Stand by me: eXistenZ

Pubblicato sotto "Stand by me" il 8 gennaio 2010
Una scena tratta da "eXistenZ" di D. Cronenberg

Una scena tratta da "eXistenZ" di D. Cronenberg

Nell’ottobre del 2007 Rete 4 aveva in programma eXistenZ di Cronenberg verso le 1:45 di notte. Mi dissi che era un’occasione irripetibile per una re-visione di un film fondamentale per l’estetica cyberpunk di cui non ricordavo quasi più nulla. Quando lo rividi, e sarà stata la seconda o forse la terza volta che lo rivedevo nell’arco di sette anni, dalla prima volta che noleggiai la vhs nel 2000: fu una visione irripetibile. Capii di non aver mai compreso fino a fondo l’importanza del film di Cronenberg e mi si aprì la mente, come se lo avessi visto per la prima volta. Compresi che eXistenZ era non una semplice prosecuzione del discorso di fantapolitica horror iniziato dal regista canadese nel 1983 con Videodrome, che era il film sulla società “telecratica” e sulla “nuova carne”, bensì la cristallizzazione delle teorie dickiane-macluhaniane-burroughsiane sulle realtà parallele e sull’impossibilità di separare realtà e immaginazione. eXistenZ di Cronenberg eliminava quella che era l’interfaccia tra reale e immaginario così da produrre una sorta di “naufragio della percezione” come lo ha definito Gianni Canova nel Castoro dedicato a Cronenberg. I personaggi vagano in una terra di nessuno e lo spettatore li accompagna in questo viaggio in stato di semi-trance. Quello che mi colpì al cuore fu soprattutto la colonna sonora di Howard Shore, un tessuto sonoro in cui le immagini parevano dissolversi nell’aria. Quello che faceva impressione di un film come eXistenZ era la sensazione di “materialità immateriale” delle immagini, la patina inautentica e “magica” in cui la percezione avvertiva un senso di pericolo insinuante ma enigmatico, perchè lo si avvertiva senza la possibilità di decifrarne il senso. I protagonisti di eXistenZ vagavano nel nulla più profondo della scena intrisa del più profondo umorismo nero, avendo perso la bussola per orientarsi. E’ questa mancanza di prospettiva terrena che fa di eXistenZ il film più ardito di Cronenberg, quello in cui lo spettatore si perde irrimediabilmente in una ridda di rimandi ed accenti fuori sincrono, in una rete di inganni ed illusioni, sostenuta da uno stile ellitticoin basato sull’allusione e sul montaggio a chiasmo, mettendo cioè insieme immagini completamente diverse tra di loro. Capii che Cronenberg aveva costruito, senza l’uso di particolari scenografie o effetti speciali ma semplicemente grazie alla fotografia di Peter Suscitzky, una sua personale “Interzona”, un mondo completamente fuori dal tempo e dallo spazio.

Il giorno dopo, per la stanchezza (rimasi alzato fin verso le 3:30 di notte), mi venne un mal di testa colossale, ma ero riuscito ad entrare dentro eXistenZ e a provare quel senso di vertigine sensoriale che capita molto raramente di ritrovare.
Vincent

Inviaci anche tu il tuo Stand by me. Quale film ti ha cambiato la vita? Scrivi a standbyme chiocciola duellanti punto com. I migliori saranno inseriti in un progetto editoriale.

Redazione

Lascia un Commento