi impressionò il vedere le persone, che senza ragione apparente, non riconoscevano più i propri cari. Seguivo con ansia e partecipazione la paranoia del protagonista, impegnato a scuotere gli abitanti della cittadina di Santa Mira dalla passività con la quale subivano inconsciamente il plagio delle loro coscienze. Spesso mi sono trovato ad identificarmi con lui, in seguito, misurandomi con amici e conoscenti su temi di attualità politica e sociologica non riuscendo più a riconoscere l’amico di un tempo, come se gli avessero fatto il lavaggio del cervello (o ero io il paranoico? Ad ogni modo l’attualità del film di Siegel mi perseguitava).

Non sarà un caso se poi mi sono visto tutti i film successivi ispirati a questo capolavoro; dai discreti remake di Terrore dallo spazio profondo e Ultracorpi: l’invasione continua, alle migliori prove di John Carpenter: Essi vivono ed Il seme della follia. Nel frattempo l’Italia era cambiata, la televisione era diventata a colori, i film non si poteva più vederli in TV, perché infarciti di pubblicità, ed era arrivato Silvio Berlusconi … PARANOIA?!

Roberto Simeoni

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Redazione

Un Commento a “Stand by me: L’invasione degli ultracorpi”

  1. Michele Centini scrive:

    Ho visto e rivisto Ultracorpi: l’invasione continua di Abel Ferrara. E’ uno dei suoi migliori film, il meno predicatorio e moralista, il meno ricattatorio, un film che sfrutta il genere e lo rivolta. Carpenter è un profeta in questo senso: In the mouth of madness è un film terminale nel senso che “termina”, pone la parola fine sul genere, si offre come epitome lapidario su un certo modo di fare cinema. Altro che cinema di genere! Carpenter scandaglia l’animo umano arriva all’esistenzialismo, alla metafisica. Oggi, comunque, i film si possono vedere senza pubblicità: basta guardarli in vlc media player sul portatile. Io ormai la televisione non la guardo più: è un sistema anche migliore di avere l’abbonamento a Sky. Una volta su Tele+ facevano i film di Bunuel, Stroheim, Kurosawa. Adesso è cambiato tutto. E la pubblicità è ovunque. Fellini ai suoi tempi perse una battaglia contro Berlusconi (non mi ricordo se in sede legale) per l’introduzione della pubblicità durante la trasmissione dei film. Da allora è cambiato tutto.

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