[ Michael Jackson’s This is It ]

La storia – Le prove della tournée d’addio di Michael Jackson, prima della morte sopraggiunta il 25 giugno scorso.

This Is It, ovvero «questo è quanto», ha un’aura teorica – forse inconsapevole – talmente evidente da apparire didascalico, stucchevole, persino banale. L’ovvio “questo non è Michael Jackson” trova ripetizioni in ogni sequenza, al punto da insinuare il dubbio (vero fascino del film?) che Michael Jackson “non sia mai stato”. È immagine cinematografica all’ennesima potenza, pura icona, reiterata, reinventata in digitale su uno schermo verde, dove Jackson convive persino con Gilda/Rita Hayworth, mentre Humphrey Bogart prova a ucciderlo (sparando una raffica di mitra che MJ schiva, volando fuori da una finestra). È mummificazione baziniana di un corpo morto. Pare non sia mai scomparso: Mike Bongiorno, negli spot con Fiorello, ne è la deriva finale televisiva e quotidiana. Carne e cartoon, carne e videogioco, dopo La leggenda di Beowulf, Doom, Roger Rabbit, Mary Poppins.
Allo stesso tempo This Is It svela la verità della maschera di Jacko. Ne svela il vero volto, proprio perché ripresenta la faccia-icona eterea, le labbra e il naso ridisegnati chirurgicamente, in caduta verso il nulla, a volto già vivisezionato, la parrucca strappata via dai media globali. Jackson è la maschera di se stesso. Non ha nemmeno più la voce che ha segnato la memoria del mondo. Si giustifica tutto il tempo: «Devo risparmiare la mia voce», «Non posso tirarla fuori ora. Devo preservarla» (non sarebbe davvero tornata mai più, al pari di una stella cadente). È chimera in decomposizione (s)fatta di immagine-suono. Bambino-diva mai cresciuto che intima al regista “disneyano” Kenny Ortega (quello di High School Musical): «No, no, qui devo dare io il segnale! Io!». E Ortega lo asseconda, come farebbero un padre e una madre con il figlio: «Va bene Michael, dai tu il segnale!». Bambino malinconico, proprio come viene rappresentato/ ripresentato/reincarnato nel controverso – e bellissimo – episodio Dead Celebrities del cartoon South Park.
L’icona di carne e aria, dai piedi “moonwalking”, di un altro pianeta, non si muove su un palco qualsiasi. Le prove del tour d’addio (mai nato, prima dell’addio eterno) si svolgono allo Staples Center di Los Angeles, tempio di show che devono continuare all’infinito, dai concerti per le masse al basket stellare dei Lakers, fino all’hockey dei Kings. Qui il 7 luglio scorso si è anche celebrato il funerale-concerto in mondovisione della popstar e della sua bara (vuota). L’impressione è che il rito funebre dedicato all’icona Jackson non avrà mai fine. Ma l’unico vero brivido di cinema durante la proiezione di This Is It lo danno gli spettatori-fan che, in un cinema milanese, in un grigio weekend, cantano ogni verso di ogni canzone, ridando così voce a Jackson senza più voce. Come in un Rocky Horror (Picture) Show. Applaudono come a un vero concerto, alla fine dei brani e dopo i titoli di coda. Colmano il corpo a pezzi, rivedendo quello che, letteralmente, non c’è più. La bellezza e la verità sono nell’occhio di chi sa vedere e amare ancora?

Luca Barnabé

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